Trump vuole l’acqua del Canada e blocca i negoziati sul Trattato sul fiume Columbia

Donald Trump non vuole negoziare con il Canada per il rinnovo del Trattato sul fiume Columbia, in vigore dagli anni Sessanta L'articolo Trump vuole l’acqua del Canada e blocca i negoziati sul Trattato sul fiume Columbia proviene da Valori.

Apr 2, 2025 - 07:42
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Trump vuole l’acqua del Canada e blocca i negoziati sul Trattato sul fiume Columbia

Dei vari bersagli designati da Donald Trump al suo ritorno alla Casa Bianca, il Canada è senza dubbio tra i primi della lista. L’imposizione di dazi doganali, le allusioni al fatto che dovrebbe diventare «il 51° Stato americano», il continuo sminuire la sua importanza come partner commerciale. Questo e altro nei confronti di un Paese che da circa un secolo è uno strettissimo alleato degli Stati Uniti. Il Canada custodisce anche un quinto dell’acqua dolce del Pianeta; escludendo quella inaccessibile perché immagazzinata in laghi e ghiacciai, arriva comunque a un buon 9% delle risorse idriche rinnovabili globali. Anche su di esse Donald Trump vuole mettere le mani. Lo dimostra sospendendo i negoziati per il rinnovo del Trattato sul fiume Columbia.

Come nasce e a cosa serve il Trattato sul fiume Columbia

Il fiume Columbia sorge nella provincia canadese della British Columbia e scorre per circa duemila chilometri, per poi sfociare nell’oceano Pacifico nei pressi della città di Astoria, in Oregon. È al centro di grandi interessi economici, in particolare per l’energia idroelettrica, ma in passato si è rivelato anche molto pericoloso. Nel 1984 una sua violenta alluvione distrusse completamente la città di Vanport, che non fu più ricostruita, con gravi danni anche alle infrastrutture e alle coltivazioni agricole dell’area.

trattato fiume Columbia
Il bacino idrografico del fiume Columbia (evidenziato in blu) © Kmusser/Wikimedia Commons

Dopo questa tragedia, Canada e Stati Uniti collaborarono alla stesura del Trattato sul fiume Columbia, firmato nel 1961 ed entrato in vigore tre anni dopo. Il testo attribuisce al Canada il compito di regolare il corso del fiume Columbia attraverso la costruzione di tre grandi dighe e di aree dove immagazzinare l’acqua. In questo modo, oltre a prevenire inondazioni, assicura un afflusso sufficiente alle centrali idroelettriche nel territorio statunitense. In cambio, riceve un compenso in denaro e la metà dell’energia elettrica aggiuntiva prodotta dalle centrali, con l’autorizzazione a rivenderla a prezzi di mercato.

Il testo non è perfetto. Tra i suoi grossi punti deboli c’è la totale assenza al tavolo dei negoziati dei popoli indigeni, gli stessi che hanno visto scomparire sotto l’acqua le loro tradizionali aree di caccia, pesca e raccolta. E va modernizzato perché, pur non avendo una data di scadenza, prevede che dopo sessant’anni una delle due parti possa chiederne la revisione o la cancellazione. In questo secondo caso, però, serve un preavviso di dieci anni.

Le mire di Donald Trump sulle risorse idriche del Canada

In vista di questa scadenza, che scattava a settembre 2024, l’amministrazione statunitense – allora guidata da Joe Biden – aveva iniziato a lavorare con quella canadese per aggiornare il Trattato sul fiume Columbia. Arrivando a una nuova bozza che assegna al Canada meno energia idroelettrica ma più flessibilità sullo stoccaggio dell’acqua, oltre a un pagamento di 37 milioni di dollari. Prevede anche di lasciare più acqua nel fiume nei mesi più siccitosi dell’anno.

I funzionari dell’amministrazione Biden non sono però riusciti a concluderlo in tempo: mancavano gli ultimi dettagli e il voto in Senato. Per tamponare la situazione, hanno quindi esteso per tre anni alcune disposizioni ad interim. Dopodiché Donald Trump è tornato presidente e ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di ricominciare i negoziati. Una mossa che non ha destato grande stupore, anche perché segue due ordini esecutivi piuttosto eloquenti. Il primo, Putting people over fish, dice che le esigenze idriche della California devono passare al di sopra di qualsiasi pretesa di tutelare l’ambiente. Il secondo, Unleashing American energy, ribadisce l’importanza di produrre energia elettrica nei confini statunitensi.

Cosa vuole ottenere Trump? Qualsiasi previsione è azzardata, considerato il personaggio. E non si può nemmeno dare per scontato che siano gli Stati Uniti ad avere il coltello dalla parte del manico. Lo sottolinea Barbara Cosens, docente emerita presso lo University of Idaho College of Law. «Se le due parti davvero si ritrovassero in una ritorsione reciproca su questo fiume, il vincitore sarebbe il Canada», spiega. «C’è un detto nel diritto dell’acqua che dice: “È meglio essere a monte con una pala che a valle con un diritto”, perché a monte puoi semplicemente fermare l’acqua».

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