Acconti IRPEF 2025 con le vecchie aliquote: da pagare tasse non dovute

Nella dichiarazione dei redditi 2025 il calcolo degli acconti IRPEF s fa con i vecchi 4 scaglioni: il meccanismo, l'allarme CGIL e l'ipotesi di modifica.

Mar 24, 2025 - 15:19
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Acconti IRPEF 2025 con le vecchie aliquote: da pagare tasse non dovute

Il meccanismo degli acconti IRPEF 2025 è complicato dal sovrapporsi di norme di riforma fiscale. La riduzione da quattro a tre scaglioni è stata effettuata in due tempi: prima con il Dlgs 216/2023, che ha introdotto la novità per il solo anno d’imposta 2024, poi con la Legge di Bilancio 2025 che ha reso la riforma IRPEF strutturale. La prima di queste due disposizioni legislative ha però previsto che, limitatamente a quest’anno, gli acconti si calcolino ancora con le vecchie regole, ovvero con i quattro scaglioni. E la manovra non ha modificato questo aspetto.

La CGIL ne denuncia la ricaduta in dichiarazione, perché i lavoratori dovranno versare un acconto più alto rispetto alle tasse effettivamente dovute. Fonti di stampa indicano però la disponibilità dell’Esecutivo ad approvare una norma di coordinamento che risolva la questione.

IRPEF: acconti e detrazioni 2025 con le vecchie regole

La riforma IRPEF applica l’aliquota del 23% fino a 28mila euro di reddito, poi il 35% da 28mila a 50mila euro e il 43% sopra i 50mila euro.

Per il periodo d’imposta 2024, il riferimento legislativo per l’accorpamento degli scaglioni è il dlgs 216/2023. E il comma 4 dell’articolo 1 di questa norma prevede che nella determinazione degli acconti dovuti ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche e relative addizionali per i periodi d’imposta 2024 e 2025 si assume, quale imposta del periodo precedente, quella che si sarebbe determinata non applicando le nuove aliquote fiscali e nemmeno la maggiorazione sulla detrazione da lavoro dipendente a 1955 euro.

Penalizzazione sulle tasse da pagare

Di conseguenza, sottolineano il segretario confederale della CGIL, Christian Ferrari, e la presidentessa del Consorzio nazionale CAAF Cgil, Monica Iviglia, «un lavoratore che nel 2024 ha percepito solo redditi di lavoro dipendente con CU correttamente conguagliata e oneri sostenuti nel 2024, dovrà versare addirittura l’acconto IRPEF 2025, anche se dalla liquidazione della dichiarazione tale importo non sarebbe dovuto se si applicassero le aliquote e gli scaglioni 2024».

Ipotizziamo ad esempio una dichiarazione 2025 che, applicando i nuovi scaglioni, avrebbe diritto a un rimborso di 165 euro. Secondo i calcoli della Cgil, a causa del meccanismo sopra descritto comporterà invece un acconto di 95 euro.

Ipotesi norma di coordinamento

Dal periodo d’imposta 2025 le regole di riforma fiscale sono quelle inserite nell’ultima manovra economica, che rende strutturale l’accorpamento dei primi tre scaglioni IRPEF senza più prevedere il sopra descritto sistema di acconti.

Ma resta il fatto che le dichiarazioni di quest’anno devono a ancora applicare questo penalizzante calcolo.

La CGIL chiede al Governo di rimediare utilizzando il primo veicolo legislativo a disposizione. Fonti di stampa indicano la disponibilità dell’Esecutivo a procedere con una modifica legislativa risolutrice.