Così le famiglie e i bambini in Ucraina combattono contro il generale inverno
Andriy ha cinque anni e quando chiede alla mamma Katya quando potranno tornare a casa, lei non sa cosa rispondere. Nell’autunno scorso l’intera famiglia, padre, madre, sorella, nonna e bisnonna, è dovuta fuggire da Vovchansk, nel nord-est dell’Ucraina, al confine con la Russia, e da allora affronta l’inverno villaggio di Khotimlya, una trentina di chilometri […]

Andriy ha cinque anni e quando chiede alla mamma Katya quando potranno tornare a casa, lei non sa cosa rispondere. Nell’autunno scorso l’intera famiglia, padre, madre, sorella, nonna e bisnonna, è dovuta fuggire da Vovchansk, nel nord-est dell’Ucraina, al confine con la Russia, e da allora affronta l’inverno villaggio di Khotimlya, una trentina di chilometri più a sud, nella regione di Kharkiv.
Sotto assedio da mesi da parte delle truppe di Mosca, la città è ormai ridotta a un cumulo di macerie a causa del conflitto in corso in Ucraina. Almeno sei edifici su dieci, secondo le autorità locali, sono stati completamente distrutti e tutti gli altri sono seriamente danneggiati. Katya, suo marito, sua madre, sua nonna e i suoi due figli sono riusciti a scappare durante una breve tregua dei pesanti bombardamenti ma hanno perso tutto.
Per sopravvivere ai raid russi, si rifugiavano in un seminterrato. L’ultima volta ci hanno passato un’intera settimana, uscendo soltanto per recuperare un po’ d’acqua. Una volta fuori hanno assistito alla distruzione portata dai bombardamenti: l’asilo comunale ad esempio, dove Katya lavorava come cuoca, era stato distrutto, così come la scuola.
Oggi, invece, tutta la famiglia vive in una casa in affitto nel villaggio di Khotimlya, dove all’orizzonte si avverte ancora il suono delle esplosioni. Tanto che Halyna, 14 anni, non reagisce nemmeno più, ormai è abituata. Qui non hanno più nulla visto che, con l’intensificarsi dei combattimenti, non hanno avuto nemmeno il tempo di fare i bagagli. Ognuno ha preso solo l’essenziale: documenti, abiti caldi e dispositivi elettronici, anche per poter consentire ai figli di seguire le lezioni online.
È comunque una sistemazione migliore rispetto allo scorso anno quando trascorsero l’intero inverno in un piccolo villaggio nel distretto di Bohodukhiv, a ovest di Kharkiv. Allora, malgrado sembrasse tutto più tranquillo, la copertura telefonica e del servizio Internet erano quasi inesistenti e la corrente elettrica saltava spesso a causa degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche ucraine. Halyna doveva camminare tre chilometri e raggiungere un campo fuori dal villaggio per connettersi e scaricare le lezioni e i compiti, restando al freddo e rischiando persino il congelamento in attesa del caricamento. Oggi, invece, anche grazie al sostegno finanziario e alle scorte di combustibile ricevuti dall’Unicef per alimentare la caldaia, la famiglia ha il riscaldamento e l’acqua calda.
A tre anni dall’inizio della guerra, la vita di 3,3 milioni di bambini ucraini è sempre più a rischio. Intrappolati o sfollati all’interno del Paese, in fuga o rifugiati all’estero, negli ultimi anni sono stati costretti a rifugiarsi sottoterra anche fino a cinquemila ore, l’equivalente di sette mesi delle loro giovani vite. Lavorando con i partner e le autorità locali, Unicef fornisce assistenza finanziaria, combustibile e vestiti caldi alle famiglie più vulnerabili. Nell’ambito di questo programma istituito per aiutare gli ucraini a superare l’inverno, quasi 4.200 famiglie nelle regioni di Donetsk, Dnipropetrovsk, Zaporizhzhia, Sumy, Kharkiv e Kherson hanno già ricevuto scorte di combustibile.
“Dopo quasi tre anni di guerra incessante, i bambini hanno bisogno di una pace duratura”, ha dichiarato Munir Mammadzade, rappresentante dell’Unicef in Ucraina. “Una pace in cui ogni bambino possa realizzare i propri diritti. Una pace in cui siano al sicuro, nutriti e messi in condizione di riprendersi dagli orrori della guerra e di svilupparsi, imparare e crescere di nuovo”.