La variabile India nei consumi di energia e materie prime

Entro il 2033, il Pil dell’India potrebbe triplicare, ma sarà probabilmente una crescita che combina una minore intensità energetica, un mix energetico diversificato e un aumento delle importazioni di materie prime. È quanto emerge dal nuovo rapporto Horizons di Wood Mackenzie, intitolato “Eye on the tiger: How higher Indian economic growth could impact global energy […] The post La variabile India nei consumi di energia e materie prime first appeared on QualEnergia.it.

Mar 28, 2025 - 17:19
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La variabile India nei consumi di energia e materie prime

Entro il 2033, il Pil dell’India potrebbe triplicare, ma sarà probabilmente una crescita che combina una minore intensità energetica, un mix energetico diversificato e un aumento delle importazioni di materie prime.

È quanto emerge dal nuovo rapporto Horizons di Wood Mackenzie, intitolato “Eye on the tiger: How higher Indian economic growth could impact global energy markets” (link in basso).

A differenza della Cina dei primi anni 2000, caratterizzata da un’espansione altamente energivora, la crescita dell’India sarà più bilanciata, con un focus sulla produzione ad alto valore aggiunto e sulle energie rinnovabili, si spiega. Questa traiettoria potrebbe accelerare la transizione dell’India verso un’economia a basse emissioni, anticipando l’obiettivo della neutralità climatica, attualmente fissato al 2070.

Da 3,2 a 9 migliaia di miliardi di Pil

Secondo lo scenario di crescita elevata tracciato nel report, entro il 2033, l’economia indiana raggiungerà un valore di quasi 9.000 miliardi di dollari, quasi il triplo rispetto ai 3.200 miliardi attuali.

Congiuntamente, la domanda di carbone raddoppierà quasi fino a 2,2 miliardi di tonnellate; il consumo di petrolio salirà a 8,2 milioni di barili al giorno, rispetto ai 5,6 milioni attuali; la richiesta di acciaio aumenterà del 9% annuo, arrivando a 317 milioni di tonnellate; e la domanda elettrica raggiungerà i 4.000 TWh, con una crescita significativa della produzione sia da carbone che da fonti rinnovabili.

A differenza della Cina nei primi anni 2000, l’industria indiana consuma meno energia per unità di Pil. Secondo le previsioni di Wood Mackenzie, entro il 2033 la produzione di acciaio e cemento dell’India sarà solo un terzo di quella cinese nel 2011. Inoltre, rinnovabili e veicoli elettrici contribuiranno ulteriormente a ridurre l’intensità energetica del Paese.

L’impatto su prezzi ed emissioni

Anche per questo, per quanto riguarda l’impatto sui prezzi globali, l’aumento della domanda indiana di petrolio non dovrebbe provocare impennate significative, con un impatto previsto sul prezzo del Brent di soli 1-3 dollari al barile.

Anche nel mercato del gas naturale liquefatto (GNL), l’aumento della domanda indiana di 10 milioni di tonnellate annue si verificherà in un periodo di attesa discesa dei prezzi globali, limitando eventuali rialzi.

Nel settore del carbone, la produzione indiana potrebbe raggiungere 1.800 milioni di tonnellate entro il 2033, garantendo la sicurezza energetica del Paese. Tuttavia, l’India continuerà a importare circa 200 milioni di tonnellate dai mercati internazionali, con un possibile aumento del prezzo del carbone termico via mare da 107 a 110 dollari per tonnellata.

L’aumento iniziale delle emissioni di CO₂, dovuto all’espansione del carbone, potrebbe essere compensato da una transizione più rapida verso le tecnologie a basse emissioni dopo il 2030.

Se l’India riuscirà a replicare la strategia cinese post-2010, investendo nelle filiere a monte di fotovoltaico, eolico, veicoli elettrici e minerali critici, l’incremento delle emissioni nei primi anni 2030 sarà solo temporaneo: una crescita più forte potrebbe gettare le basi per una decarbonizzazione più rapida e duratura.

Le opportunità per l’India e per gli esportatori

L’aumento della domanda energetica indiana, si legge nel report, è un’opportunità per i principali esportatori di materie prime, come Russia, Medio Oriente, Australia, Indonesia e Sudafrica.

Tuttavia, secondo Wood Mackenzie, gli investitori dovranno muoversi rapidamente prima che le aziende locali aumentino la propria capacità produttiva.

Come detto, si stima che l’India dovrà investire 600 miliardi di $ nel settore elettrico entro il prossimo decennio, creando opportunità significative per lo sviluppo di capacità di generazione, infrastrutture di rete e catene di approvvigionamento.

Il governo indiano – conclude il report – oggi è in una buona posizione per implementare strategie innovative che bilancino sicurezza energetica, riduzione delle emissioni e crescita economica, mantenendo al contempo l’accesso all’energia a prezzi contenuti.

Con politiche di supporto efficaci come procedure di approvazione semplificate, incentivi per le rinnovabili e partenariati pubblico-privato, l’India potrebbe ridurre significativamente la dipendenza dalle importazioni di materie prime dopo il 2035. Ciò migliorerebbe la bilancia commerciale, ridurrebbe il debito pubblico e rafforzerebbe le riserve valutarie.

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