A che punto sono le salvinate di Salvini

Matteo Salvini fra le “note stonate” degli altri e le sue. I Graffi di Damato.

Mar 28, 2025 - 08:50
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A che punto sono le salvinate di Salvini

Matteo Salvini fra le “note stonate” degli altri e le sue. I Graffi di Damato

In un “colloquio” col Corriere della Sera -riduttivo rispetto ad una intervista ma pur sempre impegnativo nella doppia veste di capo della Lega e soprattutto vice presidente del Consiglio- Matteo Salvini ha lamentato “le note stonate” provenienti da Bruxelles, Londra e Parigi, tra vertici dell’Unione Europea e vertici fra paesi anche estranei all’Unione ma appartenenti al campo più largo dell’Occidente, dove però mancano fisicamente gli Stati Uniti di Donald Trump.

“Note stonate”, ripeto, “perché in un momento in cui sono in corso negoziati per la pace”, dopo più di tre anni di guerra nell’Ucraina invasa dalla Russia di Putin, “c’è chi insiste col Piano Kallas da 40 miliardi in proiettili, chi spinge il Piano Ursula da 800 miliardi in bombe e missili, chi appoggia il Piano Macron che parla di guerra”. “Mentre il mondo lavora per la pace -ha aggiunto Salvini alludendo a Trump e Putin- ci auguriamo che qualcuno non voglia far saltare il tavolo”. “Ci auguriamo”, al plurale che per un vice presidente del Consiglio dovrebbe riguardare il governo, e non solo il suo partito, del quale fra una settimana sarà confermato congressualmente alla guida.

Il Salvini, sarcasticamente degradato dal Foglio proprio oggi da capitano a “caporale”, avverte o denuncia “note stonate” di altri non accorgendosi -o accorgendosi ma parlando lo stesso al suo modo per amplificarne la portata- che di stonato potrebbe essere avvertito il suo “colloquio” col Corriere dalla premier Giorgia Meloni, partecipe ai vertici sia di Bruxelles che di Londra e Parigi. Non parliamo poi dell’altro vice presidente del Consiglio Antonio Tajani, che tiene a precisare ogni volta che ha un microfono davanti alla bocca che la politica estera del governo è quella che esprimono la Meloni da Palazzo Chigi e lui dalla Farnesina, come ministro degli Esteri, appunto.

Le divisioni nella maggioranza praticamente confermate da Salvini nel “colloquio”, ripeto, al Corriere, pur in una formale apprezzamento della presidente del Consiglio, sono in qualche modo parallele a quelle che attraversano le opposizioni, già indebolite dall’essere divise fra loro e all’interno del maggiore dei loro partiti, che è il Pd. Ma questa circostanza, pur importante e favorevole alla maggioranza intesa nel suo complesso, mai divisasi in votazioni parlamentari di politica estera, non esime, o non dovrebbe esimere chi fa parte del governo dal dovere di non comprometterne la credibilità sul piano internazionale. Almeno così vorrebbe il buon senso, ancora una volta compromesso manzionamente, anche in citazioni del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal “senso comune”.