Blackout in Spagna e Portogallo, i racconti degli italiani: “Sembrava un film distopico”
Molti i nostri connazionali che sono rimasti coinvolti dal ko della rete elettrica: “Maxi file ai bancomat”. Un’italiana su X: “Vivo a Barcellona da 18 anni, mai vista una cosa del genere”

Madrid, 28 aprile 2024 – “Sto solo aspettando che torni la corrente per prendere l’ascensore e tornare in casa”. Teresa Garcia, 92 anni, è seduta in carrozzina fuori dal suo appartamento di Murcia all’ora di pranzo. È tranquilla e sorride al giornalista del New York Times, che le chiede come stia affrontando il blackout. A poche centinaia di metri da lei, in una chiesa illuminata solo da candele, i parrocchiani si riuniscono e pregano per chi è rimasto intrappolato negli ascensori. Ma anche molti italiani che vivono in Spagna, Portogallo e Francia sono rimasti coinvolti dall’improvvisa assenza di energia elettrica.Spagna: blackout elettrico, stop anche a internet. Colpiti anche Portogallo e sud della Francia. Sanchez: “Nessuna ipotesi esclusa”
"Vivo in Spagna, non posso andare al lavoro – scrive l’abruzzese Nancy su X – perché ovviamente la metro non va. Non funziona assolutamente nulla. Non mi hanno fatto fare la spesa nemmeno coi contanti. Il mio peggiore incubo”. Leonardo Manduca abita a Barcellona. “La luce – scrive sui social attorno alle 3 del pomeriggio – se ne è andata più o meno due ore fa, è ancora il caos. Semafori che non funzionano, metro bloccate, persone negli ascensori, non va nemmeno la rete telefonica. Gli autobus sono pienissimi”. Gli fa eco un’altra utente italiana: “Barcellona è completamente paralizzata. Metro e treni fuori servizio, semafori spenti, internet e telefonia a tratti, gente bloccata negli ascensori. Vivo qui da 18 anni e non avevo mai visto qualcosa di simile”.
Saul, romagnolo che vive nella capitale catalana da oltre otto anni, era in pausa pranzo attorno alle 12:30 prima che il blackout colpisse la Spagna. "Avevo una riunione online alle 14. Inutile dire – racconta su BlueSky – che non c’è mai stata. Alle 15.15 mi sono tornati corrente e rete dati, che dalle 14 era andata kaputt”. A Emma, una studentessa che vive a Valencia, è andata meglio. “La corrente se ne è andata appena ho finito un colloquio di lavoro. Sono contenta – ha spiegato al Guardian – che la rete elettrica sia stata così gentile da permettermi di finire con successo la mia caccia a un posto di lavoro”.
Gianmaria Pagliarini di Cesena scatta una foto fuori dalla finestra del suo albergo a Barcellona e la posta su BlueSky: "File chilometriche per prendere l’autobus”. E poi spiega: “Io e mia moglie eravamo verso le 13 al Castell de Montjuïc. A un certo punto abbiamo visto chiudere gli esercizi commerciali all’interno del castello. Senza spiegazioni. Siamo usciti e la funicolare era chiusa per motivi imprecisati. Abbiamo preso al volo un autobus senza sapere esattamente la destinazione. Siamo arrivati in hotel dopo 45 minuti di camminata. C’era molta gente per strada. Un gruppo di persone ascoltava una radio. L’unica che andava. Siamo arrivati in albergo tirando un sospiro di sollievo. Non abbiamo saputo nulla fino alle 18.30, ma nella testa sono passati mille pensieri. Sembrava un film distopico. La corrente è tornata solo attorno alle 19”.
C’è anche chi, come Jason, è rimasto ’intrappolato’ sul treno. “Stavo andando a Siviglia. Sono rimasto bloccato – ha raccontato al Guardian – a 50-60 chilometri a sud di Madrid, vicino a Toledo. Non abbiamo idea di quando ci rimetteremo in moto”. La troppa fede nella tecnologia ha invece impedito a Sebastian di rientrare nel suo appartamento a Porto, in Portogallo. “Qua tutti camminano senza nulla da fare. C’è chi si preoccupa di fare scorta e di come pagare la spesa. Le file ai pochi bancomat che funzionano sono lunghissime, la gente sta prelevando parecchio contante. Io sono rimasto fuori di casa, perché per entrare nel mio condominio serve una chiave elettronica che ora, ovviamente, è fuori uso”. I genitori di James, rimasti bloccati a Nerja, l’hanno presa con filosofia. “Hanno avuto qualche problema a pagare nei negozi. Ovviamente il blackout è stressante, ma il sole brilla e si stanno godendo una birra”.
Ma c’è anche chi esprime più di una preoccupazione. “Molti anziani ospiti della struttura in cui lavoro – fa notare André Lima al New York Times – hanno bisogno di ossigeno costantemente. Le loro vite dipendono dall’energia elettrica”.