Chi borbotta (e perché) negli Usa per la raffica di dazi di Trump

Analisi, commenti e studi made in Usa sugli impatti dei dazi di Trump per imprese e consumatori americani.

Apr 2, 2025 - 13:19
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Chi borbotta (e perché) negli Usa per la raffica di dazi di Trump

Analisi, commenti e studi made in Usa sugli impatti dei dazi di Trump per imprese e consumatori americani.

Il “giorno della Liberazione” – come lo ha definito Donald Trump – è arrivato. A meno di sorprese dell’ultima ora, oggi il presidente degli Stati Uniti annuncerà l’entrata in vigore dei dazi commerciali promessi in questi ultimi mesi. In attesa di capire sia le risposte da parte del resto del mondo, Europa in testa, sia i primi effetti concreti, fioccano le stime e le analisi per capire anche le conseguenze per il consumatore americano e per alcuni settori dell’economia statunitense. Il timore generale negli Usa è che gli americani dovranno affrontare un aumento dei prezzi, almeno sul breve e medio periodo.

L’IMPATTO DEI DAZI SUL TURISMO

Gli analisti di Goldman Sachs hanno sottolineato in maniera particolare un elemento riguardante la politica americana sui dazi, cioè la perdita di popolarità di Trump e degli Usa agli occhi del resto del mondo. Un fattore che inciderà direttamente sul turismo e sulla crescita economica del paese. Secondo le stime, basate su altri momenti storici più o meno simili, come il primo mandato di Trump o la guerra in Iraq, il Pil potrebbe frenare tra lo 0,2% e lo 0,3%.

Il turismo rappresenta lo 0,7% del Pil americano e potrebbe essere coinvolto indirettamente. Nell’analisi di Goldman Sachs, infatti, viene sottolineato che gli sbarchi negli aeroporti statunitensi sono in calo dell’11% su base annua dopo le minacce di dazi e tariffe. Mentre per adesso i boicottaggi dei consumatori stranieri verso le aziende americane non hanno preso piede, a parte – in maniera limitata – per le macchine Tesla, la società di Elon Musk.

I COSTI DEL SETTORE FARMACEUTICO

Non c’è solo il turismo. Uno studio di Ing Bank si sofferma sui rapporti tra Stati Uniti e India, in particolare nel commercio farmaceutico. L’India, infatti, è uno dei maggiori esportatori di prodotti farmaceutici generici negli Usa (6%) e i dazi americani avranno l’effetto di aumentarne i prezzi per i consumatori statunitensi. Considerando che circa il 91% di tutti i farmaci prescritti negli Usa sono generici, l’impatto sarà notevole. Anche perché sembra improbabile uno spostamento dei produttori indiani negli Stati Uniti. La via sembra quella di un incremento dei prezzi che si rifletterà nelle tasche dei cittadini americani, specie quelli più vulnerabili, conclude il report di Ing.

AUMENTO DEI PREZZI, IL QUADRO DELLE AUTO

I consumatori statunitensi, però, rischiano di vedere aumentati anche i prezzi di altri beni e prodotti. A partire dalle auto. Gli Usa, ricorda la Bbc, nel 2024 hanno importato circa otto milioni di veicoli per un valore di 240 miliardi di dollari. Molte da Messico e Canada. Secondo l’Anderson Economic Group, la stima è che i dazi sulle componenti provenienti dai due paesi vicini agli Usa potrebbero causare un aumento dei costi di produzione tra i 4mila e i 10mila dollari a seconda dei veicoli. E sembra evidente che almeno in parte questi costi saranno scaricati sui clienti.

GLI ALCOLICI E LO SCIROPPO D’ACERO

A temere i dazi sono anche i produttori di birra, whisky e tequila, beni che potrebbero diventare più costose per la popolazione americana. Anche perché le industrie di alcolici americane, canadesi e messicane, hanno già messo le mani avanti dicendo che le produzioni non possono spostarsi. E sugli alcolici provenienti dall’Unione europea, Trump ha minacciato dazi del 200%: di conseguenza chi vorrà continuare a comprare la birra tedesca o i vini spagnoli, italiani e francesi dovrà spendere di più. Sempre se le aziende europee continueranno a esportare allo stesso modo. Anche lo sciroppo d’acero potrebbe essere interessato dalle tariffe trumpiane. L’industria canadese rappresenta il 75% della produzione mondiale di sciroppo e sembra scontato che davanti ai dazi risponderà con un proprio aumento dei prezzi.

L’EFFETTO SUL LEGNAME E SULLE CASE

I dazi di Trump potrebbero poi colpire materiali come il legname di conifere, che per un terzo viene importato negli Usa dal Canada. E il legname è fondamentale per la costruzione di nuove case. Secondo la National Association of Home Builders ci sono “serie preoccupazioni” riguardo un possibile aumento dei costi per realizzare le abitazioni. Che potrebbe portare i produttori a costruirne di meno..

BENZINA E CARBURANTI

L’aumento dei prezzi potrebbe riguardare anche il carburante, se il Canada decidesse di ridurre le esportazioni di petrolio greggio. In realtà agli Stati Uniti non manca il petrolio, ma importano dal Canada circa il 60% di tutto il greggio che entra dall’estero, almeno stando ai dati tra gennaio e novembre 2024. Le raffinerie americane hanno però bisogno di questo petrolio “più pesante” per “massimizzare la flessibilità della produzione di benzina, gasolio e carburante per aerei”, dice l’Afpm (American Fuel and Petrochemical Manufacturers).

GLI AVOCADO MESSICANI

Dalla benzina si passa all’avocado, perché negli Usa le importazioni di tale frutto sono fondamentali. Circa il 90% di tutti gli avocado consumati negli States arriva infatti dal Messico. I dazi farebbero lievitare i loro prezzi e quelli dei prodotti affini, come per esempio il guacamole.

6000 MILIARDI DI TASSE?

L’impatto economico dei dazi sarà molteplice. Secondo uno dei principali consiglieri commerciale di Trump, Peter Navarro, “le tariffe faranno raccogliere circa 600 miliardi di dollari all’anno, circa 6000 miliardi di dollari in un periodo di 10 anni”. Ma ci ha pensato il Wall Street Journal a chiamare le cose con il proprio nome: “Nel mondo economico reale, un dazio è una tassa. Se si raccolgono 600 miliardi di dollari in più all’anno di entrate per il governo federale, si sottrae questo importo a individui e imprese dell’economia privata”. “In ogni caso, si tratta di un aumento delle tasse, e la cifra di 600 miliardi di dollari sarebbe una delle più alte nella storia degli Stati Uniti” ha aggiunto il quotidiano liberista americano Wsj.