America first, economy last? Gli effetti globali dei super dazi di Trump

La politica dei dazi “reciproci” annunciata con grande enfasi il 2 aprile da Donald Trump rischia di innescare una spirale di aumenti dei prezzi su scala globale, infliggendo un colpo durissimo all’economia mondiale – inclusa quella statunitense – come non si vedeva da decenni. Con il cosiddetto “Liberation Day”, l’amministrazione statunitense ha imposto pesanti tariffe […] The post America first, economy last? Gli effetti globali dei super dazi di Trump first appeared on QualEnergia.it.

Apr 3, 2025 - 21:33
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America first, economy last? Gli effetti globali dei super dazi di Trump

La politica dei dazi “reciproci” annunciata con grande enfasi il 2 aprile da Donald Trump rischia di innescare una spirale di aumenti dei prezzi su scala globale, infliggendo un colpo durissimo all’economia mondiale – inclusa quella statunitense – come non si vedeva da decenni.

Con il cosiddetto “Liberation Day”, l’amministrazione statunitense ha imposto pesanti tariffe doganali (tra il 36% e il 49%) su importazioni provenienti da Paesi come Vietnam, Cambogia, Thailandia e Cina (34%), con l’intento dichiarato di colpire il sistema della delocalizzazione produttiva in Asia.

Ma la scure dei dazi, in vigore dal 5 aprile, non risparmia neanche storici partner commerciali degli USA: Regno Unito, Giappone e Unione europea, dopo Canada e Messico, sono anch’essi finiti nel mirino.

Secondo Trump, gli Stati Uniti sono stati “derubati” per anni da un sistema commerciale ingiusto, e i nuovi dazi vogliono riportare equilibrio. Tuttavia, nel calderone delle giustificazioni addotte vengono mescolati arbitrariamente temi fiscali, ambientali e normativi, ignorando la complessità degli accordi commerciali internazionali, che richiederebbero valutazioni settoriali e un approccio multilaterale.

Conseguenze dirette: imprese e consumatori a rischio

Chi pagherà il prezzo di questa svolta protezionistica saranno soprattutto le imprese e i consumatori, in particolare quelli meno resilienti. L’aumento dei prezzi è solo il primo effetto: molte aziende straniere potrebbero decidere di abbandonare il mercato statunitense, scoraggiate dai costi elevati causati da un mosaico tariffario frammentario e in continua evoluzione. Un esempio: i dazi sulle auto estere sono già al 25%.

Bisogna infatti considerare una molteplicità di effetti che i dazi potrebbero innescare. Alcune aziende straniere potrebbero anche decidere di aprire stabilimenti negli Usa per evitare i dazi, ma sembra improbabile che i vantaggi portati da un numero limitato di nuove aziende negli Usa, in termini di occupazione, Pil e gettito fiscale aggiuntivo, andrebbero a compensare gli svantaggi generati dalla scomparsa di attività che negli stessi finora ruotavano attorno ai molti beni e servizi importati dall’estero.

Un più difficile accesso di beni e servizi stranieri negli Usa potrebbe ridurre la concorrenza interna, rallentare l’innovazione e rendere gli Stati Uniti dipendenti da poche grandi aziende nazionali, con effetti distorsivi sul mercato.

Ma qual è il vero obiettivo della strategia autarchica di Trump? Raccogliere gettito doganale per finanziare tagli fiscali? Proteggere le imprese nazionali? Riequilibrare la bilancia commerciale? L’incertezza regna sovrana, e le domande si moltiplicano: quale sarà l’effetto sui flussi internazionali di acquisto di titoli di Stato americani, considerati un bene rifugio globale?

In ogni caso, il risultato sembra convergere su un unico punto: famiglie e imprese dovranno pagare di più per beni e servizi, oppure tagliare i consumi. Una perdita netta per l’economia reale.

La strategia negoziale e i rischi macroeconomici

Un’ipotesi plausibile è che l’obiettivo della Casa Bianca sia forzare altri Paesi ad aprire rapidamente nuovi negoziati commerciali. Ma la tempistica è incerta e una “guerra dei dazi” potrebbe durare mesi, se non anni, con il rischio di un apprezzamento del dollaro che – anziché migliorare la bilancia commerciale statunitense – potrebbe aggravarla, rendendo più cari i prodotti americani all’estero.

In realtà, un dollaro più debole favorirebbe le esportazioni statunitensi e potrebbe contenere l’inflazione interna, ma Trump sembra voler percorrere una strada opposta, basata su una retorica di forza che potrebbe ritorcersi contro l’economia americana.

I Paesi colpiti reagiranno? È probabile. Potrebbero introdurre misure di ritorsione e rivedere le proprie politiche industriali e commerciali, fino a isolare gli Stati Uniti dal sistema multilaterale.

Le stime non sono rassicuranti: Goldman Sachs prevede una riduzione del Pil statunitense di quasi due punti percentuali, mentre J.P. Morgan stima una contrazione di almeno l’1% del PIL globale in caso di contromisure da parte di Cina e Ue. Altri analisti paventano una crescita dell’inflazione negli Usa, con una Federal Reserve già sotto pressione e riluttante ad abbassare i tassi, contrariamente ai desiderata di Trump.

Il rischio maggiore? La stagflazione: stagnazione economica accompagnata da inflazione elevata.

E l’energia? Volatilità e ostacoli alla transizione

Veniamo al settore energetico. Sebbene le nuove tariffe prevedano un’imposta base del 10% su tutte le importazioni, alcune materie prime energetiche – come petrolio, gas naturale e prodotti raffinati – sono state esentate, offrendo un beneficio, anche se solo immediato, alle imprese energetiche statunitensi.

Tuttavia, il mercato ha reagito con preoccupazione: i prezzi del greggio sono scesi di circa il 5% subito dopo l’annuncio, per il timore che la guerra commerciale globale possa rallentare la crescita economica e, di conseguenza, la domanda di energia.

Ma l’impatto più profondo potrebbe colpire la filiera delle energie rinnovabili. I dazi rischiano infatti di aggravare la già delicata carenza di componenti essenziali (come trasformatori, inverter e moduli), scoraggiando nuovi investimenti e rallentando innovazione e crescita del settore.

L’industria statunitense del solare e dell’eolico potrebbe dunque subire una brusca battuta d’arresto, con effetti negativi su occupazione, competitività e obiettivi di decarbonizzazione. E per il resto del mondo?

Cosa accadrà all’economia mondiale e a tutti noi davanti a questo duro approccio protezionistico lo capiremo nelle prossime settimane e mesi.

Siamo comunque nella totale incertezza: è finita l’era della globalizzazione, come scrive oggi il Wall Street Journal? Intanto le borse di tutto il mondo crollano per mano di un uomo e del suo staff che hanno deciso di giocare con l’economia e la vita di tanti.The post America first, economy last? Gli effetti globali dei super dazi di Trump first appeared on QualEnergia.it.