TikTok e dazi, ecco bastoni e carote di Trump con la Cina

Che cosa succede fra Usa e Cina su dazi, tech e TikTok

Mar 27, 2025 - 12:55
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TikTok e dazi, ecco bastoni e carote di Trump con la Cina

Che cosa succede fra Usa e Cina su dazi, tech e TikTok

Minaccia e contratta. La strategia di Donald Trump sembra questa. Annuncia forti dazi per poi trovare un accordo su alcuni dossier strategici e ottenerne vantaggi. Economici ma non solo. Lo ha fatto con Canada e Messico, lo sta facendo con l’Europa – il cui commissario al Commercio Ue Maros Sefcovic è volato negli Usa negli scorsi giorni per trattare – e sembra farlo anche con la Cina. Sulle importazioni da Pechino, l’amministrazione Trump tra febbraio e marzo ha aumentato i dazi del 20%. A cui le autorità cinesi hanno risposto con delle contromosse sulle importazioni statunitensi, specie prodotti agricoli. Ora i colpi dagli Usa sono aumentati: Trump ha annunciato per tutti i paesi nuovi dazi del 25% su tutte le auto e i loro componenti. Ma con la Cina lo scontro riguarda soprattutto il settore tecnologico.

DECINE DI AZIENDE CINESI NELLA LISTA NERA

Il Dipartimento del Commercio degli Usa ha infatti aggiunto circa 80 aziende di tutto il mondo nella propria “lista nera” di entità soggette a restrizioni commerciali. Tra queste 80 aziende, di cui alcune sono emiratine, sudafricane, taiwanesi e iraniane, una cinquantina sono cinesi. Secondo il comunicato rilasciato da Washington, sono state inserite nell’elenco per limitare la capacità di Pechino di acquisire e sviluppare competenze avanzate nel campo dell’intelligenza artificiale e della tecnologia quantistica finalizzata a scopi militari.

Come sottolineato da Quartz, nello specifico 11 aziende cinesi sono state aggiunte per “essersi impegnate nello sviluppo di intelligenza artificiale avanzata, supercomputer e chip di intelligenza artificiale ad alte prestazioni per clienti con stretti legami al complesso militare-industriale del paese”. Altre sette imprese cinesi sono entrate nella lista nera per aver comprato o tentato di comprare prodotti americani con lo scopo di far progredire le capacità di Pechino in materia di tecnologia quantistica. Poi ulteriori 27 entità cinesi hanno tentato di acquistare prodotti statunitensi per sviluppare “armi e voli ipersonici”. Mentre altre due entità cinesi hanno venduto prodotti a soggetti a loro volta già dentro la lista nera, cioè al colosso Huawei.

È stato il segretario al Commercio Howard Lutnick a ribadire il concetto: “Ci impegniamo a utilizzare tutti gli strumenti a disposizione del Dipartimento per garantire che le nostre tecnologie più avanzate restino fuori dalle mani di coloro che cercando di danneggiare gli americani”. Dall’altro lato, il ministero degli Esteri cinese ha protestato formalmente per la decisione americana, che violerebbe “gravemente il diritto internazionale e le norme fondamentali delle relazioni internazionali”. Una decisione secondo Pechino volta solo “a sopprimere ingiustamente le imprese cinesi”.

L’OFFERTA DI TRUMP PER LA VENDITA DI TIKTOK USA

Ma, come detto, l’uomo di affari Trump tramite le tariffe cerca di contrattare con partner e avversari. Per questo ieri ha aperto a una riduzione dei dazi sulla Cina in cambio di un accordo con Bytedance, società di TikTok, per vendere la sua controllata statunitense. “Forse concederò loro una piccola riduzione dei dazi o qualcosa del genere per far sì di concludere”, ha detto Trump. Bytedance, infatti, entro il 5 aprile deve trovare un acquirente non cinese per l’attività della sua app negli Usa, utilizzata da 170 milioni di americani. In caso contrario, scatterà un divieto operativo nel paese, imposto per ragioni di sicurezza.

Secondo Washington, infatti, il rischio è che Pechino possa usare l’app per influenzare l’opinione pubblica statunitense o per raccogliere indebitamente vari dati. Il divieto, a gennaio, era stato rinviato dopo poche ore di ‘blackout’ di TikTok proprio per trovare una quadra. E Trump nelle ultime settimane ha lasciato aperta la possibilità di un nuovo slittamento. Sempre per trovare un accordo con la società, che in via più o meno diretta deve ricevere l’approvazione di Pechino.

LA POSIZIONE DELLA CINA SU TIKTOK E DAZI

Sono bastate poche ore, però, per ricevere la risposta della Cina. Il ministero degli Esteri cinese, con il portavoce Guo Jiakun, ha rigettato l’offerta di Trump: “Per quanto riguarda la questione di TikTok, la Cina ha espresso la sua posizione in diverse occasioni. La posizione cinese contro l’imposizione di ulteriori dazi doganali è anche coerente e chiara”. In apparenza, quindi, l’esca di Trump non è servita.

Pechino, davanti alla guerra commerciale che gli Usa sembrano voler iniziare, vuole rispondere ergendosi a leader della globalizzazione. Pochi giorni fa era stato il premier cinese Li Qiang a esortare gli attori globali al China Development Forum: “Nel mondo odierno sempre più frammentato, con crescente instabilità e incertezza, è sempre più necessario che i paesi aprano i loro mercati e le loro imprese”. In quell’occasione erano presenti diversi imprenditori e Ceo americani. La Cina li sta cercando di attrarre per aumentare gli investimenti diretti esterni nel paese. In fondo, la guerra è già aperta.