Tassazione big tech Italia e IVA digitale: l’Agenzia delle Entrate fa pagare i social network

Tassazione piattaforme online: secondo il fisco italiano, anche l’accesso gratuito va considerato un servizio imponibile soggetto a IVA.

Mar 28, 2025 - 17:20
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Tassazione big tech Italia e IVA digitale: l’Agenzia delle Entrate fa pagare i social network

Secondo l’agenzia di stampa Reuters, l’Agenzia delle Entrate avrebbe notificato a Meta (Facebook), X (ex Twitter) e LinkedIn richieste di pagamento per l’IVA non versata, per un totale che supera 1 miliardo di euro.

Una decisione che potrebbe creare un precedente fiscale nell’intera Unione Europea e ridefinire le regole dell’economia digitale.

Italia vs big tech: un miliardo di IVA a Meta, X e LinkedIn

Le autorità italiane contestano alle tre piattaforme digitali di aver omesso il versamento dell’IVA tra il 2015 e il 2022, concentrandosi inizialmente sugli anni 2015-2016, prossimi alla prescrizione. Secondo l’Agenzia delle Entrate, la registrazione gratuita degli utenti rappresenta una vera e propria transazione economica: in cambio dell’accesso gratuito, gli utenti cedono dati personali che vengono poi sfruttati per finalità pubblicitarie.

Secondo questa interpretazione, tale scambio di valore deve essere considerato alla stregua di una prestazione di servizi soggetta a imposta. Le richieste fiscali ammontano a 887,6 milioni di euro per Meta, circa 140 milioni per LinkedIn e 12,5 milioni per X.

Un precedente europeo

L’IVA è un’imposta armonizzata a livello UE: se la posizione italiana venisse confermata, si aprirebbe un nuovo fronte per la tassazione dei colossi digitali, con potenziali impatti su tutte le piattaforme che offrono servizi gratuiti in cambio di dati, anche oltre il settore tech.

In linea teorica, potrebbero essere coinvolti potrebbero essere anche supermercati, compagnie aeree o portali e-commerce che utilizzano strategie simili di raccolta a scopi marketing e utilizzo dei dati personali.

Cosa succede ora

Meta ha espresso forte disaccordo sull’idea che l’accesso gratuito alle piattaforme possa essere soggetto a IVA, pur confermando la piena collaborazione con le autorità italiane. LinkedIn e X non hanno rilasciato commenti ufficiali al momento.

Le aziende avranno 60 giorni di tempo per rispondere. In assenza di un accordo, si aprirà un contenzioso che potrebbe durare anni.

L’Italia si pone così come apripista in Europa nella definizione del trattamento fiscale delle piattaforme digitali, in un contesto che richiederà presto un aggiornamento normativo condiviso a livello europeo.