Guerra dei dazi, Meloni convoca le categorie e ostenta tranquillità: “Panico e allarmismo possono fare più danni”

Vertice di governo lunedì, poi martedì l’incontro con i rappresentanti delle varie categorie produttive. Ma la parola d’ordine di Giorgia Meloni nel corso del Consiglio dei ministri di lunedì è stata soprattutto una: calma. Perché “panico e allarmismo possono fare più danni dei dazi”. Le imprese, però, esigono risposte rapide e un piano d’azione che […] L'articolo Guerra dei dazi, Meloni convoca le categorie e ostenta tranquillità: “Panico e allarmismo possono fare più danni” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Apr 4, 2025 - 19:59
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Guerra dei dazi, Meloni convoca le categorie e ostenta tranquillità: “Panico e allarmismo possono fare più danni”

Vertice di governo lunedì, poi martedì l’incontro con i rappresentanti delle varie categorie produttive. Ma la parola d’ordine di Giorgia Meloni nel corso del Consiglio dei ministri di lunedì è stata soprattutto una: calma. Perché “panico e allarmismo possono fare più danni dei dazi”. Le imprese, però, esigono risposte rapide e un piano d’azione che miri a limitare il più possibile l’impatto inevitabile sull’economia italiana ed europea.

A questa richiesta il governo non è ancora in grado di dare una risposta. Per questo si riunirà di nuovo lunedì per stabilire quale strategia adottare in risposta ai dazi imposti da Donald Trump che, in questo caso, non sembra aver badato troppo al rapporto privilegiato, almeno agli occhi della premier, col governo di Roma, colpendolo proprio come le altre cancellerie europee. “Ho deciso di chiedere ai due vicepremier, al ministro dell’Economia, dell’Industria, dell’Agricoltura, delle Politiche Europee di vederci lunedì pomeriggio e di portare ciascuno per la propria competenza uno studio sull’impatto che questa situazione può avere per la nostra economia”, ha detto, da quanto si apprende, nel corso del Cdm. Una strategia che dovrà essere poi presentata il giorno dopo all’incontro con i vertici delle categorie a Palazzo Chigi.

La presidente del Consiglio non nega che la mossa della Casa Bianca sia “sbagliata“, ma sostiene che l’Unione europea, e di conseguenza anche l’Italia, sia in grado di assorbire lo shock provocato dalla decisione dell’amministrazione americana. “Come sapete – ha detto – gli Stati Uniti hanno annunciato due giorni fa dazi su merci e prodotti importati da gran parte degli Stati del mondo, prevedendoli del 20% su molti prodotti dell’Unione europea. Queste tariffe si aggiungeranno a quelle già previste per specifiche merci e prodotti come automobili (25%), acciaio e alluminio. Come ho già detto, penso che questa decisione dell’Amministrazione Trump sia sbagliata, perché le economie delle nazioni occidentali sono fortemente interconnesse e politiche protezionistiche così incisive danneggeranno non solo l’Ue ma anche gli Stati Uniti. Qualsiasi ostacolo agli scambi internazionali è penalizzante per una nazione come l’Italia che ha una lunga tradizione di commercio con l’estero e che può contare sulla grande forza del Made in Italy. I dazi tra economie equivalenti, per noi, non sono mai una buona notizia”.

Detto questo, ha aggiunto la premier, “è presto per valutare le conseguenze effettive prodotte da questa nuova situazione sul nostro Pil e sulla nostra economia. Certamente, però, il panico e l’allarmismo possono causare danni ben maggiori di quelli strettamente connessi con i dazi”. E prova a citare numeri a conforto della sua teoria, non tenendo conto, però, delle diversità tra Paesi europei, con l’Italia che è uno dei principali esportatori: “Pochi giorni fa, in un’audizione davanti al Parlamento europeo, la presidente della Bce Lagarde ha detto che ‘un dazio statunitense del 25% sulle importazioni dall’Europa ridurrebbe la crescita dell’area dell’euro di circa 0,3 punti percentuali nel primo anno’. Quindi, dei dazi al 20% dovrebbero portare a una riduzione del Pil europeo inferiore allo 0,3% finora stimato. È certamente un impatto significativo, ma di un ordine di grandezza affrontabile. Molto diversa è la situazione che si potrebbe creare nel caso in cui si scatenassero panico e aspettative negative tra i consumatori, portando quindi a una contrazione dei consumi e degli investimenti delle imprese. Il compito di tutte le istituzioni, non solo del governo, è quello di riportare l’intera discussione alla reale dimensione del problema”.

Lei stessa conferma che il principale obiettivo, al momento, deve essere quello di capire il prima possibile quali siano le conseguenze sull’economia italiana che rischia di essere tra le più penalizzate di tutta Europa: “L’obiettivo è avere in tempo breve un’idea il più possibile chiara, per l’economia italiana e del quadro complessivo, dell’impatto e dei settori maggiormente danneggiati nei diversi scenari, una linea d’azione per sostenere quelle filiere, un set di proposte da portare in Europa su come affrontare e rispondere a questa crisi e una linea di negoziato con gli Stati Uniti. Ci troviamo davanti ad un’altra sfida complessa, ma abbiamo tutte le carte in regola per superare anche questa”. Il primo passo, secondo la premier, è quello di avviare immediatamente un dialogo con Washington: “Bisognerà ovviamente avviare una trattativa con gli Stati Uniti – ha aggiunto – Credo che questo nuovo choc che colpisce l’Europa, dopo la pandemia e la guerra in Ucraina ancora in corso, possa essere l’occasione per affrontare questioni che l’Unione europea ha trascurato da tempo”. E ha così puntato il dito contro le politiche ambientali: “Penso alle regole ideologiche e non condivisibili del Green Deal, al rafforzamento della competitività delle nostre imprese, all’accelerazione del mercato unico e alla necessità di una maggiore semplificazione, visto che siamo soffocati dalle regole. Dobbiamo riflettere su questi punti che hanno rappresentato di fatto dei ‘dazi’ che l’Unione europea si è autoimposta“.

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