Fitch declassa il rating della Cina
L’agenzia Fitch abbassa il rating di lungo termine della Cina da A+ ad A: debito pubblico in forte crescita e domanda interna debole. Lo scenario fiscale si deteriora, ma la resilienza esterna resta un punto di forza.

Fitch Ratings ha annunciato il declassamento del rating a lungo termine in valuta estera della Cina da ‘A+’ a ‘A’, con outlook stabile. Secondo l’agenzia, la decisione riflette “le nostre aspettative di un continuo indebolimento delle finanze pubbliche cinesi e una traiettoria del debito in forte ascesa durante la fase di transizione economica del Paese.”
La Cina sta infatti sostenendo la crescita economica con stimoli fiscali prolungati, mentre affronta una domanda interna debole, pressioni deflazionistiche e tariffe commerciali crescenti.
Secondo le stime di Fitch, il deficit pubblico complessivo della Cina raggiungerà l’8,4% del PIL nel 2025, rispetto al 6,5% del 2024. Si tratta di un valore ben al di sopra della media del 2,7% della categoria 'A'.
“Il ruolo fiscale del governo centrale continua ad ampliarsi,” sottolinea Fitch, “a causa del limitato margine d’azione degli enti locali.” Questi ultimi ricevono infatti trasferimenti crescenti da Pechino per far fronte alle proprie esigenze.
La debolezza fiscale è accentuata da un calo strutturale delle entrate: Fitch prevede che il rapporto entrate/PIL scenderà al 21,3% nel 2025, rispetto al 29,0% del 2018, a causa di tagli fiscali e minori ricavi dalla vendita dei terreni da parte degli enti locali.
Nonostante alcune riforme fiscali annunciate nel luglio 2024, l’agenzia osserva che “una marcata ripresa delle entrate sarà difficile senza riforme strutturali profonde.”
Nel frattempo, la necessità di sostenere i consumi interni e gli investimenti in settori avanzati manterrà alta la spesa pubblica.
Uno dei punti più critici è rappresentato dal debito pubblico. Fitch prevede che il rapporto debito/PIL salirà al 68,3% nel 2025 e al 74,2% nel 2026, in netta crescita rispetto al 60,9% del 2024 e al 37,9% del 2019. La media della categoria ‘A’ resterà attorno al 57%.
Secondo Fitch, “la traiettoria del debito è peggiorata rispetto alla nostra revisione del 2024” e potrebbe raggiungere l’80% del PIL entro il 2029.
Fitch chiarisce che i rischi fiscali latenti restano elevati, a causa del peso dei debiti impliciti. Le passività delle imprese non finanziarie hanno raggiunto il 168,4% del Pil e sono spesso finanziate da un settore bancario dominato dallo Stato.
Un piano di rifinanziamento da 10.000 miliardi di yuan (7,4% del Pil) è stato annunciato nel novembre 2024 per trasferire parte del debito degli enti locali sui loro bilanci ufficiali, migliorando la trasparenza e riducendo i costi di finanziamento. Tuttavia, secondo Fitch, “queste misure non alleviano il carico complessivo di debito.”
La crescita del Pil è prevista al 4,4% nel 2025, in calo rispetto al 5,0% del 2024. I problemi legati al settore immobiliare e ai consumi deboli continueranno a pesare sull’economia, nonostante gli incentivi fiscali e il rilancio del settore tecnologico.
La nuova ondata di dazi imposti dagli Stati Uniti rappresenta un ulteriore fattore di rischio. Fitch segnala che l’impatto delle tariffe “supera la nostra ipotesi di base del 35%” e potrebbe avere effetti negativi su crescita e finanza pubblica, anche se la Cina appare oggi più resiliente rispetto al passato, grazie alla diversificazione dei mercati di esportazione.
La debole domanda interna sta generando pressioni deflazionistiche: l’agenzia prevede che l’indice dei prezzi al consumo salirà solo allo 0,9% entro fine 2025, mentre l’indice dei prezzi alla produzione resterà negativo.
Nonostante le sfide, la Cina mantiene punti di forza rilevanti. Fitch riconosce “l’importanza della Cina nel commercio globale, le sue ampie riserve valutarie e il ruolo centrale nella manifattura avanzata” come elementi di stabilità.
Il saldo delle partite correnti positivo, la posizione di creditore netto verso l’estero e la capacità di attrarre investimenti continuano a offrire resilienza sul fronte esterno, anche in un contesto di tensioni geopolitiche.