Asset allocation, meno liquidità e più azioni di qualità

L’economia mondiale rivela segnali contraddittori: negli States la crescita segna il passo, con rischi per i primi mesi dell’anno nonostante la tenuta di vendite al dettaglio e produzione industriale. L’inflazione a febbraio si ferma al 2,9% ma i dati rischiano di vanificare gli sforzi della Fed volti a tenerla sotto controllo. In Europa il PIl […] L'articolo Asset allocation, meno liquidità e più azioni di qualità proviene da Economy Magazine.

Mar 28, 2025 - 06:14
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Asset allocation, meno liquidità e più azioni di qualità

L’economia mondiale rivela segnali contraddittori: negli States la crescita segna il passo, con rischi per i primi mesi dell’anno nonostante la tenuta di vendite al dettaglio e produzione industriale. L’inflazione a febbraio si ferma al 2,9% ma i dati rischiano di vanificare gli sforzi della Fed volti a tenerla sotto controllo. In Europa il PIl è visto in rialzo con segnali di assestamento nel 2025. Cala l’inflazione ma l’evoluzione della disinflazione non è lineare. Le politiche economiche mondiali sono in fase di assestamento: La Federal Reserve ha mantenuto invariati i tassi di interesse mentre in Area Euro il mercato prevede altri due tagli dei tassi da parte della Banca centrale europea nel corso del 2025. Gli operatori temono più di tutto una guerra commerciale che sfoci in una recessione globale a causa dei dazi minacciati da più parti. In Europa approvato il piano ReArm per c. 800 mld di investimenti nel comparto difesa. La Germania approva un nuovo progetto di spesa con la creazione di un fondo da mille miliardi di cui 50 per infrastrutture. Negli Stati Uniti l’indice delle sorprese staziona in territorio negativo oramai da tempo ipotizzando il timore che l’economia stia frenando nei primi mesi dell’anno contro le previsioni di un paio di mesi fa.

La fiducia delle imprese è positiva; il comparto delle utilities cresce del 9% circa mentre il manifatturiero si ferma all’1%. L’indice delle sorprese in Europa staziona invece in territorio positivo e si consolidano i segnali di miglioramento dell’attività industriale. I rendimenti obbligazionari statunitensi sono in ribasso da tre mesi circa mentre parallelamente le curve euro si sono spostate al rialzo.

Quale scelta di investimento allora prediligere? Premesso che il profilo di rischio di ciascun investitore è unico, congiuntamente  ai suoi obiettivi e progetti, alla sua esperienza e conoscenza dei mercati finanziari si rammenta come un portafoglio 100% azionario internazionale in 15 anni ha realizzato mediamente una performance del 400% circa mentre un portafoglio decisamente più prudente (70% obbligazioni – 30% azioni) ha performato intorno al 130%. Inoltre la volatilità e le correzioni di mercato sono decisamente fisiologiche e non preludono nella maggior parte dei casi a un cambiamento di direzione dei mercati. Nonostante la volatilità dei mercati negli ultimi 5 anni l’indice S&P ha realizzato una performance del +160% circa, secondo solo  a quella delle ‘Magnifiche 7’ (+ 280%).

Nel lungo periodo l’asset class migliore rimane sempre l’azionario con focus su fondamentali e utili nonostante un quadro geopolitico incerto. Incrementare nei momenti di volatilità soprattutto se si è sottopesati sull’equity bilanciando gli stili dividend e value. I trend da seguire potrebbero essere l’intelligenza artificiale, le infrastrutture e i beni di lusso. Piani di accumulo essenziali da affiancare a versamenti in un’unica soluzione e un occhio particolare anche alle Small e Mid Cap. L’obbligazionario dovrebbe avere una duration corta, massimo 36 mesi privilegiando ovviamente emittenti solidi e governativi. In sottopeso la liquidità in vista anche di nuovi ribassi dei tassi di interesse.

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