L'escalation commerciale mette in ginocchio l'azionario
Oggi i mercati azionari di tutto il mondo sono crollati, i titoli di stato hanno registrato forti guadagni e il petrolio è sceso ai minimi da quattro anni. La tensione è aumentata dopo che la Cina ha imposto dazi del 34% su tutte le importazioni americane. Questa risposta “occhio per occhio” ha riacceso i timori che la guerra commerciale possa intensificarsi e trascinare l’economia globale verso una recessione.

Bagno di sangue anche oggi per Wall Street che si avvia verso un bilancio negativo di sei delle ultime sette settimane, dopo che i solidi dati sull’occupazione americana non sono riusciti ad attenuare l’ansia per l’impatto della guerra commerciale sull’economia a stelle e strisce.
L’indice S&P 500 perde oltre il 3%, mentre Nasdaq 100 segna quasi un calo del 4%, avvicinandosi al -20% rispetto al record di febbraio, in una disfatta paragonabile solo al crollo pandemico del 2020 e allo scoppio della bolla dot-com del 2000. I giganti tecnologici come Nvidia (-5%), Tesla (-7%) e Apple (-3%) sono tutti scesi, così come i titoli cinesi quotati a Wall Street come Alibaba (-9%) e Baidu (-8%).
Il crollo è arrivato dopo che la Cina ha imposto dazi del 34% su tutte le importazioni americane a partire dal 10 aprile. Quest’ultima offensiva nella guerra commerciale avviata da Trump, con l’annuncio di dazi più severi da oltre un secolo, ha alimentato la volatilità sui mercati globali. Il presidente Usa, dal canto suo, resta fermo sulle proprie decisioni, affermando che le sue politiche economiche “non cambieranno mai”.
L’indice VIX è balzato vicino a quota 40, un livello associato alle peggiori turbolenze di mercato degli ultimi anni. Il prezzo dei titoli di Stato statunitensi è salito, spinti dalla ricerca di sicurezza da parte degli investitori.
La correzione dell’S&P 500 rispetto al massimo di febbraio è del 14% ed è sulla buona strada per registrare sei settimane consecutive di ribasso. Secondo EPFR Global e Bank of America, i gestori di fondi hanno ritirato 4,7 miliardi di dollari dal mercato azionario statunitense nella settimana terminata il 2 aprile, il secondo consecutivo.
Il presidente Donald Trump ha promesso che le sue politiche economiche “non cambieranno mai” e ha attaccato la Cina per aver reagito al suo vasto piano tariffario, mentre la prospettiva di una guerra commerciale globale continua a creare scompiglio nell’economia.
La rapida condanna da parte di Trump alla decisione della Cina di imporre un dazio del 34% su tutti i beni americani ha alimentato i timori di un’escalation della guerra commerciale che potrebbe far precipitare le economie mondiali in recessione.
Il presidente degli Stati Uniti non ha annunciato nuove contromisure in risposta alla ritorsione cinese, ma ha ribadito che, qualora altri Paesi aumentassero i dazi in risposta alle sue nuove tariffe, lui farebbe lo stesso.
Queste dichiarazioni arrivano mentre diversi Paesi stanno valutando come rispondere all’ultima ondata di dazi imposti da Trump. Mentre alcuni alti funzionari dell’amministrazione Usa hanno inviato messaggi contrastanti sull’eventuale possibilità per i partner commerciali di negoziare la riduzione dei dazi, le dichiarazioni del presidente non lasciano intendere spazio al dialogo. Tuttavia, ieri sera Trump ha precisato che potrebbe ridurre i dazi se altri Paesi gli offrissero qualcosa di “fenomenale”.
"Il mercato sta sanguinando e chiaramente arriverà ancora più dolore, dato che questa guerra commerciale in escalation rischia di spingere l'economia statunitense in recessione", ha dichiarato Luca Paolini, chief strategist di Pictet Asset Management. "Non è una sorpresa che la Cina abbia reagito. Ma questo inevitabilmente porterà a una recessione, perché il danno è fatto, a meno che Trump non faccia marcia indietro".
Questo pomeriggio sono stati rilasciati i consueti dati mensili di marzo sul mercato del lavoro negli Stati Uniti che hanno superato le previsioni a marzo. Il numero degli occupati nei settori non agricoli (i cosiddetti “non farm payrolls”) è aumentato di 228mila (contro attese per 140mila posti) e il tasso di disoccupazione è leggermente salito al 4,2% (4,1% stimato), segnalando un mercato del lavoro ancora solido prima dell’impatto dei dazi. Questo è il primo dato macro importante del nuovo trimestre e potrebbe influenzare le decisioni della Federal Reserve (Fed).
“Un buon report sull’occupazione non basta a calmare i timori di recessione, perché guarda al passato e non ci dice quanto duramente la guerra commerciale colpirà l’economia,” ha detto Scott Ladner, Chief Investment Officer di Horizon Investments.
I tassi overnight mostrano un aumento dei taglio da parte della Fed nel 2025. I mercati monetari prezzano quattro tagli da 25 punti base entro fine anno, con oltre il 50% di probabilità di un quinto taglio (contro i tre previsti prima dell’annuncio dei dazi). Questo ha spinto il rendimento del decennale Usa sotto il 3,90%, ai minimi da prima delle elezioni americane, mentre il petrolio è sceso ai minimi da quattro anni.