Scommesse sul calcio: la malattia sociale spinta dal governo Meloni

Due terzi dei club di calcio europei ha accordi con piattaforme di scommesse, e in Italia il governo Meloni nutre e sostiene la ludopatia L'articolo Scommesse sul calcio: la malattia sociale spinta dal governo Meloni proviene da Valori.

Mar 26, 2025 - 08:41
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Scommesse sul calcio: la malattia sociale spinta dal governo Meloni

Il calcio ha un problema con le malattie. Da un lato combatte il tifo, nel senso che fa di tutto per allontanare i tifosi, con calendari sempre più intasati, prezzi sempre più alti e repressione sempre più stringente. Dall’altro nutre e sostiene la ludopatia, diffondendo ovunque, dalle maglie delle squadre alla cartellonistica degli stadi, fino alle pubblicità durante le partite, le multinazionali del gioco di azzardo. Un mercato che secondo una ricerca di H2 Gambling Capital solo in Europa raggiunge ricavi lordi per 137 miliardi di euro, di cui 55 (il 40%) attraverso le piattaforme per il gioco d’azzardo online.

Il fatto è che il tifo, quello calcistico ovviamente, è a bassissimo indice di mortalità. E anzi produce effetti positivi come socialità, mutualismo, appartenenza e felicità. Mentre la ludopatia è una malattia devastante. Ad alto rischio di decessi e altissimo rischio di dipendenza, disperazione e depressione. Oltre che distruzione di ogni senso comunità, mutualismo e appartenenza. Essendo il pallone lo specchio dei tempi in cui viviamo, non deve dunque stupire che ai padroni del calcio e ai politici che ne scrivono le regole, a partire proprio dal governo Meloni e dal suo ministro dello Sport italiano Andrea Abodi, interessati molto più diffondere e sostenere questa seconda malattia.

Due terzi delle squadre di calcio europee hanno accordi commerciali piattaforme di scommesse

Una ricerca del consorzio di media Investigate Europe, condotta da Lorenzo Buzzoni, Marta Portocarrero e Chris Matthews, offre numeri preoccupanti. Due terzi delle squadre (296 squadre su 442) nelle 31 principali competizioni calcistiche in Europa e nel Regno Unito hanno firmato accordi commerciali con almeno un partner di scommesse per la stagione 2024/25. Di queste, una su tre ha uno sponsor in bella vista sulla parte anteriore della maglia da gioco. Inoltre, quasi la metà di tutti i campionati si affida come sponsor principale a una piattaforma di gioco d’azzardo o a una lotteria.

La parte del leone la fanno la Premier League e la Bundesliga. Nella massima serie inglese per la stagione 2024/25, tutte le squadre hanno una qualche forma di partnership con la ludopatia. Undici di queste hanno un logo sulla maglia principale, per un introito complessivo di circa 135 milioni di dollari secondo la piattaforma di intelligence di mercato Global Data. In Bundesliga invece ben 15 club su 18 hanno accordi commerciali con le piattaforme di scommesse, ma solo il VfB Stuttgart lo ha come sponsor principale per la maglia. Grandi affari anche in Austria, Svezia, Olanda, Portogallo e, ovviamente, Italia.

I club per Paese che hanno accordi con le piattaforme di scommesse © Georgina Choleva/Spoovio

Anche per le scommesse sul calcio è sempre la pubblicità l’anima del commercio

Ma l’invito di governi e mercati ad abbandonare il tifo e abbracciare la ludopatia non si limita a invadere le maglie da gioco. Queste, anzi, rappresentano meno del 10% totale dell’invasione dell’invito a rovinarsi la vita scommettendo. Secondo la ricerca di Investigate Europe il weekend di apertura di questa stagione ha visto quasi 30mila annunci pubblicitari sul gioco d’azzardo trasmessi al pubblico negli stadi e in TV, radio e social media. Il 165% in più rispetto all’anno precedente. Un martellamento costante, spesso alimentato dagli stessi ex calciatori nel ruolo di testimonial, che ha un obiettivo ben preciso. Il target delle pubblicità, le vittime designate del contagio, sono i giovani uomini.

Charles Livingstone, membro del gruppo di esperti dell’Organizzazione mondiale della sanità sul gioco d’azzardo e i disturbi del gioco d’azzardo, ha spiegato come le loro ricerche mostrano chiaramente che maggiore è l’esposizione alle pubblicità sul gioco d’azzardo, maggiore è la probabilità che si giochi d’azzardo. «L’industria spende milioni in promozioni perché li aiuta a reclutare nuovi giocatori», dice Livingstone. «E il motivo è semplice. È perché i clienti migliori sono quelli che vanno in rovina. Quindi devono costantemente reclutare nuovi giocatori per sostituire quelli che hanno speso tutti i loro soldi, tutti i loro beni e tutte le loro relazioni».

La pubblicità occulta delle scommesse sul calcio, anche nelle tv a pagamento

Non stupisce quindi che a un governo come il nostro piaccia assai diffondere la ludopatia, per distruggere ogni tessuto sociale e comunitario prodotto dal tifo. Fin da quando è stato nominato Ministro dello sport, il signor Andrea Abodi ha lottato perché fosse abolita la parte del Decreto Dignità del 2018 che proibiva qualsiasi forma di pubblicità diretta o indiretta relativa al gioco d’azzardo, adducendo a motivazione che in realtà questo decreto era costantemente aggirato. E su questo non gli si può dare torto. In Italia, come negli altri Paesi europei dove vige una legislazione stingente, si è trovato un ridicolo escamotage. Le piattaforme di scommesse si travestivano da agenzie di informazione.

Non vi sarà sfuggito, guardando una partita alla tv, vedere in tutta la cartellonistica degli stadi la pubblicità di marchi senza senso alcuno. Nomi storpiati in cui la desinenza, spesso “news”, si accompagnava alla radice che è però la stessa, nel font e nei colori, di note piattaforme di scommesse. Alcune squadre hanno fatto questo giochino addirittura sulle maglie da gioco: Inter (Betsson.sport), Parma (AdmiralBet.news) e Lecce (BetItalyPay). Ma, ancor peggio, questa squallida operazione la fanno anche le tv a pagamento come Sky e Dazn. Quando per aggirare la legge nascondono dentro i loro tg sportivi o i loro programmi di punta dei finti approfondimenti giornalistici offerti da queste piattaforme.

Il governo Meloni alla malattia sana del tifo preferisce quella mortifera della ludopatia

Detto quindi che già il Decreto Dignità era bello che aggirato, come sosteneva giustamente il ministro Abodi, davanti c’erano due strade: rinforzarlo o abbatterlo. E il governo italiano ha scelto la seconda strada. E a inizio marzo, con la scusa di aiutare le povere squadre di calcio, la Commissione Cultura del Senato ha approvato una risoluzione che impegna il governo a liberalizzare di nuovo la pubblicità delle scommesse nel calcio. Per un guadagno che si stima essere complessivamente non superiore ai 100 milioni di euro l’anno, il governo ha quindi deciso di fomentare al massimo la diffusione della ludopatia. Con costi sociali e sanitari, visto il conseguente aumento delle spese che ne deriveranno per il contrasto alle dipendenze, che saranno invece molto ma molto più alti. Tra la sana malattia del tifo e quella devastante della ludopatia, il governo Meloni sa benissimo quale scegliere.

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