Al liceo di Bologna tre giorni di sospensione per chi ha occupato. E gli studenti raccolgono 10mila firme

È lotta tra il preside, i professori e una parte di studenti del liceo “Minghetti” di Bologna. A scatenare lo scontro la decisione a maggioranza (68 favorevoli, due contrari, un astenuto) del collegio docenti del 18 marzo scorso di esprimere parere favorevole alla proposta del dirigente Roberto Gallingani di sospendere per tre giorni (convertibili in […] L'articolo Al liceo di Bologna tre giorni di sospensione per chi ha occupato. E gli studenti raccolgono 10mila firme proviene da Il Fatto Quotidiano.

Apr 4, 2025 - 13:59
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Al liceo di Bologna tre giorni di sospensione per chi ha occupato. E gli studenti raccolgono 10mila firme

È lotta tra il preside, i professori e una parte di studenti del liceo “Minghetti” di Bologna. A scatenare lo scontro la decisione a maggioranza (68 favorevoli, due contrari, un astenuto) del collegio docenti del 18 marzo scorso di esprimere parere favorevole alla proposta del dirigente Roberto Gallingani di sospendere per tre giorni (convertibili in lavori socialmente utili) con il sei in condotta finale agli scrutini gli studenti organizzatori dell’occupazione e dell’interruzione delle lezioni ovvero dieci alunni di cui sette all’ultimo anno. Una decisione (accanto a quella delle denunce alla Digos) che ha scatenato un vero e proprio conflitto sociale che va ben oltre le mura dell’edificio di via Nazario Sauro.

Nei giorni scorsi dal “Minghetti” è partito un appello a tutta la cittadinanza che ha raccolto oltre dieci mila adesioni che, in occasione di uno sciopero promosso dagli studenti, saranno consegnate al Prefetto. I ragazzi nella loro petizione online scrivono: “Martedì 18 Marzo abbiamo deciso di occupare la scuola per esprimere il nostro dissenso al riarmo europeo, al Ddl sicurezza, alla riforma della scuola Valditara e alle complicità del nostro governo con la pulizia etnica in corso contro il popolo Palestinese, in particolare in questo difficile momento dopo la rottura della tregua operata da Israele (…). Già nei giorni precedenti, mentre girava la voce di una possibile occupazione, il preside aveva minacciato conseguenze legali per chi vi avesse preso parte e, a occupazione cominciata, invece di fare denuncia contro ignoti come da prassi consolidata per le occupazioni ha deciso di denunciare arbitrariamente pochi di noi (ancora ignoti) come responsabili dell’atto. Questa settimana inoltre il collegio docenti si è espresso a favore di sospensioni e 6 in condotta a una dozzina di studenti, nonostante nessuno fuorché il preside sia a conoscenza di chi siano questi ‘colpevoli’ o secondo quale criterio siano stati individuati”.

Una ricostruzione dei fatti, secondo il loro punto di vista, che fa seguito all’appello: “Questa reazione ci ha profondamente delusi: con questo gesto chiaramente non si vuole né insegnare né educare. Si vuole piuttosto punire la protesta e l’espressione del proprio dissenso facendo di pochi un esempio per intimidire tutti, tutto dietro la già vista retorica reazionaria della ‘maggioranza silenziosa’, che secondo il preside avrebbe voluto andare a lezione. Con questa lettera intendiamo rivolgerci a tutti i cittadini e i sinceri democratici che provano come noi disappunto ed indignazione per le cinque denunce e desiderano aderire, firmando questo appello, ad una richiesta alla scuola di ritirare le sanzioni disciplinari proposte dal collegio docenti”.

Il sostegno non è mancato. Il centrosinistra ha portato la questione all’attenzione dell’Assemblea legislativa. I consiglieri Giovanni Gordini (Civici), Simona Lembi (Pd) e Lorenzo Casadei (M5S) hanno chiesto che “si giunga a riconsiderare le sanzioni disciplinari”. Ad appoggiare i ragazzi anche la Cgil mentre il sindaco Matteo Lepore ha rinviato l’incontro previsto per sabato con il Collettivo del “Minghetti”. Il preside intanto in un’intervista a La Repubblica di Bologna ha detto di essere amareggiato e che ha difeso il diritto allo studio perché durante l’assemblea del 21 marzo del Collettivo a scuola erano in 48 a fronte della frequenza di 150 studenti.

Qualcuno che non era d’accordo con gli occupanti si sta anche facendo sentire. È il caso di Saverio Gori e Giorgia Carlotta Spiezia, due dei quattro rappresentanti di istituto, che su Il Resto del Carlino hanno rotto il silenzio: “Abbiamo deciso di esprimerci perché ci sembra giusto che, oltre alla voce degli studenti del collettivo che hanno occupato la scuola, emerga anche quella di coloro che sono stati eletti per rappresentare l’intera comunità scolastica”. Dalla parte degli studenti occupanti, invece, ci sono 500 genitori che hanno scritto una lettera chiedendo “il ritiro delle denunce e l’avvio di un confronto più equilibrato, affidato ai Consigli di Classe, capaci di valutare le conseguenze educative e personali per gli studenti coinvolti”.

Mercoledì un nuovo collegio docenti si è comunque schierato dalla parte del preside con soli 34 contrari. Ora saranno i consigli di classe che dovranno decidere se prendere o meno la posizione del collegio docenti. A difendere il preside è invece sceso in campo il dirigente dell’Ust di Bologna, Giuseppe Panzardi.

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