Fusione Tim Iliad, le ipotesi su tariffe, utenti e concorrenza

Con la possibile fusione Tim-Iliad, potrebbe cambiare l’equilibrio delle telecomunicazioni italiane, tra promesse di innovazione e timori su aumento di prezzo e concorrenza

Apr 1, 2025 - 08:48
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Fusione Tim Iliad, le ipotesi su tariffe, utenti e concorrenza

Cosa cambia per i consumatori italiani quando due colossi delle telecomunicazioni si fondono? È la domanda che si pongono milioni di utenti dopo l’annuncio della possibile integrazione tra Tim e Iliad, due realtà profondamente diverse ma entrambe protagoniste del mercato mobile e fisso in Italia. Da un lato Tim, l’ex monopolista con infrastrutture capillari e una clientela consolidata; dall’altro Iliad, l’operatore che ha fatto della trasparenza e dei prezzi low-cost il suo marchio di fabbrica.

Tariffe attuali: Tim, Iliad e concorrenti a confronto

Negli ultimi anni Iliad ha rivoluzionato il mercato italiano con prezzi stracciati, innescando una “guerra dei prezzi” che ha portato l’Italia ad avere i costi telefonici tra i più bassi d’Europa. Oggi gli utenti beneficiano di offerte molto convenienti: ad esempio, Tim propone promozioni mobile aggressive come Tim Power Supreme (200 Giga in 5G, minuti illimitati) a 7,99 € al mese per chi proviene da Iliad o Fastweb, e offerte analoghe da 6,99 € per 150 gb.

Dal canto suo Iliad mantiene tariffe semplici e “per sempre”: Giga 120 offre 120 gb a 7,99 €, mentre la recente Flash 210 include 210 gb (5G incluso) a 9,99 € al mese. Anche Vodafone (tramite il brand low-cost ho.) e Fastweb seguono a ruota: ho. Mobile propone 150 gb a circa 6,99 €, e Fastweb Mobile Full arriva a 200 gb in 5G per 10,95 €.

Sul fisso, le differenze di prezzo sono meno marcate: Tim e Vodafone offrono fibra ottica intorno ai 25-30 € mensili, Fastweb intorno a 25,95 €, mentre Iliad si è distinta con la sua Iliadbox a 25,99 € al mese.

Cosa è successo in altri casi di fusione: Fastweb e Vodafone e Wind-3

Un precedente recente è la fusione Fastweb–Vodafone, ufficializzata a fine 2024. In quel caso le autorità hanno imposto condizioni per tutelare la concorrenza, ma gli utenti si sono chiesti subito se avrebbero visto rincari.

In realtà, nell’immediato non è cambiato nulla per i clienti Fastweb o Vodafone: i contratti e le tariffe esistenti sono rimasti invariati. Le società hanno annunciato che i marchi rimarranno separati per almeno 5 anni e che la nuova entità Fastweb+Vodafone punterà su servizi convergenti innovativi a prezzi competitivi. Inoltre, l’integrazione delle reti è vista come un vantaggio per gli utenti: ad esempio i clienti Fastweb Mobile, prima appoggiati a rete WindTre, migreranno gradualmente sulla rete Vodafone, con benefici attesi in copertura e velocità.

Situazione analoga si vide nel 2016 con la fusione Wind–3: la rete unificata ha offerto maggiore copertura 4G/5G, mentre per i prezzi non ci furono stravolgimenti immediati. Anzi, pochi anni dopo arrivò Iliad come quarto operatore imposto dall’Antitrust, riportando ulteriore concorrenza.

Una volta calato il clamore, i grandi operatori tendono a riallineare gradualmente le tariffe verso l’alto tramite “rimodulazioni” e adeguamenti all’inflazione. Ad esempio, già nel 2025 Fastweb ha aumentato di 1 € il costo dei suoi piani mobili, e altri operatori (WindTre, Tim, Vodafone) hanno annunciato clausole di adeguamento automatico dei prezzi all’inflazione.

Cosa aspettarsi dalla fusione Tim–Iliad sul fronte prezzi

La fusione Tim–Iliad sarebbe un evento storico nel settore telecom italiano. Meno concorrenza significa margini migliori per le aziende, e potenzialmente prezzi meno vantaggiosi per i consumatori. Gli analisti stimano che il nuovo colosso avrebbe circa il 41% del mercato mobile e il 40% di quello fisso, diventando leader assoluto. Secondo una recente analisi di Mediobanca Securities (marzo 2025), la fusione Tim–Iliad consoliderebbe una posizione dominante, lasciando agli altri due grandi player, Vodafone-Fastweb e WindTre, quote residue intorno al 30% e 25% rispettivamente. Anche l’Agcom, nell’ultimo Osservatorio trimestrale (Q4 2024), ha evidenziato che un’eventuale fusione tra Tim e Iliad porterebbe a una concentrazione del mercato mobile tra i livelli più alti dell’Ue.

Nel breve termine, Tim e Iliad potrebbero mantenere approcci differenti come due brand sotto lo stesso gruppo, un po’ come avvenuto per Fastweb/Vodafone. Iliad ha costruito la propria reputazione su trasparenza e tariffe senza sorprese, quindi è probabile che il nuovo gruppo mantenga (almeno inizialmente) quell’offerta chiara per non alienare i suoi 10+ milioni di clienti mobili.

Anche il governo e l’Antitrust vigileranno: già oggi il Governo chiede garanzie che l’aggregazione non penalizzi utenti e dipendenti. Nel breve periodo, dunque, non dovrebbero esserci scossoni immediati sulle bollette degli utenti Tim o Iliad: eventuali cambi di contratto dovranno essere comunicati per iscritto e daranno diritto a recesso senza penali, come previsto dalla legge.

I cambiamenti che potrebbero avvenire nel lungo periodo

Guardando al medio-lungo termine, però, gli esperti concordano che il mercato potrebbe “stabilizzarsi” con prezzi più allineati alla media europea. In altre parole, potremmo aver visto la fine delle offerte ultra-low cost: dopo anni di ribassi continui, gli operatori aspirano a margini più sostenibili. Ciò non significa aumenti immediati per tutti, ma meno pressione competitiva potrebbe tradursi in minori incentivi a fare sconti aggressivi. Per gli utenti questo scenario è un’arma a doppio taglio: da un lato un operatore più forte potrebbe investire di più in innovazione, estensione della copertura 5G e velocità di rete (anche nelle aree remote, unendo la capillarità di Tim con l’agilità di Iliad); dall’altro lato, con solo tre grandi gruppi (Tim-Iliad, Vodafone-Fastweb, WindTre) il rischio è di accordi taciti sui prezzi o comunque di offerte meno convenienti di quelle a cui Iliad li aveva abituati.

Anche sul fisso la competizione potrebbe attenuarsi leggermente: Tim rimane dominante nell’infrastruttura (anche se la rete primaria è stata scorporata), e Iliad finora era un outsider che teneva bassi i prezzi in fibra. Un loro matrimonio potrebbe spingere in su i canoni internet casa nel lungo periodo, a meno che nuovi attori (ad esempio operatori locali o l’ingresso di PosteMobile su rete fissa) non colmino il vuoto lasciato dal “guastafeste” Iliad.

Anche qui, molto dipenderà dalle condizioni imposte dall’Antitrust: non è escluso che, per approvare l’operazione, le autorità richiedano misure pro-concorrenziali (come l’eventuale cessione di frequenze o accordi con operatori virtuali per mantenere viva la competizione). Quello che si spera è che il nuovo gigante non tradisca la fiducia dei consumatori: Iliad ha introdotto una nuova cultura di trasparenza (niente costi nascosti, rimodulazioni o vincoli opachi) che i clienti si augurano venga preservata anche sotto l’ombrello di Tim.