Borse 4 marzo: è un venerdì da incubo. La guerra dei dazi sprofonda Piazza Affari (-6,53%) e manda in tilt Wall Street e l’Europa

La contromossa della Cina sul rialzo dei dazi di Trump apre ufficialmente la guerra commerciale esasperando la reazione dei mercati: emotiva o duratura? Milano cancella in due giorni tutti i guadagni del 2025 e lo spread Btp-Bund torna a salire L'articolo Borse 4 marzo: è un venerdì da incubo. La guerra dei dazi sprofonda Piazza Affari (-6,53%) e manda in tilt Wall Street e l’Europa proviene da FIRSTonline.

Apr 4, 2025 - 17:06
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Borse 4 marzo: è un venerdì da incubo. La guerra dei dazi sprofonda Piazza Affari (-6,53%) e manda in tilt Wall Street e l’Europa
Borsa in rosso
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Il bollettino della guerra commerciale tracciato dai mercati finanziari vede oggi Piazza Affari cadere sotto i colpi delle scelte della Casa Bianca, mentre la Cina decide di armarsi di nuovi dazi contro gli Usa annunciando tariffe doganali del 34%. Il conflitto globale sulle merci è ormai in atto.  

Il principale listino milanese chiude con una perdita del 6,53%, dopo aver toccato un abisso di -7,5% (e oltre) come accadde l’11 settembre 2001, giorno dell’attacco alle Torri Gemelle, in una delle sedute peggiori di sempre. A fare da zavorra sono stati soprattutto i titoli finanziari. Il Ftse Mib torna così a 34.649 punti base, dicendo addio a gran parte dei guadagni dell’anno.

Se la passano poco meglio le altre piazze europee: Madrid -6,12%, Francoforte -5,32%, Londra -4,94%, Parigi -4,26%, Amsterdam -4,12.

Negli altri continenti l’Asia ha vissuto una giornata in rosso (Nikkei -2,75%) e al momento Wall Street è nuovamente attaccata dall’Orso (DJ -3,62%, S&P500 -4,29%, Nasdaq -4,35%) nonostante un rapporto sull’occupazione di marzo migliore delle attese.

E non basta, perché il petrolio s’inabissa, il rame fa la stessa cosa, l’oro arretra e il panico regna (l’indice della paura a New York è oltre quota 40), benché il presidente Usa Donald Trump veda l’Eldorado alle porte: “Ai molti investitori che vengono negli Stati Uniti e investono grandi quantità di denaro, le mie politiche non cambieranno mai”, scrive su Truth, in maiuscolo. “È un grande momento per diventare ricchi, ricchi come non mai”.

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Tempesta perfetta sul petrolio

Sul petrolio si è addensata fin da ieri una tempesta perfetta. Ai timori di rallentamento della domanda si è aggiunta infatti la decisione dell’Opec di aumentare la produzione. A dirlo è Francesco Gattei, Chief transition & financial officer, chief operating officer e direttore generale. L’Opec ha deciso “di incrementare la produzione (…), quindi a maggio aumenterà di oltre 400 mila barili”.

Il greggio texano, consegna maggio 2025, al momento cede il 9,31% per un prezzo di 60,72 dollari al barile (ai minimi del 2021); Il future Brent, giugno 2025, cede l’8,45%, per un valore di 64,21 dollari al barile. In due giorni i prezzi dell’oro nero sono scesi di 10 dollari circa al barile.

Anche l’oro giallo oggi non se la passa bene in queste ore, ma resta comunque ben alloggiato ai piani alti. Lo spot gold mostra un prezzo di 3035,19 dollari l’oncia (-2,54%).

Sul mercato valutario il dollaro è in ripresa, soprattutto contro euro e sterlina. In un contesto in cui il mercato scommette su nuovi tagli dei tassi in aprile da parte della Bce, con l’intento di fronteggiare un’eventuale recessione, l’euro perde circa lo 0,8% contro dollaro per un cambio subito sotto 1,01.

Le quotazioni degli overnight index swap scontano con ragionevole certezza un taglio nella riunione di Eurotower di giugno. Inoltre dai contratti derivati emerge l’attesa di un terzo taglio Bce entro fine anno, che porterebbe il tasso sui depositi all’1,75%.

L’economia a stelle e strisce d’altra parte ha dato oggi una prova di forza, con 228 mila posti di lavoro creati a marzo, sopra le attese degli analisti che scommettevano su 140 mila. Il tasso di disoccupazione si è attestato al 4,2%, appena oltre le previsioni del mercato che puntava al 4,1%.

Si stima che anche la Fed dovrà intervenire più volte sul costo del denaro quest’anno. Gli esperti assegnano il 39,9% di possibilità di un primo taglio di 25 punti base alla riunione di maggio, contro il 21,9% di ieri. La possibilità di una riduzione dei tassi di 1,25 punti base (al 3%-3,25%), a dicembre è data al 39,2%, contro il 18,3% di ieri.

Non a caso i prezzi dei T-Bond continuano a salire e il rendimento del decennale scende sotto il 4% per la prima volta da ottobre.

Piazza Affari, fuga dalle banche

In Piazza Affari il settore più colpito dalle vendite è quello delle banche. Volendo azzardare una spiegazione si può dire che si tratta del comparto che più ha guadagnato in questi mesi sulla scia dei tanti interessi incrociati e delle possibili aggregazioni nel settore. Il rischio di una crisi economica provocata dai dazi potrebbe frenare queste operazioni? Sicuramente il settore soffre anche la prospettiva di tassi d’interesse in calo in misura superiore a quanto stimato in precedenza. Sia come sia, oggi Mps perde il 12,2%, Bper -10,49%, Mediobanca -103,5%, Unicredit -9,58%, Pop di Sondrio -9,66%, Intesa -7,31%. Si fa molto male anche il risparmio gestito con Azimut -12,6% e Banca Mediolanum -9,65%.

Tra le blue chip peggiori del giorno ci sono inoltre le Leonardo -12,41%. Il titolo dell’azienda della difesa era stato uno dei migliori quest’anno e sembra fisiologico che si preferisca andare all’incasso quando non v’è certezza del domani.

Malissimo Nexi -11,47 e Unipol, -10,53%.

Tra morti e feriti comunque c’è solo l’imbarazzo della scelta, perché tra le big cap si salva solo Diasorin +1,66%.

Stellantis, -6,35%, ha deciso di licenziare temporaneamente 900 persone in cinque stabilimenti Usa dedicati alla produzione di gruppi propulsori e stampaggio. Intanto la premier italiana Giorgia Meloni invita a non fasciarsi la testa per i dazi. Si tratta di un mercato importante “che vale circa il 10% della nostra esportazione. Non smetteremo di esportare negli Usa, ma attenzione all’allarmismo che sto vedendo in queste ore”. La prossima settimana si comincerà a discutere la risposta europea alle decisioni di Trump, intanto Meloni osserva: “forse dovremo ragionare di sospendere le norme sul Green Deal in tema di automotive, settore colpito dai dazi”.

Impennata dello spread

La ricerca di un rifugio sicuro da parte degli investitori penalizza la carta italiana rispetto a quella tedesca. Oggi lo spread tra i due decennali benchmark s’impenna a 118 punti base (+6,54%). I tassi comunque scendono: il Btp è indicato al 3,75% e il Bund al 2,55%.