Fine vita, il Tribunale di Trieste respinge la richiesta di Martina Oppelli. Lei commenta: “Decisione offensiva”

Richiesta rigettata. Martina Oppelli, architetta triestina di 49 anni malata di sclerosi multipla da oltre 20 anni, non ha diritto ad accedere alla morte assistita. Lo ha deciso il Tribunale di Trieste sulla scorta di una valutazione effettuata da medici specializzati. Come rende noto l’associazione Luca Coscioni (che segue il caso) “secondo i medici e […] L'articolo Fine vita, il Tribunale di Trieste respinge la richiesta di Martina Oppelli. Lei commenta: “Decisione offensiva” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mar 28, 2025 - 14:18
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Fine vita, il Tribunale di Trieste respinge la richiesta di Martina Oppelli. Lei commenta: “Decisione offensiva”

Richiesta rigettata. Martina Oppelli, architetta triestina di 49 anni malata di sclerosi multipla da oltre 20 anni, non ha diritto ad accedere alla morte assistita. Lo ha deciso il Tribunale di Trieste sulla scorta di una valutazione effettuata da medici specializzati. Come rende noto l’associazione Luca Coscioni (che segue il caso) “secondo i medici e il Tribunale, Martina non dipende da trattamenti di sostegno vitale quindi non ha diritto ad accedere al ‘suicidio assistito‘ in Italia”.

La donna – tramite i suoi legali coordinati dall’avvocato Filomena Gallo, segretaria nazionale dell’associazione Luca Coscioni – ha impugnato il nuovo diniego chiedendo al giudice di Trieste di ordinare all’Asugi (Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina) di conformarsi alla sentenza costituzionale, riconoscendo il suo diritto di accedere alla morte assistita. Il Tribunale ha però rigettato le richieste. “Non sono una giurista – ha dichiarato la donna – ma trovo offensiva, sia nei miei confronti che in quegli degli Enti pubblici che mi erogano i sussidi necessari e indispensabili per coprire le spese assistenziali, la parte in cui si asserisce che l’assistenza è finalizzata alla mera cura della persona“. “Avendo una invalidità certificata del 100% con gravità riconosciuta ai sensi della legge 104, mi chiedo dunque se le commissioni esaminatrici non si siano sbagliate. Come faccio io, totalmente immobile – continua Martina Oppelli – a mangiare, a bere, ad assumere farmaci nelle 24 ore, poiché necessito di antiepilettici anche la notte? Chi mi schiaccia la pancia fino a frullarla per riuscire ad espletare i bisogni fisiologici? Chi mi lava? Chi mi cambia i presidi per l’incontinenza? Chi si spezza la schiena per riuscire a piegarmi anche solo una gamba o per mettermi a letto o a sistemarmi sulla carrozzina? Chi mi accende il computer per poter accendere i comandi vocali indispensabili per lavorare?”, chiede ancora la donna.

L’associazione Coscioni sottolinea che, in base alla sentenza 135 della Corte costituzionale dello scorso luglio che ha stabilito che il concetto di trattamento di sostegno vitale deve comprendere anche l’assistenza di caregivers e non essere limitato a supporti meccanici o farmacologici, il Tribunale di Trieste aveva ordinato all’Asugi, entro 30 giorni, di procedere a una nuova valutazione delle condizioni di Martina. Ma, “nonostante le chiare evidenze del peggioramento della sua salute, l’azienda sanitaria ha prodotto una relazione che, pur prendendo atto del peggioramento e pur riconoscendo la necessità di trattamenti vitali come l’uso della macchina della tosse, l’assistenza per le funzioni biologiche quotidiane e l’assunzione di una corposa terapia farmacologica, ha concluso che questi non costituiscono un ‘trattamento di sostegno vitale’ e che dunque Martina non ha diritto di accedere alla morte volontaria”. Una interpretazione “non conforme al dettato costituzionale” secondo l’associazione.

Per l’avvocata Filomena Gallo, “il difensore di Asugi, in udienza lo scorso gennaio, ha evidenziato che la sentenza 135/2024 della Consulta, essendo di rigetto, non è vincolante per i medici che hanno eseguito le nuove verifiche della condizione di Martina. È per questo che martedì scorso – prosegue Gallo – all’udienza in Corte costituzionale sul caso di Elena e Romano, abbiamo chiesto anche di ribadire l’interpretazione del concetto di trattamento di sostegno vitale ai fini dell’accesso al suicidio assistito con una sentenza di accoglimento, che possa vincolare aziende sanitarie e tribunali al suo rispetto e nel caso al rispetto della scelta di Martina”.

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