Al Consiglio europeo si decide il futuro tra riarmo e difesa comune

Bruxelles discute di difesa, competitività e Ucraina, con focus su autonomia strategica, industria e investimenti. In gioco anche bilancio UE, migrazione e Medio Oriente

Mar 20, 2025 - 11:33
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Al Consiglio europeo si decide il futuro tra riarmo e difesa comune

Oggi e domani, 20 e 21 marzo, Bruxelles si trasforma in un’arena diplomatica, dove si intrecciano dossier esplosivi e vecchie tensioni mai risolte. La guerra in Ucraina, la corsa alla competitività e il futuro della difesa europea dominano un vertice che mette alla prova la tenuta politica dell’Unione. Sullo sfondo, il rebus del nuovo bilancio e l’incognita migratoria.

Difesa europea: più tecnologia, meno dipendenza

L’autonomia militare dell’Europa non è più una questione teorica. I leader discuteranno di investimenti in sistemi di difesa aerea, tecnologie per la guerra elettronica e mobilità militare. L’integrazione di droni, cyber intelligence e armamenti avanzati diventa un obiettivo concreto, soprattutto alla luce del “libro bianco sulla difesa europea”, che traccia la rotta per una maggiore indipendenza strategica. Con questo documento, l’Ue sta accelerando gli sforzi per rafforzare il riarmo per la difesa e affrontare le minacce emergenti con un approccio più coordinato.

L’idea è quella di ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti (in un momento dove gli Usa per primi hanno fatto sapere che ridurranno gli aiuti militari all’Europa) e dai singoli fornitori esterni, creando un’industria della difesa europea capace di produrre in tempi più rapidi e su scala più ampia. Bruxelles punta su progetti congiunti per sviluppare capacità strategiche comuni, a partire dai sistemi di difesa aerea e missilistica, che oggi rappresentano uno dei punti più critici della sicurezza continentale.

La guerra in Ucraina ha mostrato i limiti dell’attuale assetto europeo, con una produzione bellica ancora frammentata e una lentezza burocratica che ostacola il rapido rifornimento delle scorte. Per questo, nell’ultima riunione del Consiglio europeo, i leader hanno chiesto una mobilitazione più rapida delle procedure e dei finanziamenti necessari.

Nel documento strategico si delineano una serie di ambiti d’azione prioritari, in linea con la Nato e con l’obiettivo di garantire maggiore interoperabilità tra le forze armate europee. Tra le aree di intervento principali:

  • difesa aerea e missilistica;
  • sistemi di artiglieria;
  • missili e munizioni;
  • droni e sistemi antidrone;
  • abilitanti strategici;
  • mobilità militare;
  • intelligenza artificiale, questioni cibernetiche e guerra elettronica.

Ucraina: l’Ue continua a pagare il conto della guerra

A tre anni dall’invasione russa, Bruxelles conferma l’impegno a sostenere Kiev. Il conto, finora, ammonta a 138,2 miliardi di euro, con 49,3 destinati agli aiuti militari. Nel 2025, altri 30,6 miliardi arriveranno attraverso finanziamenti mirati e contributi del G7.

Il dibattito non si ferma alle cifre, ma tocca anche la strategia di lungo termine: quanto l’Europa è disposta a investire nella difesa ucraina senza garanzie su un cessate il fuoco? “La migliore sicurezza per l’Europa è rafforzare la capacità dell’Ucraina di difendersi”, ha dichiarato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.

La scommessa economica: meno burocrazia, più investimenti

L’Europa si muove su un filo sottile tra la volontà di restare un colosso industriale e il rischio di cedere il passo ad altre potenze. La risposta di Bruxelles ruota intorno a tre direttrici: taglio della burocrazia, nuovi investimenti e una politica energetica che non affossi la manifattura.

L’innovazione tecnologica, la riconversione green e la crescita delle competenze professionali sono i pilastri su cui si punta per tenere in piedi l’industria europea. Ma il cuore della discussione è un altro: la manifattura pesante, il settore automobilistico e la siderurgia stanno pagando il prezzo delle regole ambientali sempre più rigide e della concorrenza internazionale.

La Commissione scommette su una “bussola per la competitività” e un “patto per l’industria pulita”, strumenti che dovrebbero ridare ossigeno al sistema produttivo.

Il bilancio Ue: tra rimborsi e nuove strategie

Nel menù del vertice c’è anche il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034. La questione non è solo trovare risorse, ma capire come evitare che il peso dei rimborsi legati al piano Next Generation Eu (ossia il Pnrr) diventi insostenibile. Il bilancio europeo è sotto pressione e serve un piano per ottimizzare i fondi senza dover tagliare capitoli essenziali.

Medio Oriente e migrazione: dossier aperti

La crisi mediorientale entra nei lavori con il focus sulla situazione a Gaza e in Siria. L’Ue cerca di giocare un ruolo nella stabilizzazione dell’area, ma con margini d’azione limitati. Il sostegno umanitario è un pezzo della strategia, ma serve, secondo l’Ue un’iniziativa diplomatica più incisiva per evitare che il conflitto si allarghi.

Sul fronte migratorio, si fa il punto su rimpatri e gestione dei flussi. L’Europa cerca di rendere più efficiente il meccanismo di distribuzione dei migranti tra gli Stati membri, ma la tenuta del sistema continua a essere precaria.

A colazione con Guterres: l’Ue e il multilateralismo

Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si siede a colazione con i leader europei per discutere di multilateralismo e tutela degli oceani. Ma il vertice potrebbe trasformarsi in qualcosa di più: se la situazione internazionale dovesse precipitare, Bruxelles potrebbe dover affrontare nuovi fronti di crisi in tempo reale.