Cyber Tyre, cos’è la tecnologia Pirelli che agita gli Usa
Pirelli intende scaricare i soci cinesi di Sinochem. La loro presenza rischia infatti di escludere la tecnologia intelligente Cyber Tyre dal mercato americano che rappresenta il 40% degli affari del gruppo. Ma perché Washington ha tanta paura degli pneumatici smart?

Pirelli intende scaricare i soci cinesi di Sinochem. La loro presenza rischia infatti di escludere la tecnologia intelligente Cyber Tyre dal mercato americano che rappresenta il 40% degli affari del gruppo. Ma perché Washington ha tanta paura degli pneumatici smart?
“Cyber Tyre è il primo sistema al mondo basato su pneumatici sensorizzati che raccoglie dati vitali e li comunica in tempo reale all’auto. Per un’esperienza di guida al top più sicura, su misura e con alti livelli di prestazioni”. Recita così il sito ufficiale di Pirelli nella parte dedicata a questa nuova tecnologia vanto della società di pneumatici guidata da Marco Tronchetti Provera (nella foto) che però rischia di far perdere aderenza al gruppo negli Stati Uniti per via della presenza, dell’azionariato di Pirelli & C. S.p.A., di una compagnia cinese. Ma andiamo con ordine.
CHI CONTROLLA PIRELLI
Sinochem/Cnrc è il maggiore azionista della società di pneumatici guidata da Marco Tronchetti Provera, con una quota del 37 per cento. Tronchetti Provera, attraverso la holding Camfin, possiede il 25,7 per cento. La presenza di Sinochem ha creato qualche turbamento anche al di qua dell’oceano come raccontato su Start Magazine qua.
LA TECNOLOGIA DI PIRELLI AGITA GLI USA
Ma rischia di turbare i rapporti soprattutto con gli Usa che rappresenta il 40 per cento degli affari del gruppo. Scrive il Corriere della Sera: “Già oggi la presenza con il 37% di Sinochem — controllata dal governo di Pechino — nella Bicocca, sta creando una serie di asimmetrie commerciali negli Usa, dove la scorsa settimana è entrata in vigore la norma sui «connected vehicles» che vieta la vendita di hardware e software provenienti da società cinesi, tra cui il Cyber tyre di Pirelli. E’ stata messa al bando la tecnologia utilizzata da Pirelli nei pneumatici “intelligenti” che dialogano con le centraline dell’auto elaborando i dati trasmetti dalle gomme. L’algoritmo e la tecnologia sono made in Italy, ma per gli Usa l’azienda che le ha messe a punto è controllata dalla Cina. Il problema, oltre a Pirelli, coinvolge anche le centraline su cui è installato l’algoritmo. La norma rischia di compromettere i piani di sviluppo dell’azienda negli Usa, che vale il 40% delle vendite dei pneumatici high-value”.
Per questo il quotidiano Rcs sottolinea che se “fino a ieri sera i legali trattavano per arrivare a una soluzione concordata, che, salvo colpi di scena dell’ultima ora, non è stata trovata” adesso la questione arriverà sul tavolo del board, “che andrà alla conta con una spaccatura tra il management e i rappresentanti cinesi sulle possibili soluzioni da adottare per la questione Usa e non solo”. L’obiettivo è quello di far scendere almeno i cinesi dall’attuale 37 a meno del 25 per cento, con ipotesi di ingresso o rafforzamento di investitori istituzionali già nel capitale.
COS’E’ E COSA FA CYBER TYRE
Presentato nel luglio dello scorso anno, Cyber Tyre è un sistema basato su pneumatici sensorizzati in grado di far dialogare le gomme con l’intelligenza dei veicolo. Riprendendo i materiali dell’epoca, Andrea Casaluci, amministratore delegato di Pirelli, durante la conferenza di presentazione a Goodwood nell’ambito del Festival of Speed, aveva detto che questo sistema aggiunge alle funzioni dei pneumatici – che sono l’unico punto di contatto tra veicoli e asfalto – quella di dialogare con i sistemi di controllo di stabilità del veicolo, fra cui Abs, Esp e il controllo di trazione.
Per la precisione Cyber Tyre trasmette i dati dal sensore hi-tech, incorporato nel pneumatico, al sistema elettronico dell’auto prima di consegnarli ai dispositivi di bordo della tua auto. Tutti i dati del sensore vengono elaborati da un software proprietario integrato nella centralina elettronica dell’auto per essere poi mostrati sul display di infotainment del veicolo anche attraverso avvisi e notifiche di sicurezza. Il guidatore ha modo di leggere le soglie di temperatura suggerite per prestazioni ottimali, avere sott’occhio la pressione degli pneumatici e il veicolo potrà persino suggerire di rallentare se si supera la velocità raccomandata per determinate gomme (per esempio quelle invernali). Al contrario, una vettura equipaggiata con coperture semi-slick i controlli di stabilità e trazione avranno la possibilità di funzionare “sapendo” di poter contare su una riserva di aderenza più elevata.
IL PRECEDENTE DI TESLA
Da tempo Usa e Cina battibeccano sulle auto intelligenti. Pechino per esempio aveva vietato alle Tesla (che pure vengono realizzate nello stabilimento di Shanghai) di transitare nelle zone sensibili del Paese dato che le auto di Elon Musk ospitano un gran numero di telecamere e sensori. E solo recentemente avevano aperto allo scambio dati tra il governo e la Casa texana. Allo stesso modo la Casa Bianca ha condotto nell’ultimo scampolo dell’amministrazione Biden una indagine sulla pericolosità delle auto smart made in China arrivando alla conclusione che non è dato sapere quanti e quali dati possano raccogliere e chi li leggerebbe.
Una norma oggi bandita come una clava da Donald Trump che ha iniziato com’è ben noto in campo commerciale prove muscolari un po’ con tutti i Paesi del mondo. Sarebbe difficile sostenere che dati di quella risma, raccolti sull’asfalto dagli pneumatici italiani, possano in qualche modo rappresentare un vulnus per la sicurezza nazionale americana, ma le gomme smart di Pirelli rischiano di essere bucate dagli States proprio con questa claudicante accusa, dal momento che dietro c’è un azionista non gradito a Washington. Chi vorrà correre sulle strade statunitensi è avvertito: a bordo non dovrà avere cinesi.