F1, Ferrari: Hamilton e gli altri super campioni approdati a Maranello
Ferrari, Hamilton. Non si parla e non si scrive di altro da quando il campionissimo britannico ha varcato ufficialmente la soglia d’accesso alla casa automobilistica più iconica del mondo. Del resto, lo scenario non avrebbe potuto essere diverso da questo. Quello tra la scuderia di Maranello e il sette volte iridato è un matrimonio dalla [...] L'articolo F1, Ferrari: Hamilton e gli altri super campioni approdati a Maranello proviene da .


Ferrari, Hamilton. Non si parla e non si scrive di altro da quando il campionissimo britannico ha varcato ufficialmente la soglia d’accesso alla casa automobilistica più iconica del mondo. Del resto, lo scenario non avrebbe potuto essere diverso da questo. Quello tra la scuderia di Maranello e il sette volte iridato è un matrimonio dalla portata suggestiva e mediatica esplosiva e galattica, che vede l’unione di due colossi da urlo del motorsport. Ma la storia della Rossa ha già vissuto momenti eccitanti di simile portata. Epoche di febbrile e palpitante entusiasmo generale per la condivisione della causa ferrarista in F1 da parte di supercampioni assoluti che in fondo, come tutti i piloti, condividono e hanno condiviso il sogno di entrare nel mondo Ferrari da protagonisti sulle piste del Mondiale almeno per una anno.
Il primo tornante di questa affascinante narrazione è datato 1956. Enzo Ferrari ingaggia Juan Manuel Fangio, ovvero il punto di riferimento assoluto in quella prima epoca di Gp e già vincitore di tre titoli mondiali con Alfa Romeo e Mercedes. Fu un sodalizio breve ma intenso. Il fuoriclasse argentino centrerà l’obiettivo. A fine campionato trionferà anche con il Cavallino (grazie al fondamentale gesto altruista di Peter Collins a Monza) aggiungendo il Mondiale più prestigioso al suo palmarès già ricco ma il feeling con patron Enzo non fu mai particolarmente idilliaco durante l’anno tant’è che i due si separeranno al termine della stagione. Bisogna attendere ben 34 anni per assistere ad un altro evento di tale portata che vede la stretta di mano tra il supercampione del momento e la Ferrari. È il 1990 quando ancora il momento Ferrari, Hamilton è molto lontano.
Adesso il seguito mediatico della F1 non è ovviamente paragonabile al 1956 considerando l’innovazione tecnologica nel frattempo intervenuta e il crescente seguito internazionale della categoria tra gli appassionati. In questo contesto alla corte di Maranello approda Alain Prost, finissimo campione della F1 anni ’80. Già grande protagonista alla guida della Renault ad inizio carriera dove sfiorò l’iride, il pilota francese si fregia dell’alloro iridato con Mclaren nel biennio 1985-1986 e nel turbolento 1989 dopo la logorante guerra interna con Ayrton Senna. E proprio per sfuggire alla pesantissima aria che ormai respira in seno al team diretto da Ron Dennis a fine ’89, Alain si accorda con una Ferrari in incoraggiante crescita di competitività per continuare nel 1990 ad inseguire il successo, accettando una sfida ricca di fascino.
La conferma sulla bontà tecnica espressa da Ferrari in quel periodo giunge dai riscontri in pista. La nuova 641, successivamente sostituita dall’evoluzione 641/2, si dimostra competitiva ai massimi livelli. Prost diventa ben presto il suo alfiere proseguendo in pista e fuori l’epico duello con l’altro astro nascente supercampione dell’epoca, e cioè Senna. Alain vincerà 5 gare e il popolo ferrarista sogna l’agognata conquista di un titolo che manca alla Rossa dal 1979. Poi arriverà l’autoscontro con il brasiliano a Suzuka e la fine dei giochi. Nel 1991 tutti si attendono la riscossa ma i rapporti tra Prost e Ferrari, già in grossa tensione nel ’90, si incrineranno irrimediabilmente a fine stagione con la rottura anticipata dopo il Gp del Giappone. Sei anni dopo la storia si ripete con un altro arrivo eccellente.
Nel 1996 in una Ferrari ancora disperatamente alla ricerca di un Mondiale che non arriva ecco materializzarsi a Maranello il fenomenale bicampione del mondo Michael Schumacher, il colpo del secolo confezionato dal duo Montezemolo-Agnelli. Dopo la scomparsa di Senna il tedesco è ritenuto (a ragione) il pilota più forte in circolazione, senza se e senza ma. Lo dimostrerà appieno alla guida delle monoposto del Cavallino tra il 1996 e il 2006. La storia, infatti, consegnerà ai tifosi della Ferrari l’epoca più vincente ed esaltante della scuderia in F1 grazie all’azione di un vero e proprio dream team che interrompe il lungo digiuno di titoli mondiali.
I numeri sono da capolavoro siderale: cinque titoli Piloti vinti dal Kaiser tedesco e sei i Mondiali Costruttori appannaggio della Ferrari. Finita l’era Schumacher alla Rossa si vivranno in tempi ravvicinati altre due fasi caratterizzate dai servigi di due super campioni, prima con Fernando Alonso e poi con Sebastian Vettel. Entrambi i matrimoni, tuttavia, mancheranno l’appuntamento con l’iride anche per alcuni episodi piuttosto sfortunati ma di vittorie (spesso molto belle) ne arriveranno tante. E adesso c’è Hamilton, anzi Ferrari, Hamilton.
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