Come gestire le critiche del partner senza perdere l’autostima
Ci sono critiche e critiche. Quelle che ti fanno crescere, tipo: “Amore, forse sarebbe meglio se parlassi con la psicologa invece che con Alexa”. E poi ci sono quelle che, pur travestite da consigli amorevoli, ti fanno sentire come una borsa tarocca abbandonata in saldo a fine stagione. Nella coppia, più ti esponi, più sei...

Ci sono critiche e critiche. Quelle che ti fanno crescere, tipo: “Amore, forse sarebbe meglio se parlassi con la psicologa invece che con Alexa”. E poi ci sono quelle che, pur travestite da consigli amorevoli, ti fanno sentire come una borsa tarocca abbandonata in saldo a fine stagione.
Nella coppia, più ti esponi, più sei fragile. Più lasci entrare l’altro, più il suo giudizio – anche quando è travestito da “te lo dico per il tuo bene” – ti arriva dentro, come un pugno sotto il diaframma. Il problema non è la critica in sé. È come la ricevi. E come te la porti addosso. La verità è che non tutte le critiche fanno bene. Alcune costruiscono, certo. Ma altre, più subdole, sgretolano lentamente la sicurezza personale. Il problema è che spesso queste due forme si confondono e rischiamo di prenderci tutto sulle spalle, sentendoci sempre inadeguate.
Per gestire le critiche del partner in modo sano, è importante ascoltare con attenzione ciò che viene detto e chiedersi: “Sta criticando me come persona o un mio comportamento?”. Una critica costruttiva si concentra su ciò che si può migliorare, mentre un giudizio distruttivo tende a colpevolizzare. Ecco come riconoscere la differenza.
Se ti senti sbagliata ogni volta che ti viene detto qualcosa, non è una critica: è un allarme
Accettare osservazioni è importante. Ma c’è una linea sottile tra un feedback che ci aiuta a crescere e una critica che ci affonda. E quando quest’ultima arriva da chi ci è più vicino, l’impatto è ancora più profondo.
Una critica sana parte da un’esigenza concreta, è espressa con rispetto e punta a migliorare la relazione. Una critica tossica, invece, colpisce l’identità, non il comportamento. Non è “questa cosa che fai mi ferisce”, ma “sei fatta male”. Se dopo ogni discussione ti senti più piccola, più fragile, più in colpa, forse non stai ascoltando un parere, ma subendo un giudizio. E no, non è solo “ipersensibilità”: è sopravvivenza emotiva.
L’effetto crocerossina: quando l’amore diventa sacrificio
Crescere con il mito dell’altruismo a tutti i costi ha lasciato un segno profondo. Ci hanno insegnato a essere accoglienti, comprensive, capaci di metterci nei panni dell’altro. E spesso, questo si traduce nel giustificare ogni parola del partner, anche quando ferisce.
“Lo fa perché è stressato.”
“Mi ama, ma ha un modo tutto suo di comunicare.”
“Non voleva farmi del male.”
A volte è vero. A volte no. Il punto è che non siamo obbligate a fare da parafulmine emotivo per chi ci critica di continuo. Se ogni frase ci mette sulla difensiva o ci fa dubitare del nostro valore, non si tratta più di comunicazione, ma di dinamiche sbilanciate.
Difendere la propria autostima
In ogni relazione, anche nelle migliori, ci saranno incomprensioni, punti di vista diversi, parole fuori posto. Ma gestire le critiche del partner senza perdere l’autostima è possibile, a patto di allenare una sana consapevolezza di sé. Ecco qualche strategia utile:
- Fermati prima di reagire
Quando una frase ti ferisce, fai un passo indietro. Letteralmente. Prenditi qualche secondo per respirare. La rabbia, la delusione o la tristezza sono normali. Ma rispondere subito può peggiorare tutto. Rispondere, non reagire, è la prima forma di autodifesa. - Chiedi chiarimenti
Riformula ciò che hai sentito: “Mi stai dicendo che questa cosa ti dà fastidio, non che io sono inadeguata, giusto?”. Questo aiuta a riportare la comunicazione su un piano più costruttivo e permette all’altro di assumersi la responsabilità delle parole usate. - Impara a riconoscere i confini
Essere aperte al confronto non significa accettare tutto. Se una critica si ripete in modo ossessivo o ti fa sentire costantemente in difetto, forse è il momento di ridisegnare i confini. Non tutte le relazioni sono equilibrate, e non tutte le parole sono dette per amore. - Coltiva la tua autonomia
L’autostima si rafforza anche fuori dalla relazione. Avere passioni, spazi personali, momenti in cui non sei “la compagna di” ma tu, nella tua unicità, è essenziale. Più investi su di te, meno sarai vulnerabile al giudizio altrui.
Se una relazione ti sfinisce, non è amore: è sopravvivenza emotiva
La più grande trappola? Pensare che l’amore vero sia sacrificio. Che se soffri, è perché ci tieni. Ma l’amore non chiede il conto della tua autostima. Non pretende il silenzio. Non ti fa sentire in debito continuo.
A volte, restiamo in relazioni che ci sfiniscono per paura di rimanere sole, per non dover ricominciare da capo, o perché ci hanno convinte che “nessuno ci capirà mai come lui”. Ma la verità è che nessuno ci salverà, se non iniziamo noi stesse a smettere di giustificare il dolore.
Il valore di una parola: cambiare il modo in cui parliamo (e ascoltiamo) è rivoluzionario
Le parole hanno un potere enorme. Possono guarire o ferire, creare intimità o distanza, generare fiducia o instillare dubbio. In una coppia, la qualità della comunicazione è direttamente proporzionale alla qualità del legame.
Per questo, imparare a difendere la propria voce e al tempo stesso ascoltare davvero quella dell’altro è un atto d’amore. Per sé, e per la relazione. Ma se il tono è sempre quello di un rimprovero, se ogni conversazione diventa un tribunale, se l’unico che ha sempre torto sei tu… allora non è una questione di comunicazione, ma di rispetto. E nessun amore vale quanto il tuo benessere mentale.
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