L’altra faccia del caporalato: non solo Sud, le Regioni in cui i lavoratori agricoli vengono sfruttati di più
Il caporalato non è solo un fenomeno del Mezzogiorno: anche nel Nord Italia si annida lo sfruttamento della manodopera agricola, pur assumendo forme più raffinate e meno visibili. A rivelarlo è il nuovo report dell’associazione ambientalista Terra!, che amplia l’indagine iniziata con la Lombardia e oggi si concentra su Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia,...

Il caporalato non è solo un fenomeno del Mezzogiorno: anche nel Nord Italia si annida lo sfruttamento della manodopera agricola, pur assumendo forme più raffinate e meno visibili.
A rivelarlo è il nuovo report dell’associazione ambientalista Terra!, che amplia l’indagine iniziata con la Lombardia e oggi si concentra su Piemonte, Veneto e Friuli Venezia Giulia, territori spesso considerati immuni da certe dinamiche.
Il dossier mette in luce una verità scomoda: anche i distretti agricoli più ricchi e strutturati possono essere teatro di uno sfruttamento sistemico, con lavoratori – per la maggior parte stranieri – costretti a operare in condizioni precarie, tra lavoro grigio, salari da fame e mancanza di tutele.
I territori osservati: Cuneo, Treviso e il Friuli
Il focus si concentra su tre aree chiave:
- le Langhe e la provincia di Cuneo, cuore delle produzioni ortofrutticole e vinicole piemontesi;
- la provincia di Treviso, patria del Prosecco, dove la raccolta delle uve richiede manodopera stagionale massiccia;
- il Friuli Venezia Giulia, crocevia della rotta balcanica dei migranti, con un settore vitivinicolo in espansione.
In tutte queste aree, l’agricoltura è un pilastro identitario ed economico. Eppure, proprio qui si stanno aprendo inchieste giudiziarie per sfruttamento, come accaduto nelle Langhe a partire da aprile 2024.
Nemmeno i territori più ricchi sono al riparo – sottolinea Maria Panariello, curatrice del dossier – le falle della filiera agroalimentare ricadono sempre sui più fragili.
Chi sono i nuovi lavoratori sfruttati?
L’identikit è chiaro: persone migranti, spesso richiedenti asilo ospitati nei CAS, senza legami sul territorio e quindi più esposti al ricatto. Se un tempo erano soprattutto lavoratori dell’Est Europa, oggi questi si stanno spostando in paesi con condizioni migliori, lasciando spazio a manodopera proveniente dall’Africa subsahariana e dal Sud-Est asiatico.
Le modalità di reclutamento sono opache: intermediazioni informali tra connazionali, passaparola, contratti irregolari. La precarietà legale e sociale rende difficile denunciare abusi.
“La legge Bossi-Fini è una delle radici del problema – spiega Fabio Ciconte, presidente di Terra! – andrebbe superata per consentire ingressi regolari e trasparenti nel mondo del lavoro”.
Non solo caporali: le nuove frontiere dello sfruttamento
Il caporalato oggi si nasconde dietro forme apparentemente legali:
- finte cooperative, create unicamente per gestire forza lavoro e aggirare i controlli;
- partite IVA fittizie, usate per mascherare rapporti di lavoro subordinato;
- codici ATECO manipolati, per non rientrare nei controlli previsti per l’agricoltura;
- lavoro grigio, con impieghi annuali ma solo alcune giornate registrate, giusto per accedere agli ammortizzatori sociali.
Secondo il dossier, in Italia si stimano circa 230 mila lavoratori agricoli irregolari. Il 40% delle ore lavorate nel settore non viene registrato, e anche al Centro-Nord il tasso di irregolarità supera il 20-30%.
Saluzzo e la speranza del cambiamento
Non mancano però segnali incoraggianti. A Saluzzo, in provincia di Cuneo, un tempo simbolo dello sfruttamento bracciantile, oggi si sperimenta un modello virtuoso basato su una accoglienza strutturata per i lavoratori stagionali e su percorsi di formazione, ma anche su posti letto e servizi dedicati e sulla collaborazione tra enti pubblici, terzo settore, aziende e istituzioni locali.
Il modello è stato adottato anche dalla prefettura di Cuneo, che ha promosso un Protocollo d’intesa tra 15 Comuni dell’Albese e il Consorzio di tutela, con l’obiettivo di garantire condizioni dignitose ai lavoratori stagionali.
In Lombardia qualcosa si muove (ma lentamente)
Anche in Lombardia il tema comincia a entrare nell’agenda politica, grazie all’azione di alcuni consiglieri regionali. Sono iniziate audizioni in commissione agricoltura e sono state avanzate 10 raccomandazioni chiave, tra cui:
- istituzione di un sistema informativo regionale sul lavoro agricolo
- creazione di un Osservatorio regionale
- interventi su trasporti e alloggi
- incentivi all’adesione alla Rete del Lavoro Agricolo di Qualità, che seleziona aziende eticamente corrette
In ogni caso, ancora molto debole resta la sensibilità istituzionale sul tema: finora si è parlato quasi solo di vigilanza e controllo, poco o nulla sulle cause profonde del fenomeno.
Il dossier di Terra! è una fotografia impietosa ma necessaria. Il Nord Italia non è un’oasi felice: dietro etichette DOC e produzioni di eccellenza si nasconde un sistema che troppo spesso scarica i suoi costi sulla pelle dei più deboli.
Contrastare il caporalato non significa solo reprimere gli abusi, ma ripensare il modello agricolo, dalla distribuzione dei prezzi alla filiera del reclutamento, passando per politiche migratorie più eque e infrastrutture di accoglienza dignitose.
QUI il report completo.
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