Camminare fa bene, ma se soffri di problemi cardiaci prova l’Interval Walking Training inventato in Giappone
L’Interval Walking Training nasce dall’intuizione di un gruppo di ricercatori dell’Università di Shinshu, in Giappone, guidati dal professor Hiroshi Nose. Il principio è semplice: camminare tre minuti a passo veloce (70-85% della propria capacità aerobica massima), seguiti da tre minuti a passo lento (circa il 40%). Questo ciclo si ripete almeno cinque volte al giorno,...

L’Interval Walking Training nasce dall’intuizione di un gruppo di ricercatori dell’Università di Shinshu, in Giappone, guidati dal professor Hiroshi Nose. Il principio è semplice: camminare tre minuti a passo veloce (70-85% della propria capacità aerobica massima), seguiti da tre minuti a passo lento (circa il 40%). Questo ciclo si ripete almeno cinque volte al giorno, per quattro giorni a settimana.
La differenza rispetto alla camminata classica? L’alternanza di intensità attiva il metabolismo, stimola la circolazione e migliora la sensibilità all’insulina. Non serve correre, né fare fatica: bastano ritmo, costanza e un po’ di attenzione all’alimentazione.
Uno studio giapponese pubblicato sul Journal of Applied Physiology ha seguito per sei mesi un gruppo di adulti sedentari: chi ha praticato l’IWT ha migliorato capacità respiratoria, forza muscolare, glicemia e pressione arteriosa. E tutto questo solo camminando.
L’IWT aiuta davvero chi soffre di diabete, pressione alta e debolezza muscolare
La forza dell’IWT è nella sua efficacia clinica, ormai ben documentata. Nello studio giapponese su 679 persone con più di 65 anni, i partecipanti hanno mostrato un miglioramento nella glicemia a digiuno, nella forza degli arti inferiori e nella capacità di camminare in modo autonomo.
Non solo: uno studio pubblicato su Diabetes Research and Clinical Practice ha evidenziato che l’IWT migliora la sensibilità all’insulina del 13%, un risultato paragonabile a quello ottenuto con i farmaci ipoglicemizzanti, ma senza effetti collaterali.
Chi soffre di pressione alta può trarne ulteriore vantaggio: una meta-analisi pubblicata su Hypertension Research ha dimostrato che l’IWT, se praticato con regolarità, può ridurre la pressione arteriosa diastolica anche di 5 mmHg negli uomini.
Anche nei casi in cui non si registrano miglioramenti significativi nella forza pura, l’IWT aumenta la velocità di camminata, migliorando l’autonomia e la qualità della vita quotidiana, soprattutto nelle persone con mobilità ridotta.
Cosa mangiare per potenziare l’effetto dell’IWT?
L’alimentazione, come sempre, gioca un ruolo chiave. In Giappone, alcuni studi si sono concentrati sull’abbinamento tra IWT e alimenti funzionali, cioè cibi che hanno effetti benefici misurabili sulla salute.
Uno studio condotto su anziani iperglicemici ha osservato che il consumo di riso trattato ad alta pressione, ricco di amido resistente, durante il periodo di allenamento con IWT, riduce le fluttuazioni glicemiche e migliora il controllo della glicemia postprandiale.
Anche lo yogurt naturale, consumato dopo la camminata, può fare la differenza: aiuta a ridurre lo stress cardiovascolare durante l’IWT, soprattutto nei periodi caldi, migliorando il recupero muscolare e l’idratazione. La combinazione di attività fisica regolare e alimenti funzionali si conferma così una strategia efficace e naturale per proteggere la salute.
Perché l’IWT è la scelta giusta se vuoi stare meglio senza stravolgere la tua vita?
Il bello dell’IWT è che è alla portata di tutti. Non richiede attrezzature, non costa nulla, non impone orari rigidi. Puoi praticarlo al parco, in città, in casa sul tapis roulant, anche con le cuffie nelle orecchie. È perfetto per chi vuole fare movimento senza stress, per chi è fuori allenamento, per chi ha poco tempo ma ha deciso di prendersi cura di sé.
La costanza è la chiave: bastano pochi minuti al giorno, quattro volte a settimana, per cambiare davvero qualcosa. E i benefici arrivano: lo dice la scienza, ma anche chi l’ha provato. E una volta che lo provi, non torni più indietro.
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Fonte: Journal of Applied Physiology
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