Bpm, no Bce al Danish. Ora la palla passa all’authority bancaria Ue
Il no della BCE all’uso del Danish Compromise nell’opa su Anima non scoraggia il Banco Bpm: piazza Meda aspetta la decisione dell’Eba, l’autorità bancaria europea, spiegando che presto supererà la soglia del 50% nell’asset manager. Anche nel caso in cui dall’Eba dovesse arrivare lo stop all’utilizzo del Danish Compromise, non ci sarà nessun impatto sui […] L'articolo Bpm, no Bce al Danish. Ora la palla passa all’authority bancaria Ue proviene da Iusletter.

Il no della BCE all’uso del Danish Compromise nell’opa su Anima non scoraggia il Banco Bpm: piazza Meda aspetta la decisione dell’Eba, l’autorità bancaria europea, spiegando che presto supererà la soglia del 50% nell’asset manager. Anche nel caso in cui dall’Eba dovesse arrivare lo stop all’utilizzo del Danish Compromise, non ci sarà nessun impatto sui conti di Bpm, che conferma il CET 1 sopra il 13%.
Oggi si riunirà il Cda del Banco per discutere gli sviluppi dell’opa lanciata attraverso la controllata Banco Bpm Vita. Intanto, c’è attesa per le mosse di Unicredit, che aveva fatto sapere di poter fare un passo indietro sull’OPS lanciata sul Banco nel caso in cui fosse arrivata una bocciatura sul Danish Compromise. Si tratta della possibilità di godere di un trattamento favorevole delle partecipazioni assicurative nei requisiti patrimoniali.
La comunicazione della BCE, ha spiegato l’istituto guidato dall’a.d. Giuseppe Castagna, «che non costituisce una “decisione” lascia impregiudicate le valutazioni dell’Eba» al fine di esprimersi «definitivamente» sulla questione. Bpm ricorda di avere presentato un apposito quesito all’Eba volto a confermare l’applicabilità, alla fattispecie specifica dell’acquisto di Anima, della posizione favorevole precedentemente espressa dalla stessa autorità in risposta a una precedente richiesta di parere, formulata con riferimento a un’altra operazione. Nel frattempo, proseguono le interlocuzioni con la BCE.
Quanto all’offerta su Anima, per effetto delle adesioni raccolte e tenuto conto delle azioni già oggetto dell’impegno di adesione da parte di Poste, al 25 marzo Banco Bpm aveva raggiunto il 47,24% del capitale dell’asset manager, superando la soglia minima del 45% più un’azione.
Sui potenziali effetti della mancata applicazione del Danish Compromise, Bpm ha sottolineato che il piano strategico 2024-31 ha preso in esame questa possibilità, che è stata «riflessa in uno scenario di worst case in cui il CET 1 ratio rimane al di sopra del 13% (a fronte del 14,4% dello scenario base di applicazione del Danish Compromise) e la distribuzione complessiva agli azionisti traguarda l’ammontare di 6 miliardi di euro, superiore del 50% rispetto ai target del piano precedente, equivalenti su base annua a 1 euro per azione, cui si aggiungerebbe 1 ulteriore miliardo di euro nello scenario base di applicazione del Danish Compromise».
Unicredit si è limitata a un «no comment». Oggi l’assemblea delibererà sull’aumento di capitale al servizio dell’OPS da oltre 10 miliardi lanciata su Bpm.
In borsa, intanto, Bpm ha lasciato sul terreno il 4,48%.
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