"La coscienza di cittadino. L’impegno per la verità"

Le toccanti parole di Paolo Siani durante l’evento. E la sua lotta al cyberbullismo

Apr 3, 2025 - 07:05
 0
"La coscienza di cittadino. L’impegno per la verità"

"La morte di Giancarlo è stata un colpo al cuore perché insieme stavamo cominciando la nostra vita – ci racconta il fratello, Paolo Siani –: io da medico, lui da giornalista. Avevamo un legame fortissimo che ci portava a parlare tanto, a confrontarsi e a comunicare su qualsiasi argomento. Giancarlo era un ragazzo allegro, appassionato di pallavolo. Era tifoso del Napoli e andava allo stadio. Sentiva fortemente questa sua coscienza di essere cittadino e di impegnarsi attraverso la sua professione – aggiunge – perchè amava raccontare le cose affinché potessero essere utili agli altri. Non era un ragazzo cupo, insicuro, che faceva la guerra alla camorra, ma un bravo giornalista alle prime armi che si occupava di riportare notizie. Era un giornalista ’abusivo’, così gli piaceva descriversi. Non era assunto dal giornale per cui lavorava e percepiva compensi irrisori. Ma era spinto da questo senso di curiosità e con coraggio andava sul luogo dell’accaduto per raccontare il fatto di cronaca nera, senza paura. Provava a fare il giornalista sperando un giorno di essere assunto. Giancarlo non appariva preoccupato in quei giorni – ricorda – una volta gli chiesi quanto fosse sicuro e quanto avrebbe rischiato con il suo lavoro. Lui non pensava di essere in pericolo".

Ma allora perché è stato ucciso? "Stava lavorando su Torre Annunziata e il 10 giugno 1985 aveva scritto un pezzo in cui svelava un fatto grave tra camorristi e mafiosi: quest’ultimi avevano venduto un camorrista alla polizia. Era un fatto gravissimo per i codici d’onore della mafia, così decisero di uccidere Giancarlo". Era il 23 settembre 1985.

L’attività di sensibilizzazione di Paolo Siani va anche oltre la lotta alla mafia, arrivando a contrastare un altro fenomeno pericoloso, quello del cyberbullismo. "Per la Ong Bullismo senza frontiere siamo al diciottesimo posto nel mondo nel periodo 2022-2023 per numero di casi gravi di bullismo e cyberbullismo scolastico – denuncia Siani, che di professione fa il pediatra e che ha recentemente scritto un libro sull’argomento –. Si parla di ben 32.600 casi segnalati. Ed è probabile si tratti di una sottostima, perché c’è un sommerso: chi subisce il fenomeno non sempre ne parla. E comunque il bullismo è molto difficile da riconoscere nell’immediato".

Leonardo Meacci