Chi ha più Anima fra Banco Bpm e Unicredit

Quali sono i veri effetti per Banco Bpm e Unicredit dopo gli interventi di Bce ed Eba sul caso Anima. Il punto della situazione

Mar 28, 2025 - 11:32
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Chi ha più Anima fra Banco Bpm e Unicredit

Quali sono i veri effetti per Banco Bpm e Unicredit dopo gli interventi di Bce ed Eba sul caso Anima. Il punto della situazione

Castagna (di fatto) attapirato. Orcel (di fatto) gongolante. Possono essere questi gli stati d’animo dei banchieri di Banco Bpm e Unicredit che stanno duellando da mesi, con il primo che ha lanciato un’Opa su Anima confidando in uno sconto fiscale e con il secondo che punta ad acquisire il Banco Bpm solo con carta tramite Ops, senza scucire contanti. Gli stati d’animo sono gli effetti indiretti delle decisioni giunte dalle autorità europee del settore – Bce ed Eba – proprio sullo sconto fiscale che pensava di avere Bpm comprando Anima.

Ma che cosa cambia veramente sulle due partite finanziarie?

Per comprare Anima, ora Bpm di fatto deve pagare di più. E quindi, pagando di più, consuma patrimonio. Quindi Orcel dovrebbe comprare qualcosa (Banco Bpm) che ha un patrimonio inferiore rispetto a quello per cui aveva lanciato l’offerta pubblica di scambio. Perciò Orcel sta dicendo de facto “ve l’avevo detto che l’acquisto di Anima sarebbe stato molto caro per Bpm”. Il tema vero è che Orcel, a questo punto, il rilancio su Bpm, che ha un patrimonio più basso, non lo farà quasi sicuramente oppure lo farà molto basso.

Ma vediamo tutti i dettagli e le reazioni.

DANISH COMPROMISE E PARERE BCE

Banco Bpm avrebbe voluto applicare il Danish Compromise all’operazione Anima (condotta attraverso la controllata assicurativa Banco Bpm Vita) e ha perciò chiesto un’interpretazione del regolamento Crr alla Bce. Ma la banca centrale con sede a Francoforte ha espresso un parere diverso rispetto a quello della banca: dal punto di vista della Vigilanza europea, quando un gruppo acquista una società di asset management, la partecipazione deve essere consolidata e il goodwill deve essere dedotto dal capitale, quindi senza beneficio del Danish Compromise.

L’INTERVENTO DELL’EBA

Poi è intervenuta anche l’Eba che nelle scorse settimane era stata interpellata dal Banco sulla vicenda. L’autorità bancaria europea ha rigettato la richiesta dell’istituto italiano «perché il tema sollevato va oltre l’ambito di applicazione del questionario (Q&A)» ricevuto, toccando profili ed elementi «che richiedono una valutazione più ampia e approfondita», spiega una nota diffusa sempre giovedì 27.

LA BOTTA SU BANCO BPM

La mancata concessione del beneficio patrimoniale per Piazza Meda si tradurrà in un’aggravio di capitale da un miliardo di euro, ha rimarcato Mf/Milano Finanza.

PERCHE’ ORCEL GONGOLA

Come detto, il numero uno di Unicredit gongola. E le sue parole di ieri sera messe per iscritto lo testimoniano. Per Andrea Orcel, il no della Bce al Danish Compromise su Anima dimostra che il prezzo offerto da Unicredit per Banco Bpm è giusto. Questo è il messaggio che il banchiere ha lanciato al mercato dopo l’assemblea di giovedì 27. «Nonostante le ripetute rassicurazioni e la fiducia espressa dall’amministratore delegato di Banco Bpm, la Bce ha indicato chiaramente che il Danish Compromise non sarà applicato all’acquisizione di azioni Anima da parte di Banco Bpm», si legge in una nota diffusa in tarda serata.

LA NOTA DI UNICREDIT

«La posizione della Bce – ha aggiunto Orcel – conferma la congruità del premio implicito nell’offerta di Unicredit per Bpm e l’adeguatezza del riferimento ai prezzi di mercato precedenti all’annuncio dell’offerta Anima. È ragionevole ritenere che questi sviluppi possano avere implicazioni negative per il rendimento del capitale allocato da Banco Bpm all’acquisto di azioni di Anima e per il capitale regolamentare – Cet1 – della stessa Bpm, con possibili ripercussioni negative sulla sua futura crescita e sulle sue future distribuzioni. Presumibilmente, porterebbero altresì a una riduzione della capacità di Banco Bpm di fornire credito all’economia reale nei prossimi anni».

LE STOCCATE A CASTAGNA

«Pertanto», si legge nella nota di Unicredit, «la decisione recentemente annunciata da Bpm di procedere a prescindere è motivo di preoccupazione. Alla luce di questi sviluppi Unicredit valuterà con la dovuta attenzione e – dopo aver compreso le possibili misure di mitigazione e il loro costo, il risultato dell’offerta Anima e ogni altra circostanza rilevante – deciderà se proseguire o meno nell’operazione, in linea con i termini della sua offerta. Tenendo conto, fra l’altro, degli impatti che l’eventuale acquisizione di azioni Anima da parte di Banco Bpm avrebbe su redditività, solidità patrimoniale, capacità di crescita e distribuzioni pro-forma di Banco Bpm al momento del closing, anche alla luce della tempistica, del rischio di esecuzione connesso e dell’entità delle eventuali azioni di mitigazione che il cda di Banco Bpm dovesse adottare».

CHE COSA FARA’ ORA UNICREDIT?

Orcel non si è sbilanciato sull’evoluzione dell’offerta. «Proponiamo un prezzo che incorpora un premio di almeno il 15% rispetto al prezzo delle azioni di Bpm prima dell’annuncio dell’offerta su Anima – ha spiegato – Come ormai noto, tale offerta ha caratteristiche che potrebbero aumentare, mantenere inalterato o diminuire il valore della banca e che ci riserviamo di valutare una volta l’offerta sarà conclusa».

In conclusione Orcel ha precisato: «Abbiamo una possibile operazione con Banco Bpm che se fatta ai termini corretti che abbiamo più volte ricordato può aggiungere molto valore a tutti gli stakeholders. Se questo non fosse possibile, non perseguiremo questa opportunità e – come impegno preso con i nostri azionisti – continueremo con il nostro scenario base che rimane comunque molto positivo».

BANCO BPM NON ARRETRA SU ANIMA SEPPURE AMMACCATA

Comunque lo stop che Bce ed Eba hanno impresso a Banco Bpm sul Danish Compromise non frenano l’Opa su Anima. Giovedì 27 il cda dell’istituto guidato da Giuseppe Castagna ha esaminato la posizione espressa dalle due istituzioni finanziarie europee e, dopo un lunga riunione, ha scelto di confermare la strategia e gli obiettivi del piano industriale con sei miliardi di dividendi.

Esercitando una delega conferita dall’assemblea di febbraio, il board del Banco ha scelto di escludere il via libera al Danish Compromise dalle condizioni di efficacia dell’opa, comunicate nel documento di offerta di novembre. Tradotto: l’offerta andrà avanti anche senza la luce verde di Francoforte.

LE RAGIONI DI CASTAGNA

ll consiglio «è convinto della forte valenza strategica dell’operazione, anche in assenza di applicazione del Danish Compromise, alla luce del ruolo che Anima avrà come tassello fondamentale del piano strategico 2024-2027 e dell’elevato ritorno finanziario associato alla sgr, con un roi pari ad almeno il 13% e un accretion di utile per azione di oltre il 10%», spiega una nota.

«In particolare –  ha aggiunto l’istituto con sede in piazza Meda  – nel caso di successo dell’offerta, si realizzerà, con l’ingresso di Anima nel gruppo, un fattore abilitante chiave per posizionare la Banca su una traiettoria di performance significativamente migliorata rispetto alla situazione antecedente al lancio dell’opa».

CHE COSA HA DECISO IL CDA DI BANCO BPM

«Il cda ha espresso oggi, all’unanimità, il proprio motivato convincimento sulla forte valenza strategica e finanziaria dell’operazione Anima e ciò a prescindere dal trattamento prudenziale legato al Danish Compromise», hanno dichiarato il presidente Massimo Tononi e il ceo Giuseppe Castagna. «L’integrazione di Anima, leader italiano nell’asset management, all’interno del gruppo ci consentirà di completare l’articolazione delle nostre fabbriche prodotto, aggiungendo al credito al consumo, alla monetica e alla bancassicurazione il tassello fondamentale del risparmio gestito».

E ancora: «Questa operazione – hanno proseguito Tononi e Castagna – amplierà in misura rilevante il contributo dei ricavi commissionali, aumentando le possibilità del nostro gruppo di generare stabilmente valore a favore dei nostri azionisti e di tutti gli stakeholder della banca grazie alla nostra vocazione di banca vicina al territorio, alle famiglie e alle pmi: forte del contributo di Anima, questo gruppo è ben posizionato per raggiungere il target di utile al 2027 di 2.150 milioni di euro, con un patrimonio che, su tutto l’arco piano, permette di mantenere margini ampiamente superiori ai requisiti patrimoniali minimi e in linea con gli obiettivi dei peers, e con una remunerazione agli azionisti superiore a 6 miliardi nel periodo 2024/27, un livello che ci pone ai vertici di settore in Europa».

La banca ha confermato anche il mantenimento di «una solida posizione di capitale» con un Cet1 ratio che «traguarda adesso un obiettivo minimo pari al 13%, senza risentire, se non in misura contenuta, della decisione di aumentare di euro 2 miliardi complessivi la remunerazione agli azionisti». L’istituto «ha già attivato le prime misure di ottimizzazione finalizzate a raggiungere, già dal mese di giugno 2025, il livello minimo del 13% senza applicazione del Danish Compromise».