BancoBpm a Palazzo Chigi Opa Anima già oltre il 50%

Mentre il ceo di BancoBpm si muove e incontra il Governo, piazza Meda taglia il traguardo del 50% delle adesioni e mette al sicuro l’Opa su Anima Holding. La banca milanese ieri ha ricevuto il riscontro positivo da parte di Francesco Gaetano Caltagirone, che ha deciso di cedere il pacchetto pari al 5,8% della società […] L'articolo BancoBpm a Palazzo Chigi Opa Anima già oltre il 50% proviene da Iusletter.

Mar 25, 2025 - 15:57
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BancoBpm a Palazzo Chigi Opa Anima già oltre il 50%

Mentre il ceo di BancoBpm si muove e incontra il Governo, piazza Meda taglia il traguardo del 50% delle adesioni e mette al sicuro l’Opa su Anima Holding. La banca milanese ieri ha ricevuto il riscontro positivo da parte di Francesco Gaetano Caltagirone, che ha deciso di cedere il pacchetto pari al 5,8% della società di gestione del risparmio. Grazie alla quota iniziale del 22,8% detenuta da BancoBpm e agli impegni da parte di altri investitori (tra cui Poste Italiane e il fondo Fsi), la soglia di adesione ha oramai superato il 50 per cento del capitale. L’offerta di Bpm è formalmente vincolata all’acquisizione di almeno due terzi della società di gestione del risparmio, ma la banca si è riservata la possibilità di rinunciare a tale condizione se dovesse raggiungere almeno il 45% delle azioni di Anima più una azione.

Ciò significa che l’acquisizione della Sgr è oramai in cassaforte. Per Bpm si inserisce così un tassello cruciale nella strategia di difesa contro l’offerta di acquisizione avanzata da UniCredit: l’Opa da 1,9 miliardi – a tanto ammonta l’operazione dopo che l’offerta è stata ritoccata da 6,2 a 7 euro, comportando un esborso aggiuntivo di circa 190 milioni di euro – rappresenta infatti un ostacolo in più per UniCredit, che ora dovrà valutare se ritoccare o meno l’offerta su Bpm, sempre che nel frattempo arrivi l’atteso via libera della Bce al Danish Compromise, lo sconto patrimoniale che il regolatore può riconoscere nel caso di acquisti effettuati tramite assicurazioni. La risposta di Francoforte è attesa a brevissimo. «Come Bce siamo molto consapevoli che il mercato ha bisogno di chiarezza e che è meglio che ciò avvenga il prima possibile», ha detto nei giorni scorsi il vicepresidente del consiglio di vigilanza della Bce, nonché membro del comitato esecutivo della Bce, Frank Elderson. E anche il ceo di piazza Meda Giuseppe Castagna nei giorni scorsi ha sottolineato di essere «sicuro» che il via libera della Bce all’utilizzo del Danish Compromise nell’integrazione di Anima «arriverà», anche perché «siamo già un conglomerato finanziario» sotto Danish Compromise, «si tratta solo di aggiungere qualcosa».

Il nodo del Danish Compromise ha effetti di rilievo sull’Ops che UniCredit ha lanciato su BancoBpm. Perché ne può cambiare in maniera decisiva i termini finanziari. A dirlo senza mezzi termini è stato il ceo di UniCredit, Andrea Orcel, che ha evidenziato che con il Danish Compromise la transazione su Anima di BancoBpm «ha un ritorno sull’investimento superiore al 15% e consuma pochissimo capitale, poche centinaia di milioni». Ma «senza il compromesso», il ritorno «è dell’11% e consuma miliardi di capitale». Di fatto, considerando questo aspetto, «quello che si acquista è molto meno capitalizzato di quello che si aveva all’inizio». Insomma, «se succede non è un elemento positivo, ma negativo». La sintesi è che UniCredit tiene aperta la porta a un rilancio che «non abbiamo mai escluso» ma ciò potrà avvenire «se saremo convinti che c’è più valore».

Intanto ieri Giuseppe Castagna ha effettuato una trasferta a Roma, dove è stato ricevuto a Palazzo Chigi per un incontro di circa un’ora. Il meeting si inquadrerebbe nel consueto iter di scambi tra il Governo e le banche nell’ambito del procedimento del Golden Power. Una cornice in cui è rientrato all’inizio di marzo anche l’incontro tra il Ceo di UniCredit, Andrea Orcel, e Gaetano Caputi, capo di gabinetto della Premier Giorgia Meloni.

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