Trump prende tempo sul «TikTok ban» negli Usa: altri 75 giorni per vendere la piattaforma cinese
Sul social Truth, il presidente americano ha spostato il termine ultimo per un accordo al 18 giugno. E non ha rinunciato a dare una spallata alla Cina per la decisione delle contro-tariffe L'articolo Trump prende tempo sul «TikTok ban» negli Usa: altri 75 giorni per vendere la piattaforma cinese proviene da Open.

Il limite al 19 gennaio, poi al 5 aprile e poi, con l’ennesima proroga annunciata dal presidente americano Donald Trump, tra 75 giorni. Sarà dunque il 18 giugno la prossima scadenza per un accordo su TikTok. Entro quella data, in poche parole, la cinese ByteDance dovrà cedere le sue attività statunitensi o vedersi chiudere ogni attività in territorio americano, come stabilisce una legge sulla sicurezza nazionale firmata dall’ex inquilino della Casa Bianca, Joe Biden. I pretendenti sono tanti, l’accordo stenta ad arrivare e tutto funziona come prima: il celebre social media funziona, Pechino e Washington hanno un terreno di scontro in meno e i miliardari americani si leccano i baffi al pensiero di accaparrarsi la piattaforma più in voga degli ultimi anni. «La mia amministrazione sta lavorando molto duramente per salvare TikTok, e abbiamo fatto enormi progressi», ha rassicurato il presidente americano sul social Truth. Ma c’è ancora bisogno di tempo: «Sull’accordo per la vendita ci sono ancora questioni chiave da risolvere», ha fatto sapere ByteDance.
La gara tra miliardari
Di nomi dei possibili acquirenti ne sono usciti a valanghe: da Jeff Bezos di Amazon al magnate dei casinò Steve Wynn fino a Oracle e Onlyfans. Tutti vogliono TikTok, nessuno per ora sembra essersi davvero avvicinato a mettere nero su bianco il passaggio di mano. «L’accordo richiede più lavoro per garantire che tutte le approvazioni necessarie siano firmate, per questo firmo un ordine esecutivo che manterrà attivo e funzionante TikTok per i prossimi 75 giorni». L’offerta last minute di Amazon si era affiancata a quella che giaceva sul tavolo dello Studio Ovale da qualche giorno, e che prevedeva l’unione degli sforzi di Oracle e fondi come Blackstone. Terza incomoda la società di tecnologia mobile AppLovin, con una capitalizzazione di mercato di 100 miliardi di dollari e una potente intelligenza artificiale per la personalizzazione degli annunci.
I dazi di Washington, i contro-dazi di Pechino e l’ironia di Trump: «Non mi sembrano molto contenti»
La soluzione, ha anticipato il vicepresidente americano JD Vance, potrebbe arrivare entro la fine del mese: «Ci sarà quasi certamente un accordo di alto livello che soddisfi le nostre preoccupazioni di sicurezza nazionale e permetta di avere un’impresa americana di TikTok». Intanto, però, la promessa di «continuare a collaborare in buona fede con la Cina» si scontra con la realtà delle tariffe al 34%, che vanno ad aggiungersi al 20% già presente contro l’export di merci cinesi negli Stati Uniti. La reazione di Pechino, con contro-dazi del 34%, non è stata ben vista da Trump: «(Pechino) mi sembra di capire non sia molto contenta dei nostri dazi reciproci (necessari per un commercio equo ed equilibrato)», ha scritto il tycoon nello stesso post su Truth. «Questo dimostra che le tariffe sono lo strumento economico più potente e molto importante per la nostra sicurezza nazionale. Non vogliamo che TikTok “sia oscurato”. Non vediamo l’ora di lavorare con TikTok e la Cina per chiudere l’accordo».
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