Perché Borsa Italiana oggi ha perso più degli altri listini. L’analista spiega il venerdì nero dei mercati

Dopo l’annuncio dei nuovi dazi Usa e la risposta immediata della Cina, i mercati europei crollano. L’indice Ftse Mib guida i ribassi. Gli analisti vedono in arrivo nuove fasi di volatilità, ma anche spazi di ripresa e miglioramento. Rossetti (Ersel Banca Privata): “Per salvarsi serve diversificare”

Apr 4, 2025 - 19:59
 0
Perché Borsa Italiana oggi ha perso più degli altri listini. L’analista spiega il venerdì nero dei mercati

Milano, 4 aprile 2025 – Il venerdì nero delle Borse europee ha visto Milano protagonista del crollo più significativo: l’indice Ftse Mib di Piazza Affari è arrivato a cedere fino all'8%, chiudendo in calo dell'6,5 per cento. Si tratta di un tonfo di proporzioni eccezionali, paragonabile ai giorni più bui della finanza globale. Basti pensare che una flessione simile non si registrava dall’11 settembre 2001 - quando il listino milanese perse il 7,57% e ricorda da vicino gli shock del fallimento Lehman Brothers nel 2008, del referendum Brexit nel 2016 e, fortunatamente non ancora, del crollo verificatosi il 12 marzo 2020, quando il Ftse Mib aveva lasciato sul campo il 16,92 per cento. In poche ore sono stati polverizzati miliardi di euro di capitalizzazione dei listini continentali, in scia a un’ondata di vendite che ha travolto tutti i mercati globali.

I dazi di Trump fanno crollare le Borse

Il peso dei settori ciclici

La composizione del listino milanese ha amplificato l’impatto delle vendite. “Il forte calo registrato sul Ftse Mib dipende in parte dalla sua composizione settoriale, con i titoli bancari e finanziari che pesano tanto. In Europa si stanno registrando cali soprattutto nei settori bancario, energetico e delle materie prime. Ovviamente si tratta di settori legati al ciclo economico e alla crescita”, osserva con QN Mattia Rossetti, Responsabile Financial Advisory di Ersel Banca Privata. L’aumento dei dazi e il rischio di guerra commerciale minano infatti le prospettive di crescita e alimentano l’incertezza, penalizzando per primi i comparti più sensibili al ciclo economico. L’analisi di Alan Friedman: “Sveglia: l’America è nemica. Trump non vuole trattare”

Vendite sistematiche

A intensificare le vendite hanno contribuito anche fattori tecnici. “Molto probabilmente anche che i trader stanno vendendo basket”, aggiunge Rossetti, riferendosi ai cosiddetti ‘pacchetti’ di titoli azionari tipicamente acquistati o venduti in blocco dagli investitori. “Si tratta degli indici che sono saliti di più negli ultimi mesi. L’Europa, in particolare, da inizio anno ha registrato forti performance, è la regione che era salita di più in Borsa e il nostro indice è quello che ha fatto meglio e per questo ora segna i cali più marcati. Lo capiamo ad esempio dal titolo di Leonardo, uno dei titoli legati al settore della difesa, che era salito tanto e oggi registra la stessa performance delle banche”, prosegue Rossetti.

Il ritorno della paura

Il clima di incertezza si riflette nell’impennata del Vix, il cosiddetto 'indice della paura'. Il Vix "oggi ha realizzato un movimento al rialzo molto importante, arrivando a oltre 45. In percentuale siamo a circa +45 per cento. A fine marzo era in area 20 e siamo passati gradualmente verso i 25, poi tra ieri e soprattutto oggi ha fatto un salto significativo che, sebbene non ancora paragonabile con quello di agosto, è già rilevante. Quando ci sono questi tipi di movimenti gli investitori quantitativi e sistematici, a questi valori, sono forzati dai loro modelli a vendere in toto. Non vendono solo, per fare un esempio, il singolo titolo di Intesa Sanpaolo o Unicredit, vendono tutto l’indice".

La nuova ondata di dazi

Alla base delle tensioni ci sono le misure annunciate da Washington. L’amministrazione Trump ha introdotto un dazio universale del 10% su tutte le importazioni, con aliquote aggiuntive fino al 34% contro la Cina e il 20% contro l’Europa. Un colpo duro che ha riaperto lo spettro di una guerra commerciale. La Cina ha reagito alzando le proprie tariffe al 54% e minacciando nuove contromisure, mentre l’Unione europea si riserva una risposta. L’impatto rischia di riflettersi sia sulla crescita che sull’inflazione globale. “Questa guerra commerciale, per definizione, per quanto sia difficile quantificarne gli effetti, avrà un impatto negativo sull’inflazione e sulla crescita”, segnala Rossetti.

Timori di recessione

I mercati stanno iniziando a prezzare un forte rallentamento economico. “Il mercato sconta addirittura quasi cinque tagli dei tassi nel 2025 negli Stati Uniti, contro i tre attesi solo quattro giorni fa. Quindi tutto questo sta portando i tassi a scendere nel breve termine”, evidenzia Rossetti. Il timore di una recessione spinge gli investitori a rifugiarsi nelle obbligazioni governative, che tornano a offrire protezione nei portafogli. Il movimento dei tassi, che riflette aspettative di politica monetaria più accomodante, conferma quanto l’attenzione si sia spostata dai rischi inflazionistici a quelli recessivi. "Il mercato è preoccupato in vista di possibili recessioni. Tuttavia, nel mercato azionario considerare il breve termine ha poco senso, soprattutto perché siamo in una fase di negoziazione continua. Oggi è venerdì, ci aspettano due giorni dove potenzialmente può succedere di tutto", prosegue Rossetti. In questo clima di instabilità, l’evoluzione delle contromisure annunciate - come i dazi al 34% decisi dalla Cina - e la risposta attesa da parte dell’Unione europea mantengono elevata la tensione sui mercati.

Ritorno al valore e margini per ripartire

"Quindi visto che gli investitori stanno vendendo sull'azionario, anche titoli di qualità, ci sarà il momento in cui il mercato si concentrerà sulle valutazioni e ripartirà. Nel breve termine rimane l'incertezza, con i relativi indici ai massimi, e fare previsioni in questo contesto, dopo che Trump ha sfoderato dei dazi che erano nella parte più alta delle attese, forse neanche immaginabile, ha poco senso", sottolinea ancora Rossetti. Secondo l’analista, siamo già su un terreno di confronto molto avanzato. "Per contro, il fatto che ci troviamo di fronte a valori così alti, salvo un'escalation clamorosa, abbiamo dal punto di vista della dialettica un livello già abbastanza alto. Appena ci sarà un po' più di chiarezza, a nostro avviso gli investitori torneranno a concentrarsi sulle valutazioni, che probabilmente offriranno le giuste occasioni per ripartire sfruttando una diversificazione sia di stile, sia geografica soprattutto".

Il ruolo della diversificazione

In uno scenario dominato dall’incertezza, la diversificazione resta l’ancora di salvezza per i portafogli. "Un altro aspetto positivo è che in questa fase la diversificazione di portafoglio su diverse asset class ha funzionato, perché le obbligazioni – in particolare governative - sono tornate a svolgere il ruolo di protezione dei portafogli", evidenzia ancora Rossetti. La combinazione di instabilità geopolitica, timori macroeconomici e reazioni emotive del mercato impone scelte prudenti ma flessibili, orientate alla selezione dei titoli e alla diversificazione tra settori e aree geografiche.