Il nuovo Muro di Berlino eretto in Ucraina | L’analisi di Massimo Nava
“Dal giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, decine di leader occidentali, commentatori, rappresentanti della NATO, analisti di politica estera, importanti media sono stati convinti sostenitori di quella che in psicologia si definisce “profezia che si autoavvera”, ossia quei meccanismi mentali che mettiamo in atto per confermare aspettative che supponiamo si realizzino”. Lo scrive Massimo Nava sul Corriere […] L'articolo Il nuovo Muro di Berlino eretto in Ucraina | L’analisi di Massimo Nava proviene da Osservatorio Riparte l'Italia.

“Dal giorno dell’invasione russa dell’Ucraina, decine di leader occidentali, commentatori, rappresentanti della NATO, analisti di politica estera, importanti media sono stati convinti sostenitori di quella che in psicologia si definisce “profezia che si autoavvera”, ossia quei meccanismi mentali che mettiamo in atto per confermare aspettative che supponiamo si realizzino”.
Lo scrive Massimo Nava sul Corriere della Sera.
“In altre parole, se crediamo che una situazione sia reale, agiremo come se lo fosse” scrive nella sua analisi.
“La palese violazione del diritto internazionale da parte della Russia e la conseguente condanna dell’invasione espressa dalla maggioranza dei Paesi rappresentati all’ONU sono state la bussola che ha ispirato tutte le decisioni e giudizi successivi: sostegno finanziario e militare a Kiev senza condizioni, sanzioni economiche e isolamento della Russia, promesse di rapida integrazione dell’Ucraina nella UE e nella NATO, censure e rimbrotti nei confronti delle poche voci critiche, inascoltate Cassandre, spesso bollate come filorusse.
Corollario di questo quadro, i frequenti riferimenti alla Storia, interpretata tuttavia a senso unico, per cui si sono amplificati i richiami a Churchill contro Hitler, a un’Europa forte, unita e belligerante capace di fermare e respingere il neoimperialismo russo, a un’Ucraina pacifica e democratica eletta a vittima sacrificale delle mire del Cremlino, all’idea che, come nel passato, il mondo libero dovesse trionfare sulla dittatura per il solo fatto di essere eticamente migliore e persino più forte.
A poco o nulla sono servite le analisi della situazione sul campo, non frutto di propaganda, bensì confermate da fonti ucraine e occidentali, ovvero che i rapporti di forza nelle trincee e nel confronto armato erano e sono eccessivamente sbilanciati a favore della Russia.
Questo nonostante la mole impressionante di armamenti ricevuti da Kiev nei tre anni di guerra.
A poco o nulla sono serviti gli allarmi sull’effettiva capacità degli ucraini di resistere, considerando peraltro l’altissimo numero di diserzioni e fughe all’estero, nonostante la legge marziale e la propaganda patriottica e tenendo conto della superiore potenzialità produttiva della macchina bellica russa rispetto alle pur consistenti forniture occidentali.
A poco o nulla sono servite le constatazioni sull’effettiva compattezza dell’Europa e dell’Occidente, quando in realtà le opinioni pubbliche e le stesse capitali si sono progressivamente divise sull’andamento del conflitto e sulle possibili vie d’uscita, nonostante una pervicace narrazione ufficiale non più condivisa dietro le quinte dell’establishment politico ed economico.
A poco o nulla sono servite analisi di natura economica, ovvero sul prezzo che l’Europa avrebbe pagato in conseguenza delle sanzioni, del taglio delle forniture energetiche e dei rapporti commerciali.
E sul prezzo che pagherà domani: tagliata fuori dalle trattative di pace, ma caricata di responsabilità morali e finanziarie verso l’Ucraina.
In questo quadro, la presunta unità occidentale strideva con il fatto oggettivo che gli Stati Uniti moltiplicavano le vendite di armi, petrolio e gas, mentre l’Europa s’impoveriva e ne subiva anche i contraccolpi politici, con l’avanzata dell’estrema destra populista ed euroscettica in molti Paesi e soprattutto in Francia e Germania, aprendo crepe profonde nel «motore» della UE.
A poco o nulla sono serviti infine i richiami alla genesi del conflitto, che non nasce dopo l’invasione russa del 2022, bensì in conseguenza della destabilizzazione del quadro politico ucraino e delle spinte autonomistiche del Donbass russofono, sostenute da Mosca e represse da Kiev, rimaste sospese dopo il fallimento degli accordi di Minsk firmati nel 2014 e nel 2015.
Accordi che, riletti oggi, disegnano una possibile fine del conflitto come un tragico gioco dell’oca, nel senso che centinaia di migliaia di morti e immense distruzioni ci riportano al punto di partenza: territori contesi che restano sotto controllo russo e che saranno probabilmente il prezzo che l’Ucraina dovrà pagare per la pace.
In pratica, un ibrido e osceno riconoscimento della violazione di quel diritto internazionale che si voleva a tutti i costi difendere.
Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, il diritto internazionale, in Ucraina come a Gaza, va ancora più rapidamente in soffitta, con buona pace delle anime belle.
La vecchia formula invocata inutilmente in Medio Oriente – terra in cambio di pace – in Ucraina si traduce in un cinico “terre in cambio di pace”, laddove per “terre” s’intende il granaio d’Europa, che sarà sfruttato dalle multinazionali del settore agroalimentare, e “terre rare”, ovvero il ricchissimo patrimonio minerario dell’Ucraina, su cui metteranno le mani gli Stati Uniti come precondizione per ottenere ancora aiuti militari e investimenti nella ricostruzione.
Quanto alle promesse di ingresso nella UE e nella NATO, rimarranno nell’aria, senza scadenza, accarezzate dalle prossime generazioni di ucraini impoveriti, disperati e soprattutto traditi.
Ciò che ieri veniva affermato come “irreversibile” e “prossimo” oggi è considerato “illusorio”.
Quanto ai richiami storici, l’unico che oggi sembra ancora considerabile è anche il più eticamente grottesco: il nuovo Muro di Berlino eretto in Ucraina, ovvero la riproposizione delle due Germanie, una protetta dall’Europa e dall’Occidente, l’altra, più piccola, controllata dalla Russia, in un limbo diplomatico e legale in attesa che si realizzi, come nelle favole, il sogno della riunificazione” conclude Nava.
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