Le speranze al ministero della Salute
“Nel Palazzo bianco. Una squadra al ministero. La sfida della vita. Una storia vera” di Nicola Del Duce letto da Tullio Fazzolari

“Nel Palazzo bianco. Una squadra al ministero. La sfida della vita. Una storia vera” di Nicola Del Duce letto da Tullio Fazzolari
Tutta colpa di Freud e della sua teoria della rimozione. O forse si preferisce discutere di altri argomenti. Sta di fatto che, nonostante siano ormai trascorsi più di due anni, dei terribili giorni della pandemia non si parla quasi mai. Quella sofferenza che ha accomunato l’intera umanità ha finora suscitato ben poco interesse nella letteratura, nel cinema e nella televisione. Perfino i virologi, per mantenere la visibilità appena conquistata, intervengono su tutt’altro dalla politica allo sport, all’alimentazione e si può scommettere che sarebbero pronti a dare il loro illuminato parere anche sulla cura estetica dell’addome. Ma fare come gli struzzi e fingere che non sia successo nulla non è l’atteggiamento più sensato.
E allora fa benissimo Nicola Del Duce a ripercorrere quella drammatica esperienza con “Nel Palazzo bianco. Una squadra al ministero. La sfida della vita. Una storia vera” (Solferino, 352 pagine, 20,50 euro). Che dopo il sottotitolo ci sia la dicitura “romanzo” non è affatto una contraddizione perché il format è esattamente quello del racconto ed è quasi un diario dell’autore e protagonista durante i lunghi mesi della pandemia. Si intersecano due piani narrativi. C’è quello del vissuto familiare in cui è facile riconoscere le preoccupazioni e le paure che tutti hanno avuto in quel periodo che sembrava non finire mai. Ma c’è soprattutto la testimonianza di chi ha dovuto quotidianamente impegnarsi nella lotta al coronavirus. E qui entra in scena la “squadra” di cui il libro racconta in maniera schietta tutto il lavoro senza nascondere né i successi né le difficoltà. Del Duce entra al ministero della Salute come portavoce di Roberto Speranza con cui condivide una lunga militanza politica. E anche se nei vecchi manuali quel ministero è a torto considerato di primissimo piano c’è una gran voglia di fare: miglioramenti nel welfare, abbattimento del costo dei medicinali e così via. Mentre ferve il lavoro nella direzione giusta e desiderata compare un flash d’agenzia: nella grande città cinese di Wuhan è comparso un virus che risulta incontrollabile. Sembra un fatto lontano e, invece, quattro mesi dopo la pandemia arriva in Italia. E a questo punto non c’è più spazio per realizzare i buoni propositi originari. Tutto lo sforzo deve concentrarsi su come combattere un nemico terribile e pressoché sconosciuto.
Nessuna decisione è facile né per il ministro né per il portavoce. Dare notizie sulla pandemia e aggiornare continuamente sul numero di morti e di contagi diffonde il panico? O piuttosto serve a mettere in guardia i cittadini e a dissuaderli da comportamenti rischiosi? Chiudere i locali è un danno per le attività economiche o è l’unico modo per evitare una ulteriore diffusione del virus? Interrogativi del genere si sono posti ogni giorno fra mille altre difficoltà. Dal racconto di Nicola Del Duce emerge un quadro completo di quanto avvenuto in quel periodo. Lo abbiamo vissuto tutti. Anche chi oggi preferisce non parlarne perché lo abbiamo superato. Ma se questo è stato possibile lo si deve a quanto veniva deciso e fatto “Nel Palazzo bianco”,