Vizi e virtù dei giornalisti alle prese con Mattarella, Meloni e non solo

Che cosa si arguisce leggendo cronache e retroscena politici dei giornali. Il corsivo di Falconi.

Mar 25, 2025 - 10:19
 0
Vizi e virtù dei giornalisti alle prese con Mattarella, Meloni e non solo

Che cosa si arguisce leggendo cronache e retroscena politici dei giornali. Il corsivo di Falconi

Il mancato viaggio di Giorgia Meloni a Washington è un perfetto caso di specie per analizzare il giornalismo italiano. La presidente del Consiglio, al riguardo, ha fornito ai cronisti una risposta semplice e chiara: “Ci andrò, non so quando”. L’interpretazione della frase è ovvia, per chi abbia anche solo basiche conoscenze di diplomazia: ci stiamo lavorando, andremo quando il tavolo sarà pronto. Non si affronta un viaggio Oltreoceano per turismo, tanto meno di questi tempi, e il rischio di muoversi frettolosamente come fanno i colleghi britannico e francese di Meloni è rimediare lo schiaffone di qualche inquilino della Casa Bianca: lo stesso Donald Trump, il vice Vance, il guru Musk o Steve Witkoff.

Questa elementare considerazione si rovescia, nei commenti ostili dell’opposizione e della stampa che le si accoda, nell’accusa di fallire la mediazione tra Usa e Ue che, però, è anch’essa una costruzione narrativa. Lo stesso gioco che si verifica per vertici, riunioni, appuntamenti: la stampa li ipotizza e, se non si verificano, sostiene siano “saltati”, anziché fare ammenda dell’errore. Peraltro, nel caso di Meloni, l’impressione (siamo anche qui nel campo delle ipotesi) è che più sente il fiato sul collo e meno fa una cosa, si pensi alla ratifica del Mes.

Ci piacerebbe che l’informazione nazionale (per carità, non che i mitizzati giornalismi stranieri siano sempre così splendidi…) stesse più dietro alle notizie e meno ai “retroscena” e ai “commenti” che tanto ama, probabilmente perché implicano più immaginazione e meno fatica. Due esempi, casualmente tratti da articoli di Libero: la sentenza della Consulta sulle adozioni dei single, riportata dal 99% dei media senza averla davvero letta e compresa, e la querelle su Ventotene, dove sono volati stracci di tutti i colori senza notare che alcuni stralci citati dalla premier erano stati “sconfessati” da Altiero Spinelli (dato che sarebbe stato utile sia per difenderla, sia per attaccarla).

E poi, nel momento in cui tanti reporter subiscono restrizioni inammissibili in giro per il mondo (vedi Turchia), spicca il vezzo per cui, in mancanza di reali persecuzioni, i nostri giornalisti se ne auto-attribuiscono tante. La vicenda della giornalista aggredita da Romano Prodi ci pare un mero caso di maleducazione che non merita più di un “a margine”. È però inevitabile che, se Meloni viene accusata di ledere la libertà di stampa persino quando non dice dove sta in vacanza (vero!), scattino le esagerazioni speculari. Anche meno, verrebbe da dire.

Citiamo sempre il capo del governo perché, nel bene e nel male, è il fulcro mediatico di questi anni. Beato il capo dello Stato, che invece può dire quello che vuole ricevendo sempre un plauso ecumenico. Quando non lo si gradisce, si glissa. Com’è accaduto con le accuse, implicite ma palesi, a Trump sui dazi. Che però convergono con le dichiarazioni dei ministri Giorgetti e Lollobrigida. Mannaggia, meglio applaudire Mattarella meno vigorosamente.