Quei miti da sfatare sulla Direttiva Case Green
La direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD), conosciuta anche come “Direttiva Case Green”, sia alla vigilia della sua approvazione, avvenuta la primavera scorsa, che successivamente ha sollevato numerosi dubbi e preoccupazioni tra i proprietari di case. Perplessità e timori spesso gonfiati e cavalcati da alcuni partiti politici, sia in Italia, dove lo stesso […] The post Quei miti da sfatare sulla Direttiva Case Green first appeared on QualEnergia.it.

La direttiva europea sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD), conosciuta anche come “Direttiva Case Green”, sia alla vigilia della sua approvazione, avvenuta la primavera scorsa, che successivamente ha sollevato numerosi dubbi e preoccupazioni tra i proprietari di case.
Perplessità e timori spesso gonfiati e cavalcati da alcuni partiti politici, sia in Italia, dove lo stesso esecutivo è stato fortemente critico sulla direttiva, che negli altri paesi europei, come in Germania, dove l’opposizione all’EPBD dei liberali nell’uscente governo semaforo è stata uno dei tanti problemi di quella coalizione, nonché uno dei cavalli di battaglia del rampante partito populista di estrema destra AfD.
Complici campagne di stampa superficiali, anche in Italia molti temono che la direttiva porti obblighi onerosi di ristrutturazione, divieti di vendita o affitto per immobili non conformi e la scomparsa delle caldaie a gas.
Per spiegare che non è così, è stato realizzato il documento “10+2 false credenze sulla direttiva EPBD”, presentato il 20 marzo da Rete Irene, network di imprese impegnate nella riqualificazione edilizia e patrocinato da Altroconsumo e da Legambiente. In basso trovate il link per il download, ma qui sintetizziamo le risposte date ai dubbi più diffusi.
Gli obiettivi
Per gli edifici residenziali, secondo la nuova direttiva, gli Stati membri dovranno ridurre il consumo medio di energia del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, e almeno il 55% del risparmio energetico dovrà venire dalla ristrutturazione del 43% degli edifici con le peggiori prestazioni.
Per gli edifici non residenziali, la direttiva rivista introduce standard minimi di prestazione energetica e gli Stati membri dovranno ristrutturare il 16% degli edifici con le peggiori prestazioni entro il 2030 e il 26% entro il 2033. Ciò porterà a una graduale eliminazione degli edifici non residenziali con le peggiori prestazioni.
Gli Stati membri potranno scegliere di esentare dagli obblighi immobili specifici, come edifici storici, luoghi di culto o edifici di proprietà delle forze armate.
A partire dal 29 maggio 2024, data dell’entrata in vigore della direttiva gli Stati membri dell’Ue hanno due anni per recepirla.
Obblighi di riqualificazione?
Contrariamente a quanto si pensa, spiega il documento di Rete Irene, la direttiva EPBD non impone interventi obbligatori ai singoli proprietari di immobili residenziali: si vedano gli articoli 9 e 17 del provvedimento.
L’obiettivo è ridurre il consumo energetico medio nazionale, lasciando agli Stati membri la libertà di definire strategie e strumenti finanziari per raggiungere tale scopo.
In pratica, nessuno sarà costretto a ristrutturare casa da un giorno all’altro, ma ci saranno incentivi per favorire la riqualificazione.
Sanzioni per chi non ristruttura?
Non esistono sanzioni automatiche per i proprietari di immobili non riqualificati. Gli Stati membri devono garantire che ogni misura tenga conto della situazione finanziaria dei cittadini e delle possibilità di sostegno economico.
L’obiettivo non è punire, ma incentivare il miglioramento dell’efficienza energetica attraverso strumenti finanziari adeguati (artt. 9 e 34 della direttiva).
Divieto di vendita o affitto per immobili inefficienti?
Un altro falso mito riguarda il presunto divieto di vendere o affittare case con basse prestazioni energetiche.
La direttiva (si veda art. 20) non introduce alcuna restrizione forzata, ma nel tempo gli edifici più efficienti energeticamente potrebbero essere più appetibili sul mercato, con un impatto sul valore degli immobili meno performanti.
Le caldaie a gas verranno abolite?
La Direttiva EPBD non vieta l’uso delle caldaie a gas esistenti, ma stabilisce che dal 2025 gli Stati membri non possono più incentivare finanziariamente l’acquisto di nuove caldaie a gas fossile. L’obiettivo è favorire soluzioni più sostenibili, come sistemi ibridi e rinnovabili.
Questa novità, ricordiamo, ha già avuto effetto nelle novità sui bonus edilizi arrivate con l’ultima legge di bilancio nazionale e nel Conto Termico 3.0 in arrivo.
Quanto costa adeguarsi?
Una delle maggiori preoccupazioni riguarda i costi della transizione energetica. Tuttavia, la Direttiva prevede strumenti finanziari per sostenere i cittadini, come il Fondo Sociale per il Clima (65 mld € tra il 2026 e il 2032) e altri incentivi.
Inoltre, migliorare l’efficienza energetica della propria abitazione significa ridurre le bollette e aumentare il valore dell’immobile, spiega il documento di Rete Irene.
Gli edifici storici saranno penalizzati?
Gli edifici di valore storico o culturale non sono soggetti agli stessi obblighi degli altri edifici. La normativa, come detto, prevede esenzioni per i casi in cui l’adeguamento sarebbe tecnicamente o economicamente impossibile.
Inoltre, esistono soluzioni compatibili con il patrimonio edilizio storico, che permettono di migliorare l’efficienza senza alterarne l’estetica.
Una nuova bussola nel post-Superbonus
Insomma, al di là dei luoghi comuni, approfondendo i contenuti della direttiva europea “emerge uno scenario più vicino alle esigenze delle famiglie e rispettoso degli equilibri economici. È fondamentale adottare una nuova visione strategica, supportata da strumenti finanziari adeguati, per accompagnare i cittadini in un percorso di riqualificazione programmato e intelligente nel tempo”, spiega Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene.
“Nelle assemblee condominiali – prosegue – emerge chiaramente la necessità di superare la fase di incertezza legata alle stagioni passate e di costruire un nuovo percorso di rinnovamento degli edifici. Perciò, al rimpianto di non aver sfruttato un’occasione irripetibile deve sostituirsi la convinzione di poter fare ancora meglio, ottenendo risultati persino superiori grazie a un approccio più strutturato e consapevole. La strada è impegnativa e la filiera deve farsi trovare pronta”.
- Documento di Rete irene (download previa registrazione gratuita)
- Direttiva EPBD 2024/1275 del 24 aprile 2024
Una video intervista sulla direttiva
Di come inciderà la Direttiva EPBD sul settore edilizio italiano e di quali strumenti e incentivi saranno messi in campo per supportare la transizione energetica, abbiamo parlato di recente in un’ intervista a Lorenzo Pagliano, professore di fisica dell’edificio al Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, e Francesca Andreolli, ricercatrice senior di energia ed efficienza presso ECCO Climate. Qui sotto il video e un’articolo sui contenuti:
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