Spinelli, Kohl, Mitterand e la cucina europea
Tutti amano un’Europa onirica, ma quando si tratta di mettere i piedi per terra per farla funzionare tutti sono insoddisfatti. L'intervento di Massimo Balducci.

Tutti amano un’Europa onirica, ma quando si tratta di mettere i piedi per terra per farla funzionare tutti sono insoddisfatti. L’intervento di Massimo Balducci
La bagarre scatenata in Parlamento dalle dichiarazioni provocatorie della Presidente del Consiglio Meloni relativamente al Manifesto di Ventotene merita alcune considerazioni concrete che dovrebbero aiutarci a rimanere con i piedi per terra nel discutere di Europa.
Spinelli a Strasburgo si riuniva con i suoi al ristorante Le Crocodile, un ristorante costosissimo afferente alla nouvelle cuisine. Non proprio un ristorante in linea con lo stile di vita di una sinistra che vede nella proprietà privata un ostacolo da superare e non un baluardo dello Stato di Diritto. Spinelli nell’Europa che si veniva piano piano costruendo non ha mai giocato alcun ruolo. Quando Kohl e Mitterand decisero di fare veramente l’Europa diedero un segnale che non sfuggì agli europeisti seri ed attenti: si riunirono a Strasburgo in una bettola alsaziana “Chez Yvonne“, che frequentavo da studente squattrinato. Il messaggio di questa scelta gastronomica era chiaro: ora facciamo sul serio e facciamo quello che si può veramente fare. Quindi evitiamo i ristoranti di lusso ma andiamo sul concreto. Spinelli è stato di fatto relegato ad una sorta di gauche caviar inconcludente.
Il dibattito scatenato dovrebbe essere ricondotto alla concretezza. Sostanzialmente quello che inconsapevolmente turba i nostri politici è il concetto di Europa. Tutti amano un’Europa onirica che riempie le piazze ma quando si tratta di mettere i piedi per terra per fare funzionare l’Europa tutti sono insoddisfatti. Si continua ad oscillare tra due concezioni di Europa: da una parte quella della Thatcher che concepiva l’Europa semplicemente come uno spazio di libera circolazione e quella dei Federalisti che immaginano (sognano) una Europa Super-Stato.
L’Europa è già oggi molto di più di uno spazio di libera circolazione (basti pensare che i membri dello European Freee Trade Agreement /EFTA sono confluiti nella UE) ma non sembra che sarà mai un super stato. È e sarà sempre di più un qualcosa che non si è mai visto prima nella Storia, qualcosa che si basa sul principio che a Bruxelles viene definito pooling of authority, qualcosa cui vari membri aderiranno con livelli diversi di coinvolgimento.
Quello che esiste di già sembra essere sconosciuto ai politici italiani. Rammentiamo qui che, da una parte, i principi dello Stato di Diritto, inseriti nel Trattato di Lisbona, sono oramai un pilastro su cui si misurano ogni anno gli Stati Membri. Rammentiamo anche che, da un’altra parte, le economie dei 27 Stati Membri sono già integrate tanto e forse di più di quelle dei 26 Cantoni Svizzeri. Il processo decisionale della UE garantisce il coinvolgimento di tutti gli attori significativi, bilanciando in maniera innovativa i contributi tecnico-scientifici e quelli democratici.
I nostri politici dovrebbero, per rimanere con i piedi per terra, preoccuparsi del fatto che l’Italia è assente nelle fasi di messa a punto della legislazione UE e del fatto che la nostra macchina amministrativa sfugge ai meccanismi di cooperazione con le amministrazioni degli altri Stati Membri relegando lentamente ma inesorabilmente l’Italia ad un ruolo marginale nella Ue. Con l’allargamento in vista ai Paesi Balcanici il coinvolgimento graduale diverrà una realtà ineluttabile e l’Italia rischia di vedersi relegata ai livelli periferici della costruzione europea.