Anche Mercedes vuole lasciare a piedi il personale. Ma lo ricopre di soldi

Documenti riservati arrivati alla stampa rivelano che Mercedes ha così fretta di "licenziare" da essere disposta a metter mano al portafogli

Mar 30, 2025 - 17:08
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Anche Mercedes vuole lasciare a piedi il personale. Ma lo ricopre di soldi

Documenti riservati arrivati alla stampa rivelano che Mercedes ha così fretta di “licenziare” da essere disposta a metter mano al portafogli

Non tutte le Case automobilistiche tedesche affrontano allo stesso modo la crisi industriale che attanaglia oggi l’Europa e, in particolar modo, la Germania. Se Volkswagen ha infatti avviato una prova muscolare coi sindacati, salvo poi scendere a patti con le tute blu col “compromesso di Natale”, Mercedes-Benz che ha comunque importanti obiettivi di taglio dei costi e di miglioramento della redditività da raggiungere (già avviati in Cina), sembra aver adottato tutt’altra tattica almeno secondo quanto riferito dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt.

QUANTO È DISPOSTA A SPENDERE MERCEDES

Per la testata finanziaria, infatti, la Casa di Stoccarda ha deciso di mettere sul piatto indennità di licenziamento monstre pur di sfoltire velocemente il proprio organico, nella speranza di convincere i dipendenti con maggior anzianità a lasciare l’azienda. Si parla di assegni che superano i 500 mila euro. Cifre inusuali, ma l’azienda tedesca sarebbe spalle al muro, dovendo rispettare i precedenti impegni di salvaguardia dei posti di lavoro che la vincolerebbero fino al 2034.

Il quotidiano economico che ha avuto accesso a documenti interni spiega che, sulla base dell’offerta di Mercedes, un team leader di 55 anni con uno stipendio mensile lordo di circa 9.000 euro e 30 anni di carriera in azienda, con ogni probabilità in queste ore sta ricevendo la proposta di una buonuscita di oltre mezzo milione di euro.

Non andrà troppo male nemmeno a un impiegato con 10 anni in meno, 45 anni, nel Gruppo della Stella a tre punti da 20 anni e con un salario di circa 7.500 euro lordi al mese: in quel caso l’assegno d’accompagnamento alla porta peserebbe 300 mila euro. Sempre la testata sottolinea come i precedenti programmi di riorganizzazione prevedessero indennità assai più modeste. Segno forse che non avessero dato i risultati sperati. Certo è che chi all’epoca si lasciò persuadere oggi si starà mangiando le mani.

UN RISPARMIO “A TUTTI I COSTI”

Ma è soprattutto segno che questa volta Mercedes intende raggiungere il proprio obiettivo di risparmio “a ogni costo”, benché ciò paia una contraddizione non solo in termini ma anche coi freddi numeri che andranno poi a comporre i bilanci della Casa di Stoccarda. A proposito di numeri, Mercedes ha chiuso il 2024 con risultati in calo rispetto all’anno precedente, registrando un utile netto di 10,41 miliardi di euro, in forte flessione (ben 28%) su base annua e un ebit di 13,6 miliardi, ovvero con uno smottamento del 31% anno su anno. Ha tenuto maggiormente il fatturato, rimasto sui 145,6 miliardi, in calo del 4,5% rispetto al 2023. Mentre il dividendo proposto per azione è stato di 4,3 euro, in riduzione rispetto ai 5,3 euro dell’anno precedente.

IL 2024 IN NUMERI E LE SFIDE GLOBALI DEL 2025

Guardando solo all’ultimo trimestre del 2024 Mercedes ha registrato un ebit rettificato di 3,53 miliardi. Le vendite trimestrali si sono fermate a 38,45 miliardi rispetto ai 38,63 miliardi stimati dagli analisti. La redditività operativa (return on sales) si è attestata all’8,1%. Per il comparto van, il Ros è stato dell’11,3%, inferiore alle attese (11,8%).

I motivi sono i medesimi che hanno bucato le gomme all’intera industria dell’auto, aziende tedesche su tutte: concorrenza cinese sempre più spavalda (al momento localizzata in Cina, che per i marchi tedeschi è un mercato molto importante, ma presto la competizione avrà luogo pure in Europa, con l’affermarsi di nomi e marchi oggi sconosciuti ai guidatori del Vecchio continente) e guerre di dazi con gli Stati Uniti. Per gestire la mareggiata l’azienda guidata da Ola Källenius ha annunciato un ambizioso programma di ottimizzazione con l’obiettivo di ridurre del 10% i costi di produzione entro il 2027. Ma a quanto pare comporterà costi non indifferenti in termini di buonuscite.