Perché le flotte aziendali sono l’anello mancante dell’auto elettrica

Le flotte aziendali rischiano di ritardare la diffusione delle auto elettriche. A frenare le aziende dalla scelta dell’elettrico, in molti casi, è la scarsa informazione sui vantaggi della mobilità a zero emissioni e sulle soluzioni per gestire al meglio i veicoli e il loro utilizzo. Di questi temi si è discusso ieri, 5 marzo, alla […] The post Perché le flotte aziendali sono l’anello mancante dell’auto elettrica first appeared on QualEnergia.it.

Mar 6, 2025 - 11:14
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Perché le flotte aziendali sono l’anello mancante dell’auto elettrica

Le flotte aziendali rischiano di ritardare la diffusione delle auto elettriche. A frenare le aziende dalla scelta dell’elettrico, in molti casi, è la scarsa informazione sui vantaggi della mobilità a zero emissioni e sulle soluzioni per gestire al meglio i veicoli e il loro utilizzo.

Di questi temi si è discusso ieri, 5 marzo, alla fiera KEY2025 di Rimini all’evento intitolato “Elettrificare le flotte aziendali: tutto quello che c’è da sapere”.

Sempre ieri, la Commissione europea ha presentato il Piano d’azione sul futuro dell’industria automobilistica, anticipato il 3 marzo da Ursula von der Leyen (si veda Cosa c’è nel piano Ue per il rilancio dell’automotive).

Il piano include una comunicazione specifica (link in basso) su come decarbonizzare le flotte aziendali puntando sui veicoli a zero emissioni, con una serie di raccomandazioni, proposte di misure fiscali e di altro tipo, esempi di buone pratiche.

Entro fine 2025 è prevista un’iniziativa legislativa.

Come ricorda Orazio Corva, Principal Future Cities and Mobility della società di consulenza AFRY Management, nel 2024 in Italia la quota di mercato delle elettriche nelle flotte è scesa al 4,7% (era di poco superiore al 6% nel 2021), meno di un terzo rispetto alla media Ue, rivelando una resistenza al cambiamento più forte in confronto ad altri Paesi europei.

I vantaggi della mobilità elettrica

Ma perché un fleet manager dovrebbe scegliere l’auto elettrica?

La riduzione dei costi è un aspetto rilevante. Secondo le stime di AFRY, che Corva ha condiviso con QualEnergia.it, considerando un parco di cento vetture di medie dimensioni del segmento C, con l’elettrico si può risparmiare oltre un milione di euro in cinque anni, in termini di Total Cost of Ownership (TCO, il costo totale di possesso), rispetto ai modelli analoghi con motori endotermici.

La stima tiene conto di diversi fattori, tra cui costi di manutenzione inferiori, esenzione del bollo per cinque anni e un costo medio di ricarica pari a 0,45 euro/kWh, ipotizzando di ricaricare per il 60% in azienda e per il 40% alle colonnine pubbliche.

Dal 2025 è ancora più vantaggioso scegliere un veicolo elettrico aziendale, grazie alle nuove aliquote fiscali sui fringe benefit, che la legge di bilancio ha ridotto al 10% e 20% rispettivamente per le auto a batteria (BEV, Battery Electric Vehicle) e per le ibride plug-in (PHEV).

È vero che i costi di manutenzione dell’auto elettrica sono nettamente inferiori rispetto ai modelli tradizionali, ma i costi di riparazione sono mediamente più elevati, fa notare Manuel Cuomo, Head of Beyond Insurance Strategy di Unipol.

Ciò è dovuto alla mancanza di officine specializzate e ai maggiori costi delle parti di ricambio.

Altro aspetto critico, sottolinea Cuomo, è la minore tenuta dei prezzi: dopo 36 mesi l’auto elettrica mantiene mediamente il 65% del suo valore (contro il 70-75% dei veicoli convenzionali) e questo incide ancora molto sul business del noleggio a lungo termine, rendendo meno profittevole la rivendita delle auto elettriche usate a privati e concessionari.

Tuttavia, spiega Fabio Zisa, Head of Fleet Sales, Mobility & Remarketing di Hyundai, “l’obsolescenza tecnologica si sta riducendo”.

Questa tendenza dovrebbe aiutare l’elettrico a “tenere” di più i prezzi sul mercato dell’usato, grazie appunto a una tecnologia che sta iniziando a consolidarsi, quanto a prestazioni e autonomie delle batterie.

Dove sbagliano le aziende

Un punto centrale emerso nell’incontro è che l’auto elettrica oggi non è per tutti e la sua adozione deve essere proposta e implementata con grande flessibilità.

L’errore che fanno molte aziende è seguire un approccio troppo schematico, di tipo “on/off”: al contrario, la scelta elettrica deve essere ponderata e modulata secondo le singole esigenze (quanti veicoli servono, chi li usa, percorsi giornalieri e così via…).

In questo scenario, un aiuto può arrivare dalle piattaforme software che consentono di gestire un “ecosistema” di mobilità elettrica, tra cui le modalità di ricarica dei singoli veicoli in base ai differenti parametri di utilizzo e alla potenza disponibile delle colonnine, la fatturazione delle ricariche effettuate in azienda, a casa o sulla rete, il bilanciamento dei carichi elettrici.

Da valutare, infine, la possibilità di consentire l’accesso di utenti esterni ai punti di ricarica aziendali, ottenendo ricavi aggiuntivi dalla vendita di energia.

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