L’inflazione USA sale più del previsto, tassi Fed visti ancora fermi a lungo

L’indice CPI diffuso oggi mostra inflazione ancora resiliente, allontanando le previsioni su un prossimo taglio dei tassi di interesse della Federal Reserve proprio nel giorno in cui Jerome Powell parlerà nuovamente al Congresso.

Feb 12, 2025 - 18:00
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L’inflazione USA sale più del previsto, tassi Fed visti ancora fermi a lungo

Un dato sull’inflazione mostra come i livelli dei prezzi negli Stati Uniti non solo faticano a scendere come vorrebbe il mercato in ottica tassi di interesse Fed, ma addirittura salgono sorprendendo così le previsioni degli esperti.

Nel dettaglio, i dati sull'indice dei prezzi al consumo (Cpi) di gennaio diffusi oggi hanno visto un'inflazione complessiva in aumento dello 0,5% su base mensile, superando le attese (+0,3%), e al 3% su base annua, superiore alle previsioni (+2,9%) e al dato precedente (+2,9%),

Sorpresa anche dall’inflazione 'core', che esclude componenti volatili come cibo ed energia, aumentata dello 0,4% su base mensile (+0,3% prevista) e del 3,3% su base annua quando gli economisti prevedevano un +3,1% (3,2% il dato precedente).

"Il rapporto CPI di oggi, più alto del previsto, consolida la posizione della Fed secondo cui saranno in attesa", spiega Ira Jersey, capo stratega dei tassi di interesse di Bloomberg Intelligence. "Pensiamo che il primo momento in cui la Fed potrebbe muoversi di nuovo sia giugno, ma una serie continua di dati sull’inflazione pari o superiori allo 0,3% rende più probabile una pausa più lunga", prevede l’esperta.

Richard Flynn, amministratore delegato di Charles Schwab UK, afferma di non aspettarsi un cambiamento nella politica dei tassi di interesse almeno per la prima metà del 2025 dopo questi dati.

"A parità di condizioni, un'inflazione più elevata impedirebbe probabilmente alla Fed di tagliare i tassi prima, il che a sua volta si tradurrebbe in un dollaro più forte. La forza del dollaro potrebbe aiutare a compensare alcune delle pressioni inflazionistiche nell'economia e dalle tariffe. Rende inoltre i titoli del Tesoro USA interessanti da detenere, contribuendo ad attenuare parte della pressione al rialzo sui rendimenti", ha aggiunto.

Dopo una mattina passata in parità, i future sui principali indici di Wall Street scendevano bruscamente e i contratti sul Nasdaq e quelli sullo S&P500 arrivavano a cedere l’1%, mentre quelli sul Dow Jones scendevano dello 0,80%.

Il dollaro accelerava nei confronti dell’euro e la coppia EUR/USD scendeva (-0,40%) a 1,0326, indebolendo l’oro (-1,40% a 2.890 dollari il future) e il Bitcoin (-2,60%), venduto sotto quota 95 mila dollari.

I prezzi del petrolio cedono l’1%: Brent a 76 dollari e greggio WTI a 72,45 dollari al barile.

Il presidente della Fed, Jerome Powell, terrà oggi il suo secondo giorno di testimonianza davanti al Congresso alle ore 16 italiane.

Ieri ha ribadito che la banca centrale statunitense non ha fretta di tagliare nuovamente i tassi a breve termine, astenendosi dal commentare l'impatto delle politiche tariffarie del presidente Donald Trump.

Secondo i dati di Lseg, i trader si aspettano almeno un taglio dei tassi di 25 punti base da parte della Fed quest'anno e una probabilità del 40% di un'altra riduzione della stessa entità, in calo rispetto al 60% di ieri.

I dati sull’inflazione di gennaio diffusi oggi sono l'ultima lettura prima di qualsiasi impatto diretto delle misure tariffarie di Trump, entrate in vigore questo mese, tra cui un ulteriore dazio del 10% sulle merci cinesi e quelle su tutte le importazioni di acciaio e alluminio. In futuro, l'agenda politica in rapida evoluzione del presidente Trump sembra rendere difficile prevedere il percorso dell'inflazione.

"Continuiamo a credere che l'agenda politica commerciale, fiscale e di immigrazione dell'amministrazione Trump sarebbe leggermente inflazionistica", spiega Juneau and Park di Bank of America: “Mentre è più probabile che l'impatto si manifesti nella seconda metà dell'anno, l'imposizione di tariffe aggiuntive nelle prossime settimane potrebbe anticipare la tempistica".

"La combinazione di nuovi dazi, della testimonianza di Powell e dei dati chiave sull'inflazione crea una tempesta perfetta per la volatilità del mercato", secondo Lukman Otunuga, senior analyst di Fxtm. "Se i dazi aumentano i timori sull'inflazione, la Fed potrebbe essere costretta ad assumere un atteggiamento più 'hawkish', aggiungendo ulteriore incertezza", prevede l’esperto.

Lyft (-12%): prevede prenotazioni lorde per il primo trimestre tra i 4,05 e i 4,20 miliardi di dollari, al di sotto delle stime di 4,26 miliardi (dati LSEG).

Kraft Heinz (-3%): prevede un utile annuo rettificato per azione compreso tra 2,63 e 2,74 dollari, range inferiore alle stime medie degli analisti di 3,04 dollari (dati LSEG).

Biogen (-3%): su base rettificata prevede per il 2025 un utile compreso tra 15,25 e 16,25 dollari per azione rispetto ai 16,47 dollari guadagnati nel 2024 e meno di quanto previsto dagli analisti (16,34 dollari per azione).

Confluent (+15%): ricavi nel quarto trimestre per 261,2 milioni di dollari, battendo le stime degli analisti di 256,9 milioni (dati LSEG).

Super Micro Computer (+7%): ha annunciato che sarà in grado di presentare alla SEC le relazioni trimestrali e sull'anno fiscale 2025 a febbraio.

CVS Health (+9%): su base rettificata, ha registrato un utile nel quarto trimestre di 1,19 dollari per azione, in calo rispetto ai 2,12 dollari dell'anno precedente, ma superiore alla stima media degli analisti di 93 centesimi.

Netflix

Bernstein: ‘buy’ e prezzo obiettivo confermato a 1.200 dollari.

Coca Cola

JP Morgan: ‘buy’ e target price alzato da 70 a 74 dollari.

UBS: ‘buy’ e prezzo obiettivo aumentato da 72 a 78 dollari.

Boeing

UBS: ‘buy’ e target price sempre a 217 dollari.

Walmart

UBS: ‘buy’ e prezzo obiettivo sempre a 113 dollari.

Nike

UBS: ‘neutral’ e prezzo obiettivo confermato a 73 dollari.