Salute dei denti, perché è importante iniziare fin da bambini e a cosa stare attenti
Anche i denti da latte vanno seguiti con attenzione. E soprattutto occorrono sempre controlli su misura per la salute presente e futura della bocca e della dentatura.

Partiamo da una curiosità. Chi ha detto che il neonato è completamente sdentato? A volte, pur se raramente, non appena il bimbo è venuto al mondo ha già un dentone, che fa bella mostra di sé nella parte anteriore della bocca. Si chiama dente “natale” e si forma in anticipo, già nell’utero. Stiamo parlando ovviamente di un caso da raccontare. Più in generale, in genere, i denti da latte compaiono verso i sei mesi di vita. Quasi sempre i primi a svilupparsi sono gli incisivi inferiori, poi gli incisivi laterali. A un anno si sviluppa il primo molare, a diciotto mesi il canino e verso i due anni il secondo molare. A tre anni la formazione della dentatura decidua è completata. Ma attenzione: i denti da latte vanno seguiti con attenzione. E soprattutto occorrono sempre controlli su misura per la salute presente e futura della bocca e della dentatura.
Carie in agguato
A volte non ci si pensa. Ma la perdita precoce dei denti da latte può avere conseguenze sullo sviluppo della dentatura. Il dente deciduo che ha una radice non ancora riassorbita deve restare dov’è perché serve a mantenere lo spazio necessario al nuovo dente definitivo che spunterà in seguito. Se il dente da latte manca troppo presto, il rischio di un non perfetto allineamento dei denti definitivi è concreto. Con un impatto anche sul fronte economico. Può accadere infatti che i bimbi con meno di dieci anni costretti a portare un apparecchio ortodontico devono farlo perché hanno perso troppo presto un dentino da latte. Le carie alla dentatura da latte inoltre raddoppiano la probabilità di disturbi dentali successivi predisponendo a problemi gengivali o di carie sui denti definitivi.
Insomma, non dimentichiamo che carie e placca possono fare la loro comparsa nei dentini da latte. E che occorre giocare d’anticipo. Addirittura già in gravidanza la donna dovrebbe curare in modo particolare l’igiene orale, perché se ha delle carie dopo la nascita può “trasmetterle” al figlio. Se nella bocca della mamma prolifera la flora batterica che provoca la carie, infatti, questa può essere passata al bimbo attraverso il contatto con la saliva fin dai primi giorni di vita: durante l’attesa e l’allattamento è quindi importante assicurarsi di avere una bocca sana.
Una buona norma di igiene che sette mamme su dieci dimenticano è poi la pulizia delle gengive del neonato con una garza imbevuta d’acqua prima ancora che siano spuntati i dentini. Sia le gengive che i denti da latte vanno infatti puliti con regolarità, dopo ogni pasto. Troppe non lo sanno: c’è perciò un grande bisogno di accrescere la consapevolezza dell’importanza dell’igiene orale nei bambini.
Quando e cosa controllare
Al compimento del primo anno di vita del bambino un primo esame odontoiatrico rivela possibili carie sui denti da latte, permette di prevenire l’insorgenza delle conseguenze di possibili alterazioni dentali e di impostare una corretta igiene orale.
Intorno ai 5-6 anni il bambino inizia a cambiare i denti da latte: analizzare il piccolo paziente in questa importante fase di trasformazione, caratterizzata dalla prima coesistenza dei denti da latte e dei denti permanenti, consente un’analisi predittiva dell’evoluzione del suo sviluppo dentale, senza sovraesporlo a visite numerose e frequenti. Questo permette all’ortodontista di valutare la reale esistenza di un problema da monitorare e correggere e soprattutto di pianificare un trattamento che riduca le visite in studio: è indispensabile procedere con un programma individuale, studiato sulle specifiche esigenze del singolo bambino, e che definisca in anticipo quando questo deve cominciare e quanto è opportuno che duri. Questa analisi deve avvenire entro e non oltre i 7 anni di vita, secondo le principali linee guida internazionali, fra cui l’American Association of Orthodontists, punto di riferimento per la comunità scientifica del settore.
Fra le cattive abitudini da correggere, e che possono avere conseguenze sulla salute dell’adulto, ancora oggi si segnala in particolare l’uso protratto del ciuccio che recenti studi dimostrano possa avere ripercussioni sull’occlusione dentale, contribuendo all’instaurarsi di problematiche dentarie, scheletriche e funzionali.
Occhio alle abitudini
Il problema delle malocclusioni dentali va affrontato precocemente. E può essere prevenuto considerando che in alcuni casi questi problemi si osservano in conseguenza di comportamenti errati (suzione del dito, del ciuccio o giocattoli) oppure in seguito a situazioni anatomiche particolari o ancora ad alterazioni funzionali come accade per problemi che coinvolgono le vie aeree superiori (adenoidi ipertrofiche, deviazione del setto nasale, diatesi allergiche con ipertrofia delle mucose nasali e dei turbinati).
La prevenzione in età pediatrica contribuisce all’individuazione di eventuali problemi, che con il coinvolgimento dello specialista più indicato (logopedista, otorino-laringoiatra, allergologo, chirurgo maxillo-facciale, pediatra) consente di risolvere il problema alle sue primissime manifestazioni, con un impatto sostanziale sulla salute dell’individuo e un abbattimento dei costi necessari invece a intervenire in età adulta.
Secondo gli esperti, è fondamentale tenere presenti eventuali fattori causali e predisponenti. Ma bisogna sempre ricordare ai genitori e agli operatori sanitari l’indicazione a sospendere la suzione del ciuccio a decorrere dai due anni di età e sui possibili rischi dentali e scheletrici derivanti dal suo uso protratto in soggetti predisposti.
Il problema dell’infraocclusione dentale: cosa fare
Difficoltà nella masticazione, ritardo nella permuta dei denti in particolare dei molaretti, asimmetrie delle arcate dentarie nei casi già avanzati: sono i principali segnali di allarme riscontrabili nella vita quotidiana, che possono rivelare, nei bambini, un caso di infraocclusione dentale che ha impedito la caduta dei denti da latte per lasciare il posto ai denti permanenti.
Si tratta di un fenomeno che secondo un recente studio pubblicato dalla rivista scientifica internazionale Medicina della Lithuanian University of Health Sciences (LUHS) riguarda circa un terzo della popolazione e che se sottovalutato può portare alla necessità di intervenire chirurgicamente per correggere alterazioni scheletriche delle arcate dentarie, dovute alla progressione incontrollata del fenomeno. Invece, se intercettato, soprattutto quando si verifica precocemente, prima del picco di crescita puberale, il problema può essere controllato e gestito.
Cosa accade in queste situazioni? Un dente da latte, ma anche un dente permanente, può subire un graduale abbassamento della sua posizione rispetto ai denti vicini.
Come spiega Erica Barina, presidente di FACExp
“Le cause sono ancora sconosciute ma si ipotizza che alcuni elementi dentari subiscano un processo di anchilosi, cioè di fusione della radice con l’osso circostante, dovuta a fattori locali, come un trauma, un’infezione, oppure una predisposizione genetica. L’unione tra il dente e l’osso crea una sorta di ‘inerzia ossea’ che impedisce il movimento verticale del dente in risposta alla crescita mascellare, portando al suo graduale sprofondamento rispetto al piano masticatorio degli altri denti”.
Non appena individuato il problema, è necessario tenere sotto controllo medico la sua progressione: nei casi lievi il dente può essere ricostruito con materiali da otturazione, per mantenerlo allineato sul piano masticatorio, mentre nei casi più severi va prontamente estratto, per evitare le complicazioni, come l’ostacolo alla crescita del dente permanente sottostante e il blocco dello sviluppo verticale dell’arcata mascellare nel punto interessato.
“È fondamentale una collaborazione multidisciplinare fra tutte le diverse figure mediche che possono avere occasione di intercettare il fenomeno nel bambino, quali il pediatra, l’odontoiatra, l’otorino-laringoiatra, il logopedista in stretta collaborazione con la figura dell’ortodontista”
segnala l’esperta.