Grandinetti, PWC: «Bisogna rendere fiscalmente detraibile lo sport, considerandolo come un farmaco»
Sull’attività sportiva in Italia, i numeri chiedono un intervento immediato e urgente. Nel 2023 solamente il 36,9% della popolazione dai 3 anni in su praticava uno o più sport nel suo tempo libero (fonte: ISTAT). Sul totale, il 28,3% fa sport con costanza, mentre l’8,6% solamente in modo saltuario. Numeri in crescita di 2,6 punti […] L'articolo Grandinetti, PWC: «Bisogna rendere fiscalmente detraibile lo sport, considerandolo come un farmaco» proviene da ilBollettino.

Sull’attività sportiva in Italia, i numeri chiedono un intervento immediato e urgente. Nel 2023 solamente il 36,9% della popolazione dai 3 anni in su praticava uno o più sport nel suo tempo libero (fonte: ISTAT). Sul totale, il 28,3% fa sport con costanza, mentre l’8,6% solamente in modo saltuario. Numeri in crescita di 2,6 punti percentuali rispetto al 2022, ma che rimangono indietro alla media UE-27. In Germania è il 49% dei giovani ad allenarsi con costanza, in Danimarca il 54% e in Svezia il 55% (fonte: Eurostat).
In particolare, preoccupa la quota di sedentari nel nostro Paese che, seppur in calo del 2,2% rispetto al 2022, ancora oggi è pari al 35%. Si aggiungono alla lista coloro che svolgono attività extra come le passeggiate o il ciclismo non agonistico. Si tratta del 27,9% dei giovani, con una predominanza delle donne (29,4%) rispetto agli uomini (26,2%).
Un altro fattore che desta preoccupazioni è l’attività sportiva tra gli adulti e gli anziani. Nel range che va dai 55 e i 74 anni, il picco lo si raggiunge nella fascia 55-59 anni col 33,1% che dichiara di svolgere attività fisica regolare, mentre per gli over 75 il 65,5% afferma di non allenarsi in alcun modo, nemmeno saltuariamente. Si evincono così conseguenze che rischiano di risultare sempre più evidenti anche per la spesa sanitaria pubblica. Diverse ricerche affermano che il progressivo invecchiamento della popolazione in Italia e il fenomeno della sedentarietà sempre più radicato possono portare a un incremento significativo dei costi da sostenere per la sanità. Entro il 2050 potrebbe arrivare a 220 miliardi di euro, ossia il 9,5% del PIL, in aumento rispetto ai 130 miliardi di euro attuali, equivalenti al 6,7% del Prodotto Interno Lordo totale.
Sono diversi i fattori che hanno portato a una situazione di questo tipo. Sotto la lente di ingrandimento le poche infrastrutture pubbliche e private messe a disposizione tanto dagli istituti di istruzione quanto dai Comuni stessi. In totale, l’Italia conta 77.000 impianti sportivi, con le amministrazioni comunali che detengono e gestiscono il 63% del totale, mentre il 37% è gestito da soggetti privati, tra cui istituzioni religiose, società sportive e altri proprietari.
Un ambito in cui uno sviluppo potrebbe portare a benefici tangibili innanzitutto dal punto di vista economico, considerando il valore dello sport nel sistema Paese. Nel 2023 ha rappresentato l’1,8% del PIL, generando 24 miliardi di euro totali. Dati che rimangono in forte crescita, tanto che si stima un aumento del +8% ogni anno fino al 2025 e del +37,7% se si prende il 2030 come periodo di riferimento. E poi dal punto di vista della promozione dell’attività sportiva, tanto tra gli adulti quanto tra i più giovani.
Le parole di Alessandro Grandinetti

«I rischi collegati ad uno stile di vita troppo sedentario sono noti. Per promuovere una consapevolezza sul tema, è cruciale sviluppare un approccio strategico che combini incentivi fiscali per la salute, investimenti mirati in infrastrutture sportive e una maggiore sensibilizzazione sui benefici dell’esercizio fisico. Un esempio concreto di questa visione è la proposta di rendere fiscalmente detraibile l’attività fisica, considerandola come un “farmaco” prescritto dai medici» dice Alessandro Grandinetti, Partner di PwC Italia.
«Sul piano pratico, incentivare gli spostamenti in bicicletta, per esempio, richiede necessariamente anche qualche riflessione su un tema centrale come quello della sicurezza. Esiste la possibilità che il numero di incidenti che coinvolgono ciclisti, purtroppo in crescita, finisca per fermare o addirittura invertire una dinamica positiva che si era manifestata con una crescente propensione all’uso delle due ruote. La mobilità attiva ha ripercussioni positive sulla salute ma anche le migliori intenzioni sono difficilmente applicabili nella pratica quotidiana se i luoghi cardine delle proprie giornate sono troppo lontani. Ne consegue che, a volte, prendere i mezzi pubblici, la propria automobile o servizi di car-sharing è una scelta quasi obbligata. Lo sport, proprio per la sua forza e per sua natura, non può essere considerato soltanto una faccenda pubblica. Anche il settore privato ha il dovere di promuovere l’attività sportiva, nell’interesse economico del Paese».
Focus sui giovani
Rimane sotto la lente d’ingrandimento l’inattività dei più giovani. Quali strategie potrebbero essere efficaci per incentivare a fare più sport?
«In Italia, secondo l’ISTAT, il 62,1% dei ragazzi tra i 6 e i 17 anni pratica sport in modo continuativo. La restante parte o lo pratica in modo saltuario (6,33%), o pratica solo qualche attività fisica (14,14%) o non pratica sport né attività fisica (17,43%). Le tecnologie e le piattaforme di allenamento virtuale e i dispositivi indossabili possono giocare un ruolo cruciale nell’avvicinare i ragazzi allo sport, grazie soprattutto a una maggiore possibilità di accedere in tempo reale ad informazioni di professionisti e alla tracciabilità dei progressi. Inoltre, le iniziative che integrano il gioco competitivo, come le sfide social su piattaforme di fitness, potrebbero stimolare la partecipazione dei più giovani. Tuttavia, persiste una carenza di infrastrutture sportive adatte: i dati dimostrano che 6 scuole su 10 non hanno impianti sportivi».
Il Ministro Abodi ha definito lo sport una difesa immunitaria sociale. In che modo l’attività fisica può contribuire al benessere collettivo e alla produttività del Paese?
«L’attività fisica può migliorare la qualità di vita e soprattutto permette di sviluppare sinergie positive tra benessere, individuale e collettivo, e produttività. Il settore sportivo può quindi avere un ruolo fondamentale non solo per la salute degli individui ma anche per lo sviluppo economico del Paese. Uno studio trentennale dell’Università di Harvard ha dimostrato che l’attività fisica giornaliera (tra i 150 e 300 minuti a settimana di attività di moderata intensità, o tra i 75 e 150 minuti a settimana di attività ad intensità vigorosa) riducono il rischio di morte prematura fino al 21%, e l’OMS ha più volte richiamato l’attenzione sugli aspetti positivi specifici per adolescenti e bambini (tra cui anche prestazioni scolastiche migliori), e per donne in stato di gravidanza e anziani. L’attività fisica regolare, inoltre, permette risparmi sulla spesa sanitaria privata e pubblica, per un valore economico annuo stimato di €6,4 mld (53% dell’impatto totale)».
L’impatto economico

L’industria dello sport ha una dimensione economica pari in Italia a più di 24 miliardi di euro, contribuendo all’1,8% del PIL. Quali settori potrebbero essere potenziati per far crescere ulteriormente l’impatto economico?
«L’industria ha un grande potenziale di sviluppo. Oltre a rafforzare il turismo sportivo, che produce mediamente un indotto di circa 7,5 miliardi di euro dai viaggiatori che si muovono per partecipare a eventi di massa, sarebbe opportuno potenziare l’industria legata a salute e wellness, come le palestre e i centri benessere. L’e-commerce per prodotti sportivi e la tecnologia applicata allo sport – come i dispositivi indossabili e le piattaforme di allenamento virtuale – potrebbero contribuire ulteriormente all’espansione del settore. Un aumento degli investimenti in questi ambiti potrebbe incrementare il contributo dello sport sul PIL nazionale».
Il settore privato viene indicato come un attore chiave per la promozione dello sport. Quali incentivi o agevolazioni potrebbero spingere le aziende a investire di più in attività sportive per dipendenti e comunità?
«Nel 2023 si contano 105.000 società sportive, 10.000 imprese produttrici, 9.700 società di gestione impianti e 50 tra società editoriali e di scommesse, che occupano complessivamente 407 mila addetti e producono ricavi per circa 120 miliardi di euro. Stimolare l’investimento nelle attività sportive, incentivi fiscali come sgravi sulle spese per palestre aziendali o eventi sportivi potrebbero essere un primo passo. Inoltre, programmi che promuovano la salute e il benessere dei dipendenti, come sponsorizzazioni di eventi locali o supporto per la partecipazione a competizioni sportive, porterebbero benefici sia alle aziende sia ai lavoratori».
I grandi eventi in Italia
I grandi eventi nel nostro Paese potrebbero lasciare un segno per avvicinare più italiani allo sport.Penso alle Olimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026, al Sei Nazioni del rugby, ai tornei di tennis come la Coppa Davis e le ATP Finals. Si può fare di più?
«Sono occasioni importanti per avvicinare le persone allo sport, ma da soli non bastano. Per massimizzare l’impatto bisognerebbe aumentarne l’offerta a livello locale, potenziando la copertura mediatica. Le scuole, i club sportivi e le federazioni devono essere coinvolti attivamente in un ecosistema che promuova gli sport tutto l’anno. È necessario un investimento coordinato, in forte legame con la cultura, per garantire che l’entusiasmo generato da eventi nazionali ed internazionali si traduca in una pratica regolare».
Anziani e infrastrutture

Con l’invecchiamento della popolazione, diventa fondamentale contenere la spesa sanitaria. Quali interventi potrebbero essere adottati per incentivare l’attività fisica tra gli over 65?
«La dimensione dello sport deve abbracciare anche gli anziani. L’attività fisica regolare permette risparmi sulla spesa in sanità privata e pubblica, per un valore economico annuo stimato di €6,4 mld (53% dell’impatto totale). Programmi dedicati agli over 65, come corsi di ginnastica dolce, pilates o nordic walking, potrebbero diventare strumenti chiave. Inoltre, incentivare l’accesso a palestre e centri sportivi con tariffe agevolate o addirittura gratuite per gli anziani potrebbe abbattere le barriere economiche».
La dotazione infrastrutturale italiana è insufficiente e obsoleta, con il 60% degli impianti sportivi che ha oltre 40 anni. Quali sono le priorità per modernizzare il sistema e come si potrebbe coinvolgere il settore privato in questo processo?
«Il problema delle infrastrutture non riguarda solo gli istituti scolastici, ma in generale gli impianti sportivi della Penisola. Per modernizzare il sistema sportivo italiano, occorre una pianificazione che coinvolga sia la sfera pubblica sia quella privata. Le priorità dovrebbero essere date alla riqualificazione degli impianti esistenti (circa 77.000 in Italia, di cui il 70% pubblici), l’ottimizzazione delle strutture per più attività e la costruzione di impianti multisport. Le partnership pubblico-private con incentivi fiscali per la ristrutturazione o la costruzione di nuovi impianti genererebbero un ritorno economico a lungo termine grazie all’integrazione con il turismo ed eventi internazionali».
Le scuole italiane soffrono di una carenza di impianti sportivi: 6 su 10 ne sono prive. Quali misure sarebbero necessarie per garantire un’educazione fisica adeguata ai ragazzi?
«Sono necessari investimenti strutturali in impianti sportivi scolastici, con priorità alla costruzione di palestre moderne e polifunzionali. Il PNRR destina €1 miliardo per le infrastrutture sportive, di cui €700 milioni rivolti alla manutenzione. In parallelo, dovrebbero essere introdotte riforme che incentivano l’insegnamento della disciplina sportiva sin dalla scuola primaria, con programmi che integrano attività fisica, alimentazione e salute».
Gli obiettivi per il futuro
Guardando al futuro, quale potrebbe essere il ruolo dello sport nell’evoluzione economica e sociale del Paese?
«Può essere un catalizzatore per la salute pubblica, l’innovazione e il turismo. Una strategia a lungo termine dovrebbe prevedere una stretta connessione tra le politiche sportive e quelle economiche, la riqualificazione delle infrastrutture già esistenti, la formazione dei giovani e il supporto al settore privato. Lo sport non solo genera benessere economico, ma promuove anche l’inclusione sociale, migliorando la qualità della vita e la produttività del Paese. La creazione di un ecosistema integrato che coinvolga enti pubblici, privati e cittadini sarà cruciale per potenziare il ruolo dello sport nelle prossime generazioni».©