Sanremo con meno tatuaggi: l’inchiostro non è più di moda? Quanto costa toglierli
“Il tatuaggio sul collo ce l’ha anche mio nonno” cantano gli Stato Sociale in Combat Pop, e questa frase ci fa riflettere sul cambiamento radicale che i tatuaggi hanno subito nel tempo. Da simboli di ribellione e di non conformità, i tatuaggi sono diventati una forma di espressione talmente diffusa che oggi sembra quasi che […] L'articolo Sanremo con meno tatuaggi: l’inchiostro non è più di moda? Quanto costa toglierli proviene da Economy Magazine.

“Il tatuaggio sul collo ce l’ha anche mio nonno” cantano gli Stato Sociale in Combat Pop, e questa frase ci fa riflettere sul cambiamento radicale che i tatuaggi hanno subito nel tempo. Da simboli di ribellione e di non conformità, i tatuaggi sono diventati una forma di espressione talmente diffusa che oggi sembra quasi che chi non ne abbia uno sia l’eccezione. Ma sarà davvero così? I tatuaggi stanno perdendo il loro fascino o semplicemente stanno cambiando forma?
Basta tatuaggi al Festival di Sanremo?
Quest’anno, al Festival di Sanremo, Tony Effe ha scelto di coprire i suoi tatuaggi, compresi quelli sul viso, con il trucco. Una scelta che, seppur non definitiva (l’artista ha dichiarato di non aver avuto il tempo di rimuoverli), segna un’inversione di rotta rispetto all’immagine ribelle che i tatuaggi solitamente evocano. Tony Effe, uno dei protagonisti più discussi e seguiti, ha deciso di “nascondere” ciò che in passato sarebbe stato un segno distintivo. Un marchio di fabbrica. Un cambiamento che, in un contesto come quello del Festival di Sanremo, è particolarmente significativo. Il tatuaggio, simbolo di identità e trasgressione, non sembra più la scelta obbligata per un giovane artista, ma piuttosto una caratteristica che può essere rimossa, o addirittura evitata.
I tatuaggi sono fuori moda?
Seppure l’apparente diminuzione nell’esibizione dei tatuaggi possa far pensare che questa moda stia lentamente esaurendosi, i numeri raccontano una storia diversa. Secondo uno studio della Dalia Research, il 48% della popolazione italiana ha almeno un tatuaggio. Queste rende l’Italia uno dei paesi con la maggiore percentuale di tatuati al mondo. Nel 2023, infatti, l’Italia è al terzo posto per numero di tatuati, con solo gli Stati Uniti e il Brasile davanti. Tuttavia, il vero cambiamento sembra emergere quando guardiamo al modo in cui le diverse generazioni percepiscono il tatuaggio. Per i Millennials, i tatuaggi sono stati simboli di identità personale e di appartenenza a una subcultura, spesso con motivi particolari come scritte sulle costole, piume che si dissolvono in stormi di uccelli o simboli dell’infinito. Ma per la Gen Z, i tatuaggi sono visti come “cheugy”, un termine di TikTok che descrive ciò che è ormai passato di moda e imbarazzante. Secondo un sondaggio condotto su 1.500 adolescenti, il 65% della Gen Z considera i tatuaggi “superati”.
La cancel culture dell’inchiostro
A contribuire a questa sensazione di declino c’è anche il fenomeno della “cancel culture”, che sta influenzando profondamente la percezione dei tatuaggi. Gli ultimi anni hanno visto un aumento del 30% delle rimozioni di tatuaggi, un dato che non può passare inosservato. L’Istituto Superiore di Sanità segnala che, tra i sette milioni di italiani tatuati, circa 2 milioni hanno scelto di rimuovere almeno un tatuaggio. Le ragioni sono varie: il 61% ha eliminato il tatuaggio per cancellare il nome di un ex, il 45% per rimediare a tatuaggi mal eseguiti, e il 41% per dimenticare vecchie relazioni. Inoltre, il 33% ha dichiarato di voler rimuovere tatuaggi tribali, che un tempo erano considerati un must, ma ora sono visti come demodé. L’atto di rimuovere un tatuaggio non è più solo un rimpianto personale, ma un gesto culturale che segna una rottura con il passato.
L’evoluzione dei tatuaggi
Nonostante tutto, i tatuaggi non spariranno. Stanno attraversando una metamorfosi, con un ritorno di stili del passato come i tribali degli anni ‘90, le scritte gotiche e il blackwork radicale, che sembrano vivere una seconda giovinezza. Al contempo, la corrente minimalista sta prendendo piede, con tatuaggi più piccoli, essenziali e talvolta quasi invisibili, che si adattano a un’estetica più discreta e raffinata. Ma la vera novità arriva dal mercato dei tatuaggi temporanei, che sta crescendo in modo significativo: negli ultimi due anni, la domanda è aumentata del 40%. Si stima che il mercato dei tatuaggi temporanei realistici raggiunga un valore globale di 1,5 miliardi di dollari entro il 2026. Questo fenomeno dimostra come il tatuaggio stia cercando di adattarsi a una società che cambia velocemente e che sembra preferire soluzioni più temporanee e flessibili.
Da simbolo di ribellione a scelta estetica
Un tempo simbolo di ribellione, oggi i tatuaggi sono diventati una forma di espressione estetica condivisa da un ampio pubblico. Ciò che una volta rappresentava una dichiarazione di individualità è ora una scelta di stile per molti. Tuttavia, la ricerca di autenticità sta prendendo piede, e oggi il vero gesto di rottura potrebbe essere restare senza tatuaggi, come segno di distinzione dalla massa. Tony Effe, pur avendo scelto di coprire i suoi tatuaggi, non ha intenzione di rimuoverli definitivamente, segnalando una trasformazione profonda nel significato e nell’estetica di questa pratica. Il tatuaggio non è morto, ma si sta adattando alle nuove dinamiche culturali, diventando più riflessivo e meno immediatamente visibile.
Quanto costa togliere i tatuaggi
Rimuovere un tatuaggio non è un’impresa semplice. Il prezzo per eliminare un tatuaggio dipende da vari fattori, tra cui la dimensione, la posizione e la tecnica utilizzata. La soluzione più comune è il trattamento laser, che può costare dai 100 ai 500 euro a seduta. Per tatuaggi più grandi o complessi, potrebbero essere necessarie 5-10 sedute, con un totale che può superare i 3.000 euro. A questi costi vanno aggiunti eventuali consulti medici e trattamenti post-rimozione. Una procedura lunga e costosa, che non sempre garantisce risultati perfetti, ma che sta comunque vedendo una crescente domanda, soprattutto a causa dei tatuaggi che si rivelano un rimpianto o che sono semplicemente diventati obsoleti.
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