Augias e suor Paola a DiMartedì tentano una catechesi della guerra: quanto manca a toccare il fondo?

di Savino Balzano Ieri sera, a DiMartedì su La7, abbiamo assistito a un dialogo surreale. Da una parte Corrado Augias, dall’altra Suor Paola, suora di carità e ormai presenza fissa nel partito del riarmo. A un certo punto, il confronto ha assunto i toni di una vera e propria lezione di catechismo, una nuova dottrina […] L'articolo Augias e suor Paola a DiMartedì tentano una catechesi della guerra: quanto manca a toccare il fondo? proviene da Il Fatto Quotidiano.

Apr 2, 2025 - 22:16
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Augias e suor Paola a DiMartedì tentano una catechesi della guerra: quanto manca a toccare il fondo?

di Savino Balzano

Ieri sera, a DiMartedì su La7, abbiamo assistito a un dialogo surreale. Da una parte Corrado Augias, dall’altra Suor Paola, suora di carità e ormai presenza fissa nel partito del riarmo. A un certo punto, il confronto ha assunto i toni di una vera e propria lezione di catechismo, una nuova dottrina della Chiesa secondo loro. Augias afferma: “San Paolo diceva che bisogna prepararsi ad affrontare il nemico. E poi il Vangelo, e poi la Bibbia… Se Hitler bussa alla tua porta, e tu gli dici “chi è?” – “Sono Hitler” – “Prego, si accomodi! Io sono un pacifista”… non va bene. Perché Hitler ti mangia vivo. Allora ti devi anche preparare a quello. E lì, gentile Suor Paola, le armi servono”. Lei gli sorride con dolcezza.

Ma chi è questa donna di Chiesa tanto ascoltata nel salotto di Floris? L’abbiamo vista anche alla manifestazione promossa da Michele Serra, finanziata dal Comune di Roma, rilasciare dichiarazioni solenni: “L’esercito di riarmo io credo che sia un’opportunità, se tutti ne facciamo un esercito di pace, un esercito di difesa. Tutti insieme, soprattutto i giovani, che possa essere un’occasione di pace, di futuro”. La giornalista la incalza: “Ma se compriamo le armi, poi è difficile rimanere in pace”. E lei, illuminata dalla grazia: “Se non abbiamo le armi, moriremo noi che siamo i portatori dei valori della pace”.

A questo punto voglio essere molto più sintetico del solito. Si potrebbero fare mille osservazioni: non è solo questione di toni paternalistici e quasi terroristici — se non ci armiamo, moriremo; se non ci armiamo, Hitler ci mangerà vivi.

Qui c’è qualcosa di più, e di peggio.

Qui si tenta una catechesi della guerra, delle armi, della morte. Si sfrutta una dimensione religiosa per giustificare logiche che con Cristo non hanno nulla a che vedere.

Ma quale Cristo hanno conosciuto loro? È lo stesso che conosciamo noi? Quello che si è fatto crocifiggere, che ha permesso che venisse preferito Barabba? Quello che ha risposto “Rimetti la spada nel fodero” a chi voleva difenderlo con la forza? Mi ricordo qualcosa del tipo: “chi di spada ferisce, di spada perisce”. Che differenza c’è tra questa strumentalizzazione e quella del rosario agitato in comizio, in pubblica piazza? Ce lo spieghino. Perché quando accadde, proprio gli stessi inorridirono. Siamo oltre il concepibile, oltre l’inimmaginabile. È uno spettacolo spaventoso. Una propaganda travestita da fede, ma violentissima e terrificante.

Come si concilia tutto questo con le parole di Papa Francesco, che da anni si oppone fermamente alla guerra, alla violenza, al commercio delle armi? C’è solo da domandarsi: quanto manca, ancora, per toccare il fondo?

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