Acconti Irpef più alti, la Lega propone il calcolo con i redditi del 2024

La maggioranza prova a correggere i problemi generati dal calcolo degli acconti Irpef combinato con il passaggio a tre aliquote previsto dalla riforma del fisco

Mar 28, 2025 - 14:26
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Acconti Irpef più alti, la Lega propone il calcolo con i redditi del 2024

La Lega ha proposto un emendamento al decreto sulla Pubblica amministrazione per modificare il modo in cui saranno calcolati gli acconti Irpef del 2024. La Cgil aveva infatti segnalato un problema, che portava i contribuenti a pagare un anticipo sulle tasse molto più alto del dovuto, a causa della riforma del fisco.

Senza una modifica, i contribuenti italiani che pagano l’Irpef rischiano di dover calcolare l’anticipo del 2025 sulle aliquote del 2023, che sono molto più pesanti specialmente per il ceto medio e chi guadagna meno.

Cosa contiene l’emendamento della Lega

Secondo l’emendamento, presentato in commissione Attività Produttive alla Camera, la legge andrebbe modificata: “Al fine di non penalizzare i lavoratori dipendenti e pensionati, con particolare riguardo al settore del pubblico impiego, a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto legge, gli acconti Irpef per il 2025 sono calcolati sulla base dei dati reddituali e di imposta riferiti all’anno solare 2024.”

La proposta è stata presentata dal presidente della commissione stessa, Alberto Gusmeroli, della Lega, che lo vorrebbe inserire nel decreto sulla Pubblica amministrazione. Da qui il richiamo nel testo al pubblico impiego, che non è l’unico settore colpito dal problema degli acconti, ma renderebbe coerente l’emendamento con il tema del decreto.

I problemi del Governo con gli emendamenti

Di recente infatti la maggioranza di Governo ha già avuto problemi con un emendamento in particolare, bocciato perché non coerente con la legge che modificava. Si trattava della proroga di sette mesi dell’obbligatorietà delle polizze catastrofali per le aziende. La scadenza, fissata da più di un anno, è rimasta al 31 marzo.

L’incoerenza degli emendamenti di alcune leggi è un tema su cui più volte la Presidenza della Repubblica ha richiamato gli esecutivi negli ultimi anni. La pratica di aggiungere emendamenti a leggi non coerenti con il loro contenuto è stata infatti caratteristica di diversi governi e non solo di quello di Giorgia Meloni.

La denuncia della Cgil

Nei giorni scorsi la Cgil aveva scoperto che, nonostante la riforma del fisco preveda il passaggio a tre aliquote Irpef, gli acconti del 2025 sarebbero comunque stati calcolati sul sistema risalente al 2023, che aveva invece quattro scaglioni. Il sindacato aveva definito i pagamenti che ne sarebbero derivati “nettamente superiori agli attuali”.

Il Governo aveva ammesso l’errore, dichiarando di aver intenzione di correggerlo in tempi brevi, in modo che i contribuenti non siano costretti a pagare effettivamente l’acconto.

Le conseguenze sui contribuenti

L’impatto sulle casse dello Stato di questa correzione dovrebbe essere significativa, ma non troppo alta. Si tratta di circa 250 milioni di euro da rimuovere dal bilancio per evitare l’aumento dei pagamenti.

Sui contribuenti invece, l’effetto sarebbe stato molto importante. Gli aumenti avrebbero raggiunto cifre tra i 75 e i 260 euro a persona, per un impatto totale di 4 miliardi di euro.