Ddl delega sull’Ia, girotondo di commenti e novità

Cosa si dice e non si dice sul ddl delega sull'Ia varato dal Senato. Ecco chi festeggia (Google) e chi avanza dubbi.

Mar 30, 2025 - 11:43
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Ddl delega sull’Ia, girotondo di commenti e novità

Cosa si dice e non si dice sul ddl delega sull’Ia varato dal Senato. Ecco chi festeggia (Google) e chi avanza dubbi

Dopo un anno o poco meno rispetto al primo annuncio in Consiglio dei Ministri, e dopo aver sfrondato mezzo migliaio di emendamenti, il Senato ha varato il primo corpus normativo sull’Intelligenza artificiale, ovvero il ddl delega sull’Ia.

GOOGLE FESTEGGIA

Festeggiano da Google, con Diego Ciulli (Head of Government Affairs and Public Policy, Google Italy) che sebbene premetta che “ci sarà modo di analizzare le singole disposizioni”, si lascia andare a complimenti e pacche sulle spalle indirizzate “al Senato della Repubblica – e al Dipartimento per la trasformazione digitale (Alessio Butti) che è stato il motore di quest’iniziativa”. Per l’uomo che cura gli affari politici di Mountain View in Italia si tratta di “una norma che lancia un messaggio chiaro: l’IA può portare enormi benefici, dalla sanità alla sicurezza, dal mondo del lavoro alla PA. Insomma, la legge italiana non si sovrappone all’AI Act europeo, anzi ne supera l’approccio iper regolatorio, tutto orientato al rischio, e punta al contrario su adozione e competitività”.

I DUBBI SUL DDL DELEGA SULL’IA

Tra i giuristi c’è qualche perplessità maggiore. Su X Andrea Venanzoni, Assegnista di ricerca in diritto pubblico all’Università degli Studi Roma Tre nonché firma de Il Foglio e di Tempi pone l’accento sulla governance: “Notevole anche l’articolo 18 che insignisce del titolo e della funzione di Autorità per l’intelligenza artificiale AGID e ACN, una diarchia meravigliosa che si sposa benissimo con le dinamiche dello sviluppo innovativo e che per coordinarsi dovrà istituire un ulteriore organo co-partecipato presso la Presidenza del Consiglio”.

GOVERNANCE, CHI SALE E CHI SCENDE

Sull’analisi della governance si sofferma anche Ipsoa: “acquisiranno ruolo da primi protagonisti, l’Agenzia per l’Italia digitale (AgID) e l’Agenzia per la cybersicurezza nazionale (ACN), designate dalla legge in commento quali autorità nazionali per l’intelligenza artificiale: la prima, specializzata nella supervisione tecnologica, acquisirà il ruolo di autorità di notifica con funzioni di accreditamento e monitoraggio dei soggetti incaricati di verificare la conformità dei sistemi di intelligenza artificiale; la seconda sarà autorità responsabile della vigilanza, con propri poteri sanzionatori, oltre che pilota dell’uso dell’IA per la cybersicurezza.” Parallelamente si evidenzia come “Pare relegato a una posizione arretrata il Garante della privacy, al quale laconicamente si assicura che non verranno sottratti poteri e compiti, tra i quali vanno annoverati quelli discendenti obbligatoriamente dall’AI Act (articolo 74, paragrafo 8) quale designata autorità competente per i sistemi di IA ad alto rischio utilizzati per l’attività di law enforcement, gestione delle frontiere, amministrazione della giustizia e processi democratici”.

FAVORIRE L’AI TRICOLORE (E L’EUROPA CHE DICE?)

Lo scorso dicembre Cesare Galli, professore di diritto industriale all’università di Parma, sul Foglio aveva parlato di un testo arrivato in Senato ridotto “a impegni generici, mentre i vincoli sono largamente discrezionali nella loro applicazione, col rischio che si ripeta ciò che è avvenuto per le biotecnologie e gli Ogm, con sequestri arbitrari di laboratori e aziende”.

Risultano stonate anche alcune trovate eccessivamente sovranistiche che rischiano di essere presto o tardi bacchettate dalla Ue: “Il contrasto col diritto UE è addirittura clamoroso per l’art. 5 del ddl, che impone alla PA che, nella scelta dei fornitori di sistemi e modelli di AI, siano “privilegiate quelle soluzioni che garantiscono la localizzazione e l’elaborazione dei dati critici presso data center posti sul territorio nazionale”, senza rispettare il principio della libera circolazione delle merci e dei servizi nell’Unione Europea”, veniva sottolineato.

IL PUNTO DELL’FNSI

“Da mesi la Federazione nazionale della Stampa italiana sostiene che l’intelligenza artificiale non possa essere uno strumento che produce informazione, in concorrenza con i giornalisti, divorando il patrimonio di notizie protette dal copyright e dal diritto d’autore”, il commento a caldo arrivato da Alessandra Costante, segretaria generale della Fnsi. “L’ok del Senato al disegno di legge delega – prosegue – ci consegna un motivo in più per chiedere agli editori al tavolo del rinnovo contrattuale il rispetto del lavoro e della proprietà intellettuale dei giornalisti. Consentire alle società che operano nell’ambito della IA di saccheggiare il lavoro dei colleghi significherebbe impoverire l’informazione ed esporre i cittadini al rischio di fake news”.

LE NOVITA’ DEL DDL SULL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Tra le novità si prevede che i sistemi di intelligenza artificiale destinati ad uso pubblico siano installati su server che sorgono nel territorio nazionale, in modo tale da garantire la sovranità e la sicurezza dei dati sensibili dei cittadini, eccetto quelli impiegati all’estero nell’ambito di operazioni militari. Tra le deroghe all’applicazione figurano anche le attività connesse alla sicurezza nazionale, alla cybersicurezza e alla difesa nazionale.

COL DDL IA ENNESIMO OSSERVATORIO

Viene istituito presso il Ministero del lavoro e delle politiche sociali l’Osservatorio sull’adozione di sistemi di intelligenza artificiale nel mondo del lavoro al fine di valutare e monitorare i rischi derivanti dall’impiego dei sistemi di IA in ambito lavorativo.

L’AI ENTRA NELLA PA

Per quanto riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione, sarà onere della stessa Pa garantire che agli interessati vada assicurata la conoscibilità del suo funzionamento e la tracciabilità del suo utilizzo, che dovrà comunque essere limitata a una funzione meramente strumentale e di supporto all’attività provvedimentale, nel rispetto dell’autonomia e del potere decisionale della persona che resta l’unica responsabile dei provvedimenti e dei procedimenti. Le pubbliche amministrazioni adottano misure tecniche, organizzative e formative, volte a garantire un utilizzo dell’intelligenza artificiale “responsabile” e a sviluppare le capacità trasversali degli utilizzatori .

L’AI IN TRIBUNALE?

Il dicastero della Giustizia potrà dare il via a esperimenti di intelligenza artificiale a patto che siano sempre riservate al magistrato le decisioni che riguardano l’interpretazione e l’applicazione della legge; la valutazione dei fatti e delle prove e l’adozione dei provvedimenti. Ci sarà modo di sfruttarla anche nell’ambito delle indagini. Si prevedono inoltre ritocchi al Codice penale: il parlamento delega il governo ad adottare, entro 12 mesi dalla entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi per adeguare e specificare la disciplina di casi illeciti in cui vengano utilizzati algoritmi di intelligenza artificiale perciò è ancora presto per parlarne.

L’AI NEGLI OSPEDALI

Per quanto riguarda l’uso dell’intelligenza artificiale in ambito sanitario, viene specificato che i sistemi di intelligenza artificiale nell’ambito sanitario avranno la funzione di sostenere i processi di prevenzione, diagnosi, cura e scelta terapeutica, lasciando impregiudicata la decisione, che deve sempre essere rimessa agli esercenti la professione medica e dato il ruolo in cui saranno incardinati dovranno essere affidabili, periodicamente verificati e aggiornati, nell’ottica di minimizzare il rischio di errori e migliorare la sicurezza dei pazienti. Tutte le novità dovranno essere prese in concerto con le Regioni.