Vertice per l’Ucraina a Parigi, sul tavolo le garanzie di sicurezza. Macron: «Dare a Kiev mezzi per difendersi»
All'Eliseo oltre 30 capi di governo e di Stato, oltre che i vertici di Ue e Nato, si incontreranno per sciogliere alcuni nodi riguardo alla situazione in Ucraina. Tra cui la potenziale di peacekeeping L'articolo Vertice per l’Ucraina a Parigi, sul tavolo le garanzie di sicurezza. Macron: «Dare a Kiev mezzi per difendersi» proviene da Open.

Il flusso continuo di aiuti militari verso Kiev, le modalità di un cessate il fuoco che sia completo e forse definitivo, l’organizzazione del post-tregua e le condizioni per l’invio di una missione di peacekeeping sotto la bandiera dell’Unione europea. Sono questi i quattro punti cardine del nuovo vertice dei “Paesi volenterosi”, che la mattina di giovedì si trovano all’Eliseo di Parigi in risposta alla convocazione del presidente francese Emmanuel Macron. Sono una trentina i governi che prenderanno parte al tavolo, a cui sarà presente anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Oltre alla continuazione dei dialoghi, in un’ottica continentale, per offrire alternative valide alla mediazione americana tra Ucraina e Russia, i “volenterosi” dovranno «finalizzare le garanzie di sicurezza» chiese da Kiev. Una condizione che il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha più volte definito come necessaria per il raggiungimento potenziale di un accordo di pace con l’omologo russo Vladimir Putin.
Macron e le promesse a Zelensky
La posizione dei Paesi volenterosi è chiara: sostegno incondizionato a Kiev, così come è stato negli ultimi tre anni. Dal premier inglese Keir Starmer al cancelliere tedesco Olaf Scholz, fino alle più alte cariche dell’Unione europea e della Nato. L’intento è lo stesso, ma non significa che non esistano discrepanze e ruvidità all’interno della coalizione di sostegno all’Ucraina. Macron, insieme a Starmer, è di certo il leader che più si è fatto sentire nelle ultime settimane. Dalla visita al presidente americano Donald Trump a Washington fino ai 2 miliardi di aiuti militari annunciati mercoledì, Parigi non ha mai nascosto il suo sostegno a Zelensky. Ed è altrettanto chiaro che il fronte franco-britannico stia fortemente promuovendo l’invio di truppe europee per il mantenimento della pace, a condizione che sia siglato un accordo di pace: «La miglior garanzia di sicurezza sono i mezzi che daremo all’Ucraina per difendersi». Duro il commento del Cremlino: «Londra e Parigi continuano a escogitare piani per l’intervento militare in Ucraina. Tutto questo è mascherato da una sorta di missione di mantenimento della pace», ha detto la portavoce del ministero degli Esteri, Maria Zakharova.
La posizione dell’Italia: «No a forza militare sul terreno»
Sulla missione di peacekeeping, però, si prevedono attriti. Se Francia e Regno Unito sono decise, il governo italiano ha già chiarito che non ha intenzione di partecipare con uomini. Ieri la nota di Palazzo Chigi: «Non è prevista alcuna partecipazione nazionale ad una eventuale forza militare sul terreno». Aperture, invece, riguardo a un possibile coordinamento da parte delle Nazioni Unite per quanto riguarda «l’attuazione e il monitoraggio del cessate il fuoco». Ovviamente «nella cornice autorizzativa del Consiglio di Sicurezza», e quindi anche degli Stati Uniti.
Il ruolo degli Stati Uniti e la «trasparenza» di Macron
E proprio alla Casa Bianca è inevitabilmente rivolto lo sguardo dei Paesi volenterosi. L’obiettivo, dichiarato da Macron, è di evitare qualunque screzio con l’alleato (o ex alleato) d’oltreoceano e prendere ogni decisione «in perfetta trasparenza con i nostri partner americani». La presidenza francese ha già annunciato che comunicherà in giornata i risultati del tavolo a Donald Trump.
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