Le radici dei bassi salari | L’analisi di Sergio De Nardis

Il rapporto sui salari dell’ILO ha riacceso i riflettori sulla bassa dinamica retributiva dell’Italia. Pur dedicando spazio al caso italiano, esso non aiuta però a inquadrare origini ed evoluzione del fenomeno. Vale la pena quindi ricordare che l’abbassamento dei salari reali per dipendente (potere d’acquisto) prende avvio in una fase precisa, nel 2010. Prima di […] L'articolo Le radici dei bassi salari | L’analisi di Sergio De Nardis proviene da Osservatorio Riparte l'Italia.

Mar 28, 2025 - 06:15
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Le radici dei bassi salari | L’analisi di Sergio De Nardis

Il rapporto sui salari dell’ILO ha riacceso i riflettori sulla bassa dinamica retributiva dell’Italia.

Pur dedicando spazio al caso italiano, esso non aiuta però a inquadrare origini ed evoluzione del fenomeno.

Vale la pena quindi ricordare che l’abbassamento dei salari reali per dipendente (potere d’acquisto) prende avvio in una fase precisa, nel 2010.

Prima di allora la dinamica italiana è simile a quelle tedesca e spagnola.

Dopo il 2010, sia Italia che Spagna comprimono i salari reali.

Il motivo è la crisi dell’euro (o dei debiti sovrani) che impone il recupero competitivo nei paesi che hanno subito l’improvviso inaridimento dei finanziamenti esteri.

L’atipicità italiana emerge, però, negli ultimi anni: la compressione del potere d’acquisto si interrompe infatti in Spagna nel 2018-19, quando i salari reali iberici riprendono a crescere; da in Italia invece la moderazione prosegue pur essendosi concluso il riallineamento competitivo.

È per queste dinamiche post-2010 che il potere d’acquisto dei lavoratori italiani è nel 2024 sceso del 5% sotto il livello del 1995, mentre quello spagnolo è sopra del 4% e quello tedesco del 13%.

In tutto ciò, la competizione dei Paesi emergenti, come fattore di depressione salariale, non ha ruolo: è una storia esclusivamente intra-euro.

Un’ulteriore rilevante qualificazione delle evoluzioni italiane degli ultimi anni riguarda l’aspetto settoriale.

La compressione del potere d’acquisto dopo il 2010 è nel terziario.

Sono i salari nei servizi a cadere in termini reali e a tirare giù la dinamica italiana.

Nella manifattura il potere d’acquisto invece cresce.

I salari reali nei servizi sono nel 2024 del 10% sotto il livello del 1995, quelli nella manifattura sono sopra del 10%.

Ma l’aumento del potere d’acquisto dei lavoratori dell’industria non ha impedito il recupero competitivo della manifattura, grazie a un andamento della produttività del lavoro, dal 2010, più forte di quello delle retribuzioni reali (deflazionate, in tal caso, con l’indice di prezzo del settore).

A riflesso di questi andamenti, la quota del salario nella manifattura è scesa in Italia nell’ultimo decennio più che in Germania, a indicare il recupero di competitività di costo nei confronti della manifattura tedesca.

In definitiva, gli opposti andamenti del potere d’acquisto nell’industria e nel terziario mostrano che la chiave dell’aumento delle retribuzioni reali italiane è certamente nel miglioramento della produttività dei servizi: i ritardi sono lì.

Tuttavia, emerge pure una tendenza italiana a perseverare nel contenimento salariale al di là di quanto richiesto dai passati motivi di recupero competitivo.

Tale tendenza è stata probabilmente favorita anche dalle politiche degli ultimi anni volte a sostenere le retribuzioni nette dei lavoratori attraverso la decontribuzione del costo del lavoro.

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