Tim non parla più francese, Poste scalza Vivendi come primo azionista

Poste Italiane ha acquisito il 15% delle azioni ordinarie di Telecom Italia da Vivendi, diventando il primo azionista. Un'operazione da 684 milioni di euro. Poste ha specificato che non ha intenzione di oltrepassare la soglia d'opa. Ecco il parare di alcuni analisti e il punto grafico dei due titoli di Piazza Affari.

Mar 31, 2025 - 16:00
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Tim non parla più francese, Poste scalza Vivendi come primo azionista

Prosegue la scalata di Poste Italiane in Telecom Italia, che diventa il primo azionista della maggior tlc italiana. Con un’operazione deliberata dal board lo scorso 26 marzo, il gruppo guidato da Matteo Del Fante ha acquistato dall’azionista francese Vivendi il 15% del totale delle azioni ordinarie di Tim, pari al 10,77% del capitale sociale. Il controvalore dell’operazione è di 684 milioni di euro, pari a un prezzo di 0,2975 euro per azione (sconto del 5% rispetto al prezzo di chiusura di venerdì).

Fredda la reazione del mercato alla notizia: il titolo Poste segna un calo dell’1,5% a 16,4 euro, mentre Telecom cede l’1,3% a 0,308 euro, in un inizio di giornata difficile per Piazza Affari (l’indice Ftse Mib perde oltre l’1,5%).

Al suo perfezionamento, atteso entro il primo semestre del 2025, Poste Italiane (già azionista di Telecom Italia con il 9,81% acquisito da Cassa Depositi e Prestiti lo scorso 15 febbraio) arriverà a detenere in Tim una partecipazione complessivamente pari al 24,81% delle azioni ordinarie e al 17,81% del capitale sociale, divenendone il maggiore azionista. In ogni caso, come viene sottolineato nella nota, “Poste Italiane non intende acquisire una partecipazione superiore alla soglia rilevante ai fini della disciplina sulle offerte pubbliche di acquisto obbligatorie”.

Tim torna quindi in mani italiane dopo l'ingresso di Vivendi nella tlc a giugno 2015, quando i francesi diventarono azionista di riferimento di Telecom Italia succedendo a Telefonica. Con il pacchetto di azioni vendute, Vivendi si è diluito al 3% del capitale di Tim ma, secondo alcune indiscrezioni citate da Milano Finanza, Poste potrebbe facilitare il ritorno di Vivendi nel cda di Telecom a fronte del ritiro della causa di appello promossa da Parigi sulla vendita della rete.

Dopo circa dieci anni è ora Poste Italiane a prendere il sopravvento sul gruppo transalpino con un’operazione che, come si legge nella nota, rappresenta un “investimento di natura strategica, realizzato con l’obiettivo di svolgere un ruolo di azionista industriale di lungo periodo, che possa favorire la creazione di sinergie tra Poste Italiane e Tim, nonché promuovere il consolidamento del mercato delle telecomunicazioni in Italia”.

Numerose le sinergie che si potrebbero sprigionare tra i due gruppi, che sono già al lavoro per finalizzate l’avvio di partnership industriali nei settori non solo della telefonia, dei servizi ICT e dei contenuti media, ma anche dei servizi finanziari, assicurativi, dei pagamenti e dell’energia. Infatti, è già in fase avanzata la negoziazione per la fornitura di servizi per l’accesso di Postepay (società interamente controllata da Poste Italiane) all’infrastruttura di rete mobile di Telecom Italia a partire dal 1° gennaio 2026.

Come sempre accade per queste operazioni bisogna attendere l’approvazione da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ai sensi della disciplina sul controllo delle concentrazioni tra imprese.

Dopo la notizia, Equita Sim ha confermato le raccomandazioni di acquisto (rating Buy) sia su Poste Italiane sia su Tim, con prezzo obiettivo rispettivamente a 17 euro e a 0,36 euro.

“L'operazione”, spiegano gli analisti di Equita, “implica il riconoscimento di un corrispettivo di 684 mln (0,2975 euro per azione, a sconto del 5% rispetto al prezzo di chiusura di Tim di venerdì), che sarà finanziato mediante la cassa disponibile. A seguito dell'acquisizione, Poste diventa il primo azionista di Tim, specificando tuttavia di non avere intenzione di oltrepassare la soglia d'opa. Vivendi scende invece in area 3%”.

Equita stima un impatto effettivo dall'eventuale consolidamento di Tim pro-quota sull'Eps (earning per share) di Poste pre-sinergie in area “low single digit” nel 2026-2027. Secondo gli analisti, “l'operazione fornisce diverse opzioni a Poste, con spazio per valorizzare al meglio PosteMobile, generare sinergie di costo, accelerare la distribuzione di alcune categorie di prodotto, nonché supportare il completamento del processo di trasformazione di Tim e il consolidamento del mercato”.

Lato Tim, prosegue la Sim, “la presenza di Poste come primo azionista garantisce una governance più solida (facilitando dunque il processo di ottimizzazione della struttura di capitale e remunerazione degli azionisti), apre ulteriore spazio per sinergie industriali e potenzialmente per sostenere opzioni di consolidamento nel settore tlc”.

Anche Banca Akros ha confermato la raccomandazione buy e il prezzo obiettivo a 0,36 euro su Tim, valutando positivamente la notizia "in quanto Vivendi era ostile a Tim e non stava creando sinergie né valore per il gruppo".

Secondo gli esperti di Intermonte Sim, “L’operazione già in parte prevista e in linea con quanto riportato dalla stampa nelle ultime settimane. Dal punto di vista finanziario, considerando la solida liquidità di Poste (5,6 miliardi di euro tra cassa e linee di credito non utilizzate), riteniamo che l'investimento non rappresenti un rischio per la politica dei dividendi della società guidata da Del Fante”.

L’impatti a breve termine, prosegue Intermonte, “sarà il passaggio dall’utilizzo della rete Vodafone a quella di Tim per PosteMobile, mentre le sinergie industriali e commerciali tra le due aziende potrebbero concretizzarsi nel medio-lungo periodo. Pertanto, non vediamo giustificazioni immediate di carattere industriale per l’aumento della partecipazione di Poste in Tim, ma considerato il prezzo di acquisto, l’investimento potrebbe risultare remunerativo se, con il riequilibrio della governance di Telecom, si sbloccassero iniziative di creazione di valore, come la riduzione del capitale sociale, la conversione delle azioni di risparmio, la cessione di partecipazioni e il consolidamento del mercato”.

Il titolo Poste Italiane presenta un andamento rialzista nel breve e medio periodo, come si può notare dalla trendline rialzista (in blu) avviata sui minimo di agosto dello scorso anno. Le azioni sono infatti salite del 41% negli ultimi 12 mesi e di quasi il 20% da inizio anno. Venerdì infatti Poste ha toccato un nuovo massimo storico poco sotto i 17 euro, confermando la forza del trend rialzista in corso. Tale soglia rappresenta ora il livello da superare per proseguire verso l'alto, mentre al ribasso il primo supporto importante si trova a 15,86 euro.

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Per quanto riguarda Telecom Italia, il titolo sta attraversando una fase molto movimentata in questo 2025 anche se la performance è del +23% ytd, mentre il rialzo è del 36% rispetto a un anno fa. In particolare, il titolo ha intrapreso un trend ascendente lo scorso novembre, come mostra la trendline rialzista (in blu) che ha trovato conferma anche sul minimo dello scorso marzo. Da qui Tim ha effettuato un rimbalzo molto forte, arrivando a toccare il 28 marzo un massimo a 0,3186 euro, un livello di prezzo che non si vedeva da settembre del 2023 e che ora rappresenta una resistenza. Il primo supporto, invece, si colloca a 0,2975 euro.

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