Anima, le adesioni superano il 50%. Caltagirone dice sì all’OPA

Con l'annuncio del gruppo che fa capo all'imprenditore romano, risulta raggiunta e superata la soglia minima per l'efficacia dell'OPA

Mar 25, 2025 - 10:27
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Anima, le adesioni superano il 50%. Caltagirone dice sì all’OPA

Dopo Poste, Fsi e i top manager anche il gruppo Caltagirone consegna il proprio 5,84% al Banco BPM mettendolo sulla buona strada per il successo dell’OPA. Dal buon esito di questa offerta, dipenderà poi l’altra partita di Unicredit su Banco BPM in cui si gioca il risiko bancario.

 

Superata soglia minima offerta

Partita lunedì 17 marzo, l’OPA di Banco BPM raccoglie già oltre il 50% del capitale. Dopo le adesioni di Poste, Fsi e dei top manager, Piazza Meda poteva già contare su una quota del 43% circa, nel portafoglio di Anima, ora raccoglie la disponibilità del gruppo Caltagirone a consegnare le proprie quote.

Con l’annuncio del gruppo che fa capo all’imprenditore capitolino Francesco Gaetano Caltagirone, dunque, risulta di fatto raggiunta e superata la soglia minima per l’efficacia dell’OPA indicata dal prospetto al 45%. Lo ha annunciato il Gruppo ricordando di essere titolare di un pacchetto azionario pari al 5,84% del capitale della società dei fondi d’investimento (quindi uno 0,6% in più rispetto al 5,2% precedentemente comunicato). Si tratta di una mossa attesa, ma mai annunciata prima.

 

Il periodo di adesione

Il periodo di adesione si concluderà il prossimo 4 aprile. La soglia prevista da Banco BPM del 66,67% delle quote sembra ora a portata di mano: considerando che Piazza Meda aveva già in portafoglio il 22% del capitale (Poste Italiane con l’11,7%, Fondo Strategico Italiano con il 9,6% e alcuni manager di Anima con l’1,5% avevano già dichiarato l’adesione all’offerta) ora l’OPA lanciata dall’istituto guidato da Castagna ha raggiunto la maggioranza con il 50,64% del capitale, quindi può disporre del sostanziale controllo di Anima.

 

Missione a Roma per l’AD di BPM

Nel pieno dell’offerta, l’AD di Banco BPM, Giuseppe Castagna ieri pomeriggio è stato ricevuto a Palazzo Chigi per un incontro che è durato poco meno di un’ora e che fa eco, probabilmente, a quella di Andrea Orcel, CEO di Unicredit che ad inizio marzo, aveva incontrato Gaetano Caputi, capo di gabinetto della premier Giorgia Meloni, dopo aver visto il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta, e il presidente della Consob, Paolo Savona. Stando alle ricostruzioni entrambi gli AD si sarebbero preoccupati di chiarire la propria posizione anche ai fini dell’esercizio del Golden Power.

 

Attesa per il Danish Compromise: cosa è lo sconto danese?

Cresce, nel frattempo, l’attesa per il verdetto della BCE sull’utilizzo del Danish Compromise. Se venisse concesso consentirebbe a Castagna di risparmiare moltissimo capitale e destinare un ulteriore miliardo di euro per remunerare i propri azionisti nel triennio 2025-2027.

Secondo quanto si apprende, questa settimana potrebbe essere sciolto il nodo del cosiddetto sconto danese. Da Piazza Meda sono fiduciosi nella sua applicabilità, sulla base delle attuali disposizioni normative. Ma la decisione finale spetta alla BCE che deve valutare se concedere l’autorizzazione necessaria.

Ma cosa è lo sconto danese? Il “Danish Compromise”, un meccanismo cruciale nel panorama bancario europeo, è stato introdotto nel 2012 nell’ambito del Capital Requirements Regulation (Crr) dell’Unione Europea. Questo compromesso offre agevolazioni contabili alle banche che detengono partecipazioni dirette in compagnie assicurative, riducendo l’assorbimento di capitale regolamentare e favorendo la competitività e le fusioni.