Baustelle, un ritorno ‘Galactico’, sognando la California e Moana
Il leader della band Francesco Bianconi ospite del nostro vodcast “Soundcheck”: “Per il nostro venticinquennale omaggio al rock anni ‘60-’70 di Los Angeles. E alla filosofia della Pozzi”

Come un romanzo di Jack Kerouac il nuovo album dei Baustelle El galactico comincia da una scritta al neon nella notte. Vagando per Milano. “Ho visto questa insegna, che poi ho scoperto trattarsi di un bar di tacos, e da subito ho pensato potesse essere un buon titolo per il nostro nuovo album” racconta Francesco Bianconi nello studio di Soundcheck, il format musicale disponibile sul sito web e sui social del nostro giornale.
"Non è la prima volta che un disco dei Baustelle parte dal titolo. Era già accaduto ai tempi de I mistici dell’Occidente, quando l’omonimo libro di Elémire Zolla aveva finito per dare una specie d’indirizzo alle canzoni che poi ci avevamo messo dentro”.
Il titolo evoca atmosfere TexMex, mentre poi all’ascolto questi dodici pezzi suonano più, se si vuole, d’atmosfera California dreamin’.
“Effettivamente, anche se i tacos rimandano al Messico, a me quella scritta ha acceso una lampadina più “californiana“ diventando l’insegna di un bar irreale in una Los Angeles di metà anni Sessanta che vive e che sogna con le canzoni dei Byrds, dei Doors, dei Buffalo Springfield, dei Beach Boys. Tutto quel suono scintillante, anzi in stile “Laurel Canyon“ (quartiere di Hollywood Hills negli anni ’60- ’70 centro creativo dove si riunivano Zappa e Jim Morrison, James Taylor e Carole King, Eagles, Joni Mitchell e CSN&Y - ndr) tanto per rimanere in tema: un mondo che mi ha sempre affascinato e che, come Baustelle, non avevamo mai riesplorato abbastanza".
Nelle note del disco dice di aver lavorato a un brano, Lanzarote, come se fosse una nuova Azzurro.
"Nel mio piccolo, mi sono messo a scrivere il testo mosso da un’idea simile a quella sviluppata a loro tempo da Conte e Pallavicini nel pezzo per Celentano, ovvero la storia una persona abbandonata in città durante le vacanze estive mentre quella amata se ne sta, appunto, a Lanzarote”.
C’è anche un brano, Una storia, che racconta un fatto di cronaca nera ripreso sui social dal punto di vista della vittima.
"La violenza sembra oggi parte integrante dell’essere ragazzi Come ne la serie Netflix Adolescence. Il compito di noi artisti è scrivere canzoni che intercettino la realtà. La differenza sta nello scriverle o nel non scriverle",
In quella galleria di celebrità che entrano ed escono dal suo immaginario – Amanda Lear, ad esempio, o, più di recente, di quella Patty Pravo a cui ha scritto l’ultimo singolo Ho provato tutto – ora trova posto pure Moana Pozzi.
"Volevo scrivere una canzone su di lei da moltissimo tempo, ma non c’era mai stata occasione. Poi un giorno mi sono imbattuto in una vecchia copia de La filosofia di Moana, piccolo dizionario del Pozzi-pensiero che ha riacceso quel proposito covato da anni. Così ho preso spunto dal personaggio Moana per una riflessione sul senso della bellezza e su quello della decadenza nella cultura occidentale. Me la sono immaginata in ospedale, poco prima dell’addio, rivolgersi al mondo per chiedere cosa avesse da giudicare".
Un passaggio del testo dice che “porno è la bellezza se la storia va veloce”.
"Sì, perché viviamo un’epoca in cui tutto è porno. Quello di Moana è il più banale e conclamato, ma i nostri tempi vedono ben altre oscenità. Basta pensare alla pornografia della guerra o a quella dei socia network”.
Altra oscenità è quella ambientale, a cui dedica Canzone verde, amore tossico.
"Il pezzo racconta di come il problema sia stato ignorato nel tempo e di quanto le urgenze che ne derivano ci colgano impreparati. Così al conclamato fallimento dei vecchi nel gestire l’emergenza si somma l’impreparazione dei giovani, chiamati a farsi carico di un fardello forse troppo pesante da sopportare".
In estate per i Baustelle celebrazioni live obbligate, visto che cadono 25 anni di storia.
"In questi 25 anni ho capito che bisogna andare avanti con il rischio di non essere capitI: mai semplificare la propria musica nell’intento di adattarsi al pubblico. Per i nostri 25 anni ci siamo addirittura inventati un festivalino, a Firenze l’1 e 2 giugno; due concerti dei Baustelle con ospiti speciali, preceduti entrambe le sere dall’esibizione di artisti nascenti con cui sentiamo di avere alcune affinità. A seguire arriveranno i concerti estivi, con un tour di dieci spettacoli al via il 24 giugno dal Sequoie Music Park di Bologna (repliche pure a Perugia il 2 luglio, Sarzana il 18, Bellaria Igea Marina il 5 settembre - ndr). A dicembre, infine, due concerti nei palasport, il 5 a Roma e il 12 ad Assago".